Julia Ward Howe

Riproduciamo questo classico testo di Julia Ward Howe del 1870, il “Proclama del giorno della madre” (la “festa della mamma” che ebbe inizio dopo la guerra civile, come protesta di donne i cui figli erano stati uccisi in guerra). Julia Ward Howe (New York 1819 – Middletown, Rhode Island 1910), filantropa, riformatrice sociale, femminista, antischiavista, pacifista, poetessa, scrittrice; ha scritto di lei Monica Lanfranco: “Julia Ward Howe, femminista nordamericana, nacque il 27 marzo nel 1819 a New York; scrittrice, moglie di Samuel Gridley Howe di Boston, medico e riformatore, dopo la guerra civile si attivò in campagne contro la schiavitù, per i diritti delle donne e per la fine delle guerre… Morì nel 1910, in tempo per evitare di vedere le due grandi guerre mondiali. Parte del suo lavoro arriva oggi a noi perchè suo è l’appassionato primo discorso, pronunciato nel 1870, in occasione della Proclamazione del giorno della madre: non una festa commerciale… l’idea originale della giornata: la protesta di donne che avevano perduto i loro figli contro il massacro della guerra”.

Testo in inglese e traduzione:

Arise then…women of this day!
Arise, all women who have hearts!
Whether your baptism be of water or of tears!
Say firmly:
“We will not have questions answered by irrelevant agencies,
Our husbands will not come to us, reeking with carnage,
For caresses and applause.
Our sons shall not be taken from us to unlearn
All that we have been able to teach them of charity, mercy and patience.
We, the women of one country,
Will be too tender of those of another country
To allow our sons to be trained to injure theirs.

From the voice of a devastated Earth a voice goes up with
Our own. It says: “Disarm! Disarm!
The sword of murder is not the balance of justice.
Blood does not wipe our dishonor,
Nor violence indicate possession.
As men have often forsaken the plough and the anvil
At the summons of war,
Let women now leave all that may be left of home
For a great and earnest day of counsel.
Let them meet first, as women, to bewail and commemorate the dead.
Let them solemnly take counsel with each other as to the means
Whereby the great human family can live in peace…
Each bearing after his own time the sacred impress, not of Caesar,
But of God –
In the name of womanhood and humanity, I earnestly ask
That a general congress of women without limit of nationality,
May be appointed and held at someplace deemed most convenient
And the earliest period consistent with its objects,
To promote the alliance of the different nationalities,
The amicable settlement of international questions,
The great and general interests of peace.

Julia Ward Howe

Alzatevi, dunque, donne di questo giorno! Si alzino tutte le donne che hanno cuore, sia che abbiano avuto un battesimo d’acqua, sia che abbiano avuto un battesimo di paura. Dite con fermezza: Non permetteremo che le grandi questioni siano decise da entità insignificanti. I nostri mariti non torneranno da noi con addosso la puzza del massacro, per ricevere carezze ed applausi. I nostri figli non ci verranno sottratti affinchè disimparino tutto quello che noi siamo state in grado di insegnare loro sulla carità, la pietà e la pazienza. Noi donne di una nazione proviamo troppa tenerezza per le donne di una qualsiasi altra nazione, per permettere che i nostri figli siano addestrati a ferire i loro. Dal seno di una terra devastata una voce si unisce alla nostra. Dice: Disarmo! Disarmo! La spada dell’assassinio non è la bilancia della giustizia.

Il sangue non lava il disonore, nè la violenza indica possesso. Poichè gli uomini hanno spesso abbandonato l’aratro e l’incudine alle prime avvisaglie di guerra, che le donne ora lascino a casa tutto ciò che può essere lasciato e si uniscano ad un grande e serio giorno di consiglio. Si incontrino dapprima, fra donne, per lamentare e commemorare i morti. Si uniscano poi solennemente in un comune consiglio per divisare i mezzi con cui la grande famiglia umana possa vivere in pace, ed ognuna porti nel tempo che mette a disposizione la sacra impronta, non di Cesare, ma di Dio. In nome delle donne e dell’umanità, io chiedo seriamente che un congresso generale delle donne, senza limiti di nazionalità, venga indetto nel luogo più conveniente e nel più breve tempo possibile, in concordanza con i propri scopi, per promuovere l’alleanza di differenti nazionalità, la risoluzione amichevole delle questioni internazionali, il grande e generale interesse della pace.

Introduzione e traduzione di Maria G. Di Rienzo

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