La cultura è l’ordine, è la parola d’ordine. È liberamente consentito dire che l’ordine è massimamente debilitante. Il libero consenso è la nuova arma dei nuovi imperi, è l’ingegnosa formula, più efficace del bastone. Nella mia città non ci saranno più spettatori, ma soltanto attori. Niente più cultura, dunque niente più gente che guarda.

Asfissiante cultura, Jean Dubuffet, 1968

 

Va in onda oggi un grande show, quello di Lecce che si candida a Capitale della cultura europea per il 2019. Si cerca di coinvolgere tutti i cittadini al rush finale verso la vittoria e si invita tutti a scendere in strada e partecipare alle iniziative culturali e sociali che si terranno, per mostrare ai commissari europei della giuria che dovrà decidere, un senso di comunità e cultura partecipata. Lo show però ha l’aria di essere un grande REALITY SHOW con tutto quello che di negativo si può associare a questa espressione. Non è per disfattismo che parliamo così ma perché “Lecce Capitale della cultura 2019” ci sembra tanto una farsa.
Il programma della giornata è ricco di eventi e si conclude con una rappresentazione teatrale gratuita con la partecipazione di alcuni detenuti del carcere di Lecce. E allora scusate, proprio non si può stare zitti.
Inventare per un giorno un senso di comunità che non esiste è un insulto all’intelligenza. Far credere che vi sia attenzione verso il carcere sovraffollato di Lecce, dove non esiste nessuna attività, dove di tanto in tanto qualche detenuto si toglie la vita, dove si sopravvive in condizioni precarie e dove la dignità è calpestata ogni giorno, è un insulto alla sensibilità.
Lecce città vetrina e di movida, attenta ai bisogni di avventori di locali e turisti danarosi, stracolma di telecamere a ogni metro per difendere i suoi muri dall’espressione del libero pensiero, sempre pronta a escludere quanti, leccesi compresi, non rientrano nelle categorie di cui sopra; e per farlo usa un dispiegamento massiccio di polizia e forze dell’ordine che a periodi alterni militarizzano pezzi di città per cacciare via un’umanità povera che tira a campare come può, ambulanti, immigrati, occupanti, ecc. Lecce vuole diventare Capitale della cultura 2019 così da essere ancora più militarizzata e concedere l’uso dei suoi spazi ad altri avventori di locali e turisti danarosi.
Lasciamo perdere la confusione che crea il linguaggio del potere che mentre parla di Utopia, questa la definizione di Lecce 2019, tenta di produrre altra esclusione, povertà, controllo in un sistema dominato dal Dio Denaro.
Al contrario l’immaginazione e il sogno sono di chi vive, sovverte, diserta questa società fatta di gabbie mentali e fisiche. Di chi è ai margini e lotta quotidianamente per una vita dignitosa. Di chi crede che un sapere diffuso e realmente fruibile da tutti sia una delle chiavi per riprendersi in mano le vite e gli spazi. La cultura istituzionalizzata e per pochi di cui Lecce vorrebbe diventare Capitale la lasciamo ai palazzi e ai suoi rappresentanti.

Anarchici

 

[Diffuso a Lecce il 6 ottobre 2014, in occasione della visita dei commissari europei per la valutazione

della candidatura della città a Capitale Europea della cultura 2019]

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