Da  Palaestina Felix di S. Kahani

Nell’edizione di ieri il quotidiano sionista Haaretz ha citato l’ambasciatore del regime ebraico all’ONU, Ron Prosor (foto sopra), dando voce alla sua ragionata convinzione che, con l’eccezione di pochi paesi europei, la stragrande maggioranza di aderenti all’assemblea newyorchese, tra 130 e 140 ambasciatori su 193, voterà compatta per il riconoscimento dello Stato palestinese sui confini antecedenti all’aggressione israeliana del 1967, quali indicati dalla Risoluzione 242 del Consiglio di Sicurezza. La convinzione sarebbe stata espressa in un cablo cifrato trasmesso al Ministero degli Esteri di Tel Aviv.

Solamente gli Usa dominati dalla Lobby a Sei Punte, la Germania della salsicciaia Merkel, l’Italia del gaudente Burlesque-oni, l’Olanda e la Repubblica Ceca voterebbero contro la mozione di riconoscimento; il massimo a cui potrebbe aspirare lo Stato dell’Apartheid sarebbe di vedere gli Usa esercitare il loro veto in sede di ratifica al Consiglio di Sicurezza, ma tale mossa darebbe ancora più risalto alla questione, mostrando a tutto il mondo come Washington, pur di fare gli interessi di Israele, sia pronta a mettersi contro tutto il mondo. Tel Aviv voleva a tutti i costi evitare un simile scenario, che affosserebbe ulteriormente le sue già depresse quotazioni internazionali, e si era pertanto esercitata in oltre 60 colloqui bilaterali con vari paesi, cercando di costruire un credibile ‘blocco di opposizione’ al riconoscimento dello Stato di Palestina, fallendo però su tutta la linea.

Finora oltre cento paesi hanno ufficialmente riconosciuto in sede bilaterale lo Stato palestinese sui confini del 1967, il riconoscimento ONU è simbolico ma può avere una grande importanza; secondo la tabella di marcia esso dovrebbe essere discusso a New York circa il 20 settembre prossimo. Si preparano tempi molto grigi per Israele, il cui recente sforzo di far salire la tensione con Gaza può essere ‘letto’ come tentativo di creare un’emergenza “sul terreno” in maniera da distrarre l’attenzione della comunità internazionale dalla prossima petizione ONU.

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