Phil Greaves Global Research, 1 luglio 2013

58249Un recente articolo del New York Times (NYT) afferma, da “fonti” attendibili, che il Qatar ha iniziato l’invio di armi ai militanti dell’opposizione in Siria, quando “incrementò” il supporto ai militanti legati ad al-Qaida che combattevano il colonnello Gheddafi in Libia, nel 2011. Gheddafi venne estromesso (assassinato) nell’ottobre 2011; si deve presumere che ogni “incremento” degli sforzi del Qatar per armare i militanti in Libia sia stato fatto prima della caduta di Gheddafi, il che significa che l’invio ai medesimi “ribelli” in Siria sarebbe iniziato ben prima dell’ottobre 2011. Queste informazioni gettano nuova luce sulla tempistica degli eventi in Siria, volutamente oscurata dai media mainstream per soddisfare gli ordini del giorno di certi attori, consentendo che il racconto falso e fuorviante di “Assad che uccide manifestanti pacifici” divenisse dominante nel discorso sul conflitto siriano. Come è stato rivelato all’inizio di quest’anno, ma risaputo da molti da parecchio tempo, il Qatar è in prima linea negli sforzi per armare e finanziare l’insurrezione in Siria.
Mentre la tenuta del regime di Assad e dell’esercito siriano hanno prolungato il conflitto siriano ben oltre il periodo previsto dai sostenitori dell’insurrezione; sempre più prove compaiono riguardo la natura esatta di questa guerra per procura degli USA, così come l’ideologia dei militanti che la combattono. A sua volta, la tempistica è stata costantemente alterata, disinformata e manipolata per soddisfare le narrazioni desiderate dagli attori che sostengono di essere dalla parte della “libertà e della democrazia”. Insomma, prima del citato articolo del NYT, non vi furono segnalazioni, almeno nella stampa mainstream, di eventuali spedizioni di armi o attività occulte di Stati contro la Siria, prima “dell’inizio del 2012?. Ora che la tempistica è stata nuovamente rivista, almeno nel momento stesso dell’”incremento” della politica segreta del Qatar in Libia, che necessariamente avvenne prima della caduta di Gheddafi, nell’ottobre 2011.
L’ultima “rivelazione” del NYT sembra essere una fuga intenzionale, progettata per far passare la responsabilità dell’insurrezione estremista, volta a distruggere la Siria, al Qatar. Considerando la tempistica di questo articolo, e di molti altri recentemente apparsi sui media mainstream, che indica il Qatar quale principale sponsor della rivolta siriana, si pone anche la domanda: c’è molto più nella recente dipartita dell’emiro del Qatar, lo sceicco Hamad bin Khalifa al-Thani (e del suo fidato e vecchio ministro degli Esteri Hamad bin Jassim al-Thani) e nel passaggio dei poteri al figlio Tamim di quanto non appaia? Una bacchettata dagli Stati Uniti per la politica estera distruttiva del Qatar, forse? Chi lo sa, sembra che i più informati analisti mediorientali davvero non abbiano idea del perché l’emiro abbia scelto improvvisamente di mollare e di lasciare il potere. Se c’è un messaggio che proviene da questo inaudito passaggio di consegne, sulla stampa occidentale, è questo: “ciò che accade in Qatar, resta in Qatar“.
Il NYT cita un “diplomatico occidentale” (anonimo ovviamente) che afferma che il Qatar: “pesa immensamente più delle sue dimensioni… é fuori dagli equilibri, non essendo al lavoro per conto di nessuno… La sua influenza è in parte imprevedibile“. Ancora una volta, questo sembra essere un avvertimento volto a rimuovere le colpevolezze degli occidentali, ed è altamente probabile che sia la stessa “fonte” ad aver spifferato sulle azioni segrete del Qatar. Ciò che è controintuitivo nella teoria che il Qatar agisse di propria iniziativa, in tal caso, è il fatto che i militari e gli apparati di intelligence del Qatar siano stati interamente costruiti e gestiti dagli Stati Uniti. Qatar e Stati Uniti detengono strette relazioni militari sin dai primi anni ’90. Il Qatar ospita anche il Forward Operations Center del Comando Centrale USA (CENTCOM) e l’US Combined Air Operation Center (CAOC). Gli Stati Uniti detengono il lusso di poter usare tre basi aeree nella piccola nazione del Qatar, una delle quali (al-Udaid) ha il ruolo privilegiato d’inviare le armi del Qatar in Siria. Considerando questo stretto rapporto militare, sarebbe sciocco credere che gli Stati Uniti non fossero a conoscenza delle attività segrete del Qatar, in particolare se si considerano anche gli ampi poteri globali dello spionaggio SIGINT, che ora tutti sanno che il Pentagono e il governo degli Stati Uniti hanno a loro disposizione. Va inoltre notato che Doha funge da principale base regionale della diplomazia statunitense, come i taliban possono tranquillamente attestare.
Inoltre, come ampiamente riferito in un precedente articolo, una volta che gli invii segreti di armi dal Golfo ai “ribelli” siriani sono diventati di dominio pubblico, l’amministrazione Obama ha fatto sforzi decisi sui media per ritrarre la CIA come il “coordinatore” e il supervisore chiave dei rifornimenti, per placare la preoccupazione che le armi finiscano nelle “mani sbagliate”. Gli Stati Uniti, attraverso la CIA, hanno utilizzato il loro potere logistico, diplomatico e militare per aggirare le leggi internazionali e contribuire ad organizzare l’armamento sotto la copertura di una rete  multinazionale per il rifornimento dei “ribelli” in Siria. Inoltre, in una recente intervista a National Interest del celebre ex-consigliere per la Sicurezza Nazionale USA Zbigniew Brzezinski, sostenitore dichiarato della politica statunitense di armamento di Usama bin Ladin e seguaci nella guerra afghano-sovietica degli anni ’80, è arrivato al punto di ammettere apertamente che la politica congiunta USA-Arabia Saudita-Qatar ha orchestrato la crisi siriana, ma astenendosi dal rivelare la vera tempistica: “Alla fine del 2011 vi erano focolai in Siria causati dalla siccità e istigati da due note autocrazie mediorientali: Qatar e Arabia Saudita. [Obama] improvvisamente annunciò che Assad doveva andarsene senza, apparentemente, alcuna reale preparazione per fare si che ciò accadesse. Poi, nella primavera del 2012, l’anno delle elezioni qui, la CIA del generale Petraeus, secondo il New York Times del 24 marzo di quest’anno, in un articolo molto rivelatore, avviò un grande sforzo per aiutare il Qatar e l’Arabia Saudita, collegandoli in qualche modo con i turchi in questo tentativo. Qual’è il valore strategico?
Eppure, contrariamente a questa politica da tempo nota, il NYT afferma: “Gli Stati Uniti hanno poca influenza sul Qatar sulla questione della Siria, perché hanno bisogno dell’aiuto del Qatar su altri fronti.” Per il NYT, affermare che gli Stati Uniti non hanno il controllo dell’invio delle armi di un alleato chiave, è malafede, al meglio, propaganda spudorata, al peggio. Inoltre, la CIA era in “consultazione” diretta con il Qatar sull’invio di armi e su chi esattamente quelle armi dovevano essere inviate, (ai “moderati”, naturalmente!) come hanno detto degli ufficiali del Qatar in questo articolo della Reuters del maggio di quest’anno: “C’è una sala operativa nel diwan dell’emiro (complesso di uffici), con i rappresentanti di tutti i ministeri seduti in quella stanza, a decidere quanti soldi destinare agli aiuti alla Siria“, ha detto il funzionario del Qatar. “C’è molta consultazione con la CIA, che aiuta il Qatar ad acquistare e inviare armi in Siria, ma solo come consulente“. Seriamente dovremmo credere che il Qatar, una piccola e ricca nazione totalmente dipendente dal militarismo e dalla protezione diplomatica degli USA, agisse di propria iniziativa, senza alcuna assistenza degli Stati Uniti, proprio sotto il naso delle forze armate statunitensi? L’articolo del NYT prosegue affermando: “I tentativi segreti del Qatar di guidare i ribelli siriani iniziarono quando aumentò il suo sostegno ai combattenti dell’opposizione in Libia, cercando di rovesciare il governo del colonnello libico Muammar Gheddafi… L’amministrazione Obama benedisse tranquillamente l’invio in Libia di mitragliatrici, fucili automatici, mortai e munizioni, ma i funzionari statunitensi divennero sempre più preoccupati quando si andavano accumulando le prove che il Qatar inviava armi ai militanti islamisti”.
L’amministrazione Obama era pienamente consapevole di chi il Qatar stesse armando, e dell’invio delle sue forze speciali per combattere in Libia. Era esattamente la stessa varietà di militanti ed estremisti che attualmente conducono la guerra allo Stato siriano. I radicali islamisti avevano usato Bengasi come base sin dall’inizio della “rivoluzione” libica, e gli Stati Uniti sapevano che essi formavano il nucleo della milizia cui il Qatar inviava armi nel tentativo di cacciare Gheddafi. La preoccupazione dell’amministrazione Obama che i MANPADS cadessero nelle “mani sbagliate” (come in Afghanistan) fu smentita dalla tacita approvazione di Obama nel consentire l’invio di tonnellate di armi, esplosivi e materiale militare alle milizie estremiste dominate dai suoi alleati del Golfo. Qualche MANPADS aumenta semplicemente la probabilità di un contraccolpo su un obiettivo civile, e delle conseguenze che sono la grande preoccupazione dell’amministrazione Obama. Come l’articolo del NYT afferma, uno dei carichi di MANPADS inviati in Siria, proveniva dai depositi di armi del blocco orientale di Gheddafi saccheggiati dai militanti filo-Qatar in Libia.
In sintesi, le attuali fughe nei media sull’invio di armi in Siria possono essere interpretate come tentativi dell’amministrazione Obama di costruirsi una negazione plausibile. La costante revisione della tempistica siriana punta anche alla stesura di uno schermo nebbiogeno retroattivo sulla politica segreta degli USA già svelata. In effetti, questa tattica di usare Stati clienti per poter negare l’aggressione degli Stati Uniti non è una novità. Tale politica ha dato agli Stati Uniti l’impunità in  decenni di sovversioni e aggressioni a nazioni sovrane. Se, come negli eventi attuali in Siria, i militanti che gli Stati Uniti e i loro clienti fomentano, finanziano e armano, diventeranno un mostro incontrollabile, senza riuscire a raggiungere i desiderati obiettivi a breve termine; gli Stati Uniti potranno semplicemente dissociarsi e accusare qualcuno dei loro alleati minori; in questo caso quel dito sembra puntare direttamente all’ex emiro del Qatar. Ci si chiede se tra 20 anni i “diplomatici” degli Stati Uniti esprimeranno lo stesso vuoto rammarico per il loro ruolo nella creazione di Jabhat al-Nusra e affiliati, come fanno oggi per il loro ruolo nella creazione di al-Qaida. Mentre gli Stati Uniti continuano le loro politiche di divisione e distruzione, per aggrapparsi disperatamente all’egemonia, il mantra degli “insegnamenti tratti” è più vuoto che mai.

Phil Greaves è uno scrittore e analista inglese attento alla politica estera di UK/US e all’analisi dei conflitti in Medioriente dalla seconda guerra mondiale in poi.
Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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