Di Jessica Orlando

COMUNICATO STAMPA del 14/10/06
Il metilfenidato ( Ritalin ), utilizzato – anche in Italia – per il trattamento dei bambini iperattivi, viene classificato in Inghilterra tra le 20 droghe più pericolose in assoluto.
Ed il British Medical Journal denuncia: “le sperimentazioni di farmaci sponsorizzate dai produttori devono essere valutate con molta cautela, non sono né trasparenti né rigorose”.

Commento (NdR): oltre alle truffe, collusioni, interessi delle case farmaceutiche, ricordiamo che la principale sostanza contenuta negli psicofarmaci e’ il FLUORO

Visionare questo video di RAI – REPORT = http://www.report.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,243%5E1085262,00.html + http://www.aipsimed.org/node/4012

La Strage di Virginia Tech e Psicofarmaci – Venerdì, 20 aprile 2007 da W. Europe Daylight Time
Argomento: Psicofarmaci
Il Chicago Tribune riporta che Cho Seung Hui, lo sparatore del Virginia Tech che ha ucciso 32 suoi compagni in un raptus omicida, stava prendendo anti depressivi.
Non è la prima volta che un raptus omicida conclusosi in una strage in altre scuole è stato collegato al consumo di antidepressivi. L’atroce sparatoria di Colombine, fra altre, è avvenuta otto anni fa, e gli sparatori anche in quel caso prendevano antidepressivi.
E’ un caso che dei ragazzi, altrimenti ritenuti normali e non violenti, che all’improvviso prendono in mano pistole e fucili, e poi si mettono a sparare all’impazzata sui loro compagni, prendessero psicofarmaci di un tipo o di un altro ?
Se così fosse, sarebbe anche un caso che i fumatori hanno più probabilità di ammalarsi di cancro ai polmoni dei non fumatori.
E in effetti il ragionevole dubbio che gli psicofarmaci inducano all’omicidio e al suicidio potrebbe diventare certezza se delle ricerche in tal senso venissero fatte senza l’ostruzionismo delle case farmaceutiche per ovvi motivi, interessi economici che raggiungono cifre astronomiche, e quando dico astronomiche non sto esagerando.

Oltre a questo c’è l’omertà dei media che molto raramente riportano che gli autori delle stragi nelle scuole o delle cosiddette stragi famigliari, nella quasi totalità dei casi, erano psichiatrizzati e dediti al consumo di psicofarmaci, e quando fanno dei timidi accenni, lo fanno in maniera quasi inavvertibile, proprio di sfuggita.
La ragione per cui i media non riportano che molto spesso gli individui che vengono colti da raptus omicidi o suicidi erano dediti al consumo di psicofarmaci è che le case farmaceutiche costituiscono una grossa fetta dei loro inserzionisti, che nell’arco dell’anno pagano milioni di euro per la pubblicità delle loro pastiglie per il mal di testa, antiacidi e lassativi, e, in un mondo in cui l’etica ha un valore minore del denaro, nessuno, fra coloro che hanno perso la propria integrità personale, sputa nel piatto dove mangia.

A causa di questo la comunità rimane all’oscuro di particolari importanti e nessuno si pone la domanda: ” Ma non saranno questi psicofarmaci la causa di quei raptus omicidi ?” e ovviamente non chiede a gran voce che venga fatta luce a riguardo.

Nel caso della strage del Virginia Tech, lo sparatore prendeva antidepressivi. Guarda caso, quando avvengono gravi atti di violenza nelle scuole, quasi sempre gli psicofarmaci fanno parte della scena del crimine.
Che gli antidepressivi hanno gravi effetti collaterali è ben noto alle autorità, tant’è vero che negli Stati Uniti è obbligatorio porre una etichetta sulle confezioni di tutti gli anti depressivi che informa che “stati d’ansia, agitazione, attacchi di panico, insonnia, irritabilità, ostilità, aggressività, impulsività, acatisia (impossibilità di stare fermi), ipomania, mania sono stati riscontrati in pazienti adulti e pediatrici trattati con antidepressivi per forti disturbi depressivi o altri disturbi sia psichiatrici che non psichiatrici”. Viene da chiedersi perché non vengono poste chiare indicazioni sulle confezioni vendute in Italia.

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Torino (Italy), 19enne in preda a un raptus uccide lo zio – Sett. 2009
Un giovane di 19 anni, in cura con psicofarmaci in un centro di psichiatria di Torino, in un raptus ha colpito a morte lo zio di 66 anni con un coltello da cucina. Il ragazzo è poi scappato con l’auto della nonna, ma è stato arrestato dai carabinieri all’ospedale di Pinerolo dove era andato a farsi medicare. Il nipote aveva ottenuto una sorta di permesso per poter andare a pranzare dagli zii ad Arbrea di Bussoleno. Lì si è consumato l’omicidio.

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Altra Strage scolastica:
Il 14 Febbraio 2008 abbiamo assistito all’ennesima strage compiuta in una scuola. Steven Kazmierczak ha ucciso sei studenti e ferito altri quindici prima di togliersi la vita.
Questa tragedia sembra riflettere profondamente lo stato di salute di una società sempre più vittima dei propri figli. Ascoltando le interviste della fidanzata e dei familiari, analizzando il curriculum scolastico di questo ragazzo, è difficile trovare una ben che minima anomalia. Si potrebbe definire il classico bravo ragazzo, una persona adorabile e forse incompresa a causa della sua sensibilità.

Ovviamente non conosciamo tutti gli aspetti della sua personalità, possiamo solo basarci su interviste e testimonianze. Sembra di assistere al solito copione, che vede individui apparentemente sani e felici, compiere atti propri del peggior film poliziesco. Riamane difficile capire i motivi che spingono un ragazzo ventisettenne a compiere un gesto così folle, l’ultimo grido di aiuto prima dell’epilogo.

Nell’articolo che vi propongo, ci sono le parole della fidanzata di Steven Kazmierczak, il quale lo definiva una persona amorevole, pacata e molto dolce. Come può allora una tale persona compiere un gesto così efferato?

Tutte queste parole per puntare chiaramente il dito contro psicofarmaci e antidepressivi. Mi rendo conto di turbare l’opinione di alcuni di voi, molti saranno in disaccordo con questa mia accusa esplicita, riconoscendo tali medicinali un valido strumento terapeutico. Limitandoci ad analizzare i fatti, però le statistiche parlano di aumento di casi di suicidio in persone depresse che utilizzano psicofarmaci, sbalzi di umore repentino, completo abbandono, rinuncia a vivere attivamente e molti altri effetti collaterali. (La lista potrebbe continuare per molte righe, basterebbe leggere le controindicazioni sulla scatola di ogni medicinale in questione).

Può una società così “evoluta” permettere l’autodistruzione dei propri figli, a causa di droghe che alterano la percezione sensoriale e contribuiscono ad innescare processi mentali errati? Penso ognuno di noi possa rispondere da solo, secondo coscienza e buon senso. Credo solamente che bisognerebbe iniziare a curare le persone in modo diverso, siamo tutti unici, tutti parte di un mondo meraviglioso, a volte ci lasciamo soggiogare troppo facilmente e abbandoniamo il nostro corpo in mani poco esperte, distruggendo le nostre vite.

Questi rimedi non sono la causa di tali episodi, ma credo possano contribuire a creare lo stato d’animo adatto affinché si verifichino, alterando di fatto la mente di queste povere vittime.

Ps. La dinamica di questa tragedia ricorda quella della Virginia Tech, nella quale un altro ragazzo uccise molti studenti con dinamiche simili.
Tutti e due acquistarono armi (legalmente) su internet, entrambi assumevano psicofarmaci.

La fidanzata: L’assassino stava prendendo un mix di 3 farmaci
La ragazza infatti sostiene che Steven Kazmierczak stesse prendendo Xanax, Ambien, Prozac ed ha affermato: “E’ stato lo psichiatra ha prescrivere le tre medicine”.
Tratto da: http://freenfo.blogspot.com/2008/02/i-farmaci-dietro-alla-strage-della.html

Leggi questo articolo di sei anni fa: Ritalin

In che modo uno psicofarmaco può fare di un adolescente, un adulto, o anche un bambino, un killer?
La depressione e qualsiasi altra condizione indesiderata che possa affliggere un individuo hanno origine da turbamenti dell’anima. Se un essere spirituale non sta raggiungendo gli scopi desiderati, se le cose non stanno andando come vorrebbe, è inevitabile che si senta depresso e infelice. L’unico vero modo di venirne fuori è quello di risolvere i problemi che gli impediscono di raggiungere i suoi scopi, ammesso che tali scopi siano veramente degni di essere raggiunti. Un’altra causa di infelicità, e di tutte le sue armoniche, è la mancanza di tali scopi.
Se chiedi a una persona depressa, infelice o insoddisfatta quale è il suo scopo nella vita, spesso ti sembrerà che stia cercando una risposta in un vuoto nebuloso, mentre continua a ripetere mentalmente a se stessa: “Quale è il mio scopo ?”, e quando ritornerà a guardarti per darti la risposta, ti dirà che non lo sa.
Quando gli scopi non sono raggiungibili a causa di ostacoli che non si stanno superando, o perché non si conoscono o si sono dimenticati i propri scopi, la persona sana soffre.
Se va da uno psichiatra gli darà degli psicofarmaci e allora diventerà un paziente.
Una persona normale quando si trova nelle condizioni di cui sopra, è altrettanto normale che soffra, perché la sua sofferenza ha origine da una vita che non è come vorrebbe che fosse. Ci sono due modi per smettere di soffrire, uno, corretto, consiste nel fare i cambiamenti necessari per fare andare le cose come si desidera, l’altro, sbagliato, consiste invece nel delegare tutto agli psicofarmaci.

Un anestetico non ti fa sentire il dolore anche se la causa di quel dolore non è stata rimossa. Se calpestandolo si è infilzato un chiodo nella pianta del piede, non ha molto senso lasciarlo lì dove si trova e prendere anestetici per non avvertire il dolore. Fa molto più senso rimuovere il chiodo, la causa del dolore. Dopo un po’ il dolore cesserà, prima ancora che la ferita sia guarita completamente.

Gli psicofarmaci agiscono da anestetici per il dolore emozionale causato dalle ferite presenti nella nostra coscienza. Di fatto annichilano la coscienza e chi si imbottisce di farmaci “sta bene” non è più turbato dalle sue sofferenze.
Ma le cause del turbamento sono sempre lì, non vengono rimosse.

La nostra coscienza è il guardiano del nostro comportamento. In essa risiede la nostra capacità di essere responsabili nei confronti di noi stessi e gli altri.

Nella mente, di cui la psichiatria ritiene di sapere molto quando invece non sa altro che se percuoti un cane un po’ di volte mentre fai suonare una campanella si mette a guaire per il dolore, quando poi farai suonare la campanella senza più percuoterlo, il cane guairà ugualmente, o cose del genere, … nella mente a volte sorgono pensieri “inconfessabili”, di cui appunto gli psichiatri non ne conoscono l’origine.
Questi pensieri inconfessabili possono comparire soprattutto in condizioni di forte stress e contrasti. Può succedere che durante un animato litigio compaiano pensieri come “Ti spacco la faccia” o addirittura: “Ti ammazzo”, ma la nostra coscienza e senso di responsabilità ci trattiene dal passare dal pensiero all’azione, al massimo permette di dare voce a tali pensieri.
Avrai sentito qualche volta due litiganti minacciarsi con tali frasi, ma poi non le hanno portate a compimento, la loro coscienza li ha fermati.

Assumendo psicofarmaci la coscienza viene praticamente gradualmente annullata e l’individuo diventa succube di quei pensieri che continuano a tormentarlo e lo spingono a tramutarli in azione.
Se questo avverrà o meno dipende dalla percentuale, se posso esprimermi in questi termini per non diventare complicato, di coscienza non ancora completamente sotto l’effetto anestetico degli psicofarmaci.
Le persone fortemente irresponsabili che commettono azioni assai deprecabili vengono etichettate come “senza coscienza” e questo luogo comune di fatto possiamo considerarlo una verità. Tali persone in realtà non hanno mai smesso di avere una coscienza, solo che è completamente addormentata.

Sono stati fatti degli studi che dimostrano i collegamenti fra l’assunzione di antidepressivi e la tendenza al suicidio e all’omicidio, ma le case farmaceutiche, appoggiate da coloro che hanno interessi comuni, negano o sminuiscono o dicono che è la malattia che spinge a commettere le azioni sconsiderate e non i loro farmaci.
Su PLos journal, un giornale di libero accesso, sono pubblicati dei casi medico legali che mostrano chiaramente il collegamento fra antidepressivi e la compulsione all’omicidio e suicidio. Quello che segue è uno di questi casi:

Secondo un rapporto legale indipendente compilato un anno dopo gli eventi in cui C.P. è stato messo sotto processo nel novembre 2001, C.P. era un bambino di 12 anni, con una famiglia con molti problemi. Malgrado le difficoltà della sua situazione sociale, non ha mai avuto la necessità di trattamenti per disturbi nervosi o per comportamenti violenti.
A seguito di una discussione con suo padre alla fine dell’ottobre 2001, è stato assegnato ad un centro di rieducazione comportamentale per sei giorni dove è stato sottoposto a trattamenti con paroxetine.(Leggi qui le avvertenze sulla paroxetine).

Il suo comportamento peggiorava di giorno in giorno mentre assumeva la paroxetine. È stato rilasciato contro parere medico alla custodia dei nonni, che, quando le pastiglie di paroxetine finirono, lo portarono dal loro medico curante che gli prescrisse il sertraline da 50mg, aumentato a 100 mg due giorni prima degli assassini di cui C.P. è stato accusato. Il sertraline fu somministrato per tre settimane. Dopo la prescrizione del sertraline, C.P. è stato coinvolto per la prima volta in un certo numero di episodi aggressivi a scuola, e fu segnalato dai membri della famiglia e da membri della chiesa che era agitato ed era insolitamente loquace a sproposito. I parenti notarono una serie di comportamenti avventati.

Il giorno degli omicidi, i nonni gli dissero che non poteva prendere lo scuolabus a causa di un episodio di aggressione sul bus nei confronti di uno degli altri bambini. Più tardi quella sera partecipò alle pratiche del coro con i nonni, che per le difficoltà crescenti lo avevano avvertito che avrebbe potuto essere ricondotto dal padre.

Nel rapporto legale indipendente sul caso è annotato che C.P. disse quella notte: “Qualcosa mi diceva di sparare a loro”. Inizialmente le aveva riportate come allucinazioni e poi riferì che pensava che fossero suoi pensieri. Quando gli fu chiesto specificamente di descrivere esattamente quell’esperienza disse che erano “come echi nella mia testa che dicevano “Ammazzali”, “Ammazzali”, come qualcuno che gridasse in una caverna”.

Secondo il rapporto legale, riportò che questo iniziò dopo essere andato a letto e che prima di allora non aveva mai considerato la possibilità di nuocere ai suoi nonni e che era qualcosa che non aveva mai sperimentato prima. Riportò che le voci dentro la sua testa lo hanno tormentato così tanto che si è alzato dal letto. Le voci continuarono fino a che non uccise i suoi nonni. Non riusciva a controllarsi e gli echi si arrestarono dopo che sparò ai suoi nonni. Diede fuoco alla casa ma non riuscì a spiegare il perché di queste azioni, semplicemente i pensieri apparivano all’improvviso.

Poi prese una macchina e cominciò a guidare, ma non aveva idea di dove stesse andando e tutto gli sembrava come un sogno. Si ricordò di aver chiesto alla polizia riguardo ai suoi nonni, quando fu catturato, perché non era sicuro se fosse realmente accaduto. Questi eventi, il comportamento generale e la storia di C.P. hanno indotto uno psichiatra pediatrico forense indipendente a diagnosticare mania e comportamento psicotico indotti da sostanze stupefacenti.
Le imputazioni di duplice omicidio ed incendio doloso furono discusse in un tribunale ordinario invece che nel tribunale dei minori. Nel corso della selezione della giuria, 32 su 75 dei possibili membri della giuria dichiararono che prendevano o avevano preso degli antidepressivi.
Il processo si svolse per tutta la sua durata a porte chiuse. Sia l’accusa che la difesa sostennero fin dall’inizio che C.P. aveva ucciso i suoi nonni. I media discussero animatamente sulla domanda: “Malvagio” o “Compulsione da sostanze chimiche ?”

Nel febbraio 2005, dopo un processo che durò due settimane, una giuria dichiarò C.P. colpevole dell’omicidio dei nonni ed è stato condannato a 30 anni di prigione.

Nonostante l’evidenza del collegamento fra gli impulsi omicidi e suicidi con gli antidepressivi, C.P., un bambino di 12 anni è stato sacrificato da un sistema giudiziario che parteggia per un sistema medico che è culo e camicia con le case farmaceutiche….
Tratto da: medicinenon.it

Fonte: mednat.org

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