Qualche giorno fa, tutti abbiamo visto l’aereo della Carpatair (link), adagiato su un fianco dopo un fuori pista in fase d’atterraggio. Ma lo scopo di questo testo non è cercare colpevoli o cause, argomenti che lasciamo volentieri ad altri.

Qualsiasi sia stata la causa mi chiedo: “Come mai un aereo di un vettore low-cost rumeno ha le insegne Alitalia?”. E’ il mercato bellezza, tanto per fare il verso ad un famossissimo film. Quello che ti fa ripiegare su compagnie di dubbia solidità per rispondere alle esigenze di squattrinati viaggiatori. Ma i trasporti hanno a che fare con sicurezza e costi esterni; mi viene in mente un altro fatto curioso, quando un pilora Ryanair denunciò che loro volassero solo con il carburante adeguato alle necessità di volo (link).

Questo è il libero mercato? Ma la mano invisibile non doveva auto regolamentare il sistema? Beh, cari signori quello che è evidente è questo: “Il libero mercato non è in grado di dare risposte adeguate alle esigenze di mobilità delle persone, tantomeno è in grado di dare risposte adeguate alle esigenze dei vettori in termini di sicurezza e di efficienza”. L’equilibrio tra logica di servizio e logica di profitto non esiste. Mi stupirebbe il contrario; l’autotrasporto di merci su strada per conto terzi è un esempio lampante, dove abbiamo un mercato totalmente liberarizzato che ha creato eccesso di offerta, frammentazione di aziende e autocarri vuoti che girano per la penisola.

Ora però voglio tornare indietro di qualche anno, ai primi anni ’90, quando le Ferrovie ed Alitalia erano ancora dello Stato. Per evitare di far partire voli semivuoti da Firenze e Napoli, Alitalia fece un accordo con FS chiedendo di avere 14 elettrotreni ALe 601 (link) disposizione per i viaggiatori Alitalia che venivano trasferiti a Roma Fiumicino e da qui per le varie destinazioni, questo servizio sio chiamava “Volo di superficie” ed era un bell’esempio di cooperazione tra diversi sistemi di trasporto gestiti da persone con buon senso.

Naturalmente è solo un caso che dopo la svendita delle aziende pubbliche italiane avvenuta qualche anno dopo questo metodo di collegamento sia stato dismesso.

Non si riuscirà mai ad garantire il riempimento perfetto di autocarri, treni, aerei e navi, è necessario trovare un compromesso che garantisca la mobilità di tutti e l’efficienza del servizio, non è facile e il libero mercato ad oggi non ha la risposta.

Fonte: http://blog.ilcambiamento.it/lanavedeifolli/2013/02/07/quando-lo-stato-si-occupava-di-trasporti/

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