La situazione in Ucraina si complica, e non solo per la resistenza separatista nel Donbass. Ora Kiev ha problemi di ordine pubblico anche nei territori controllati dal governo centrale, a causa di bande armate di criminali che scorazzano per le città,confondendosi con i battaglioni del nazionalismo settario, e dei movimenti autonomistici che iniziano a montare in Transcarpazia e Galizia. Come scrive Stratfor, tuttavia, le sorti del Paese sono nelle mani di statunitensi e russi. “Il conflitto in Ucraina è conflitto tra due imperativi geopolitici”, scrive il think tank conservatore. “La Russia vuole proteggersi all’interno utilizzando i territori circostanti per stabilire un tampone. Gli Stati Uniti vogliono impedire l’ascesa di potenze regionali che potrebbero sfidare l’egemonia americana”. Dunque, continua il pensatoio: “Se l’Ucraina sostiene Mosca, la Russia diventa una potenza regionale in crescita. Se l’Ucraina sostiene l’Occidente, la Russia diventa vulnerabile dentro e fuori”. Il movimento euromaidan del febbraio 2014 ha messo la Russia in una condizione sfavorevole, più vicina al secondo scenario. Tuttavia,Mosca, per limitare i danni e proteggere le sue postazioni strategiche nel Mar Nero, ha annesso la Crimea e si è schierata con l’insurrezione separatista in Ucraina orientale “nel tentativo di minare o neutralizzare il governo filo-occidentale di Kiev”.
Secondo Stratfor il piano russo però è fallito. In verità le cose stanno diversamente se i funzionari Usa rincorrono sempre più spesso i loro omologhi russi, al fine di trovare delle soluzioni concordate. In questo scenario di abboccamenti s’inseriscono le recenti pressioni di Victoria Nuland su Poroshenko per addivenire ad una riforma costituzionale degli assetti amministrativi del Paese in senso federalista. Questo dovrebbe prefigurarsi come un atto distensivo verso Mosca. D’altro canto però il governo di Kiev continua a fare dichiarazioni di senso opposto ed a spingere per
un allineamento più serrato con l’Occidente “perseguendo una maggiore integrazione economica e politica con l’Unione europea e una maggiore scooperazione militare con la NATO”.Per la Russia, prosegue Stratfor, tuttò ciò è estremamente preoccupante. L’Amministrazione Usa, che si era impegnata a non oltrepassare certi limiti con gli ex satelliti di Mosca, continua a disattendere le sue promesse e ad esprimere una politica estremamente assertiva nel giardino di casa di Putin, sfidando il Cremlino nel suo estero prossimo (o interno). Eppure, i russi hanno teso la mano agli americani su alcuni dossier fondamentali come la guerra all’Isis e l’accordo per il nucleare iraniano. Mosca reclama per questo sostegno un segno di riconoscenza. Anche se le rispettive opzioni conflittuali prendono il davanti della scena i prossimi colloqui diplomatici, pur se tra feluchei di secondo livello, potrebbero rilanciare un “nuovo dialogo bilaterale” tra le parti. La soluzione del conflitto ucraino sembra ancora lontana ma le premesse per uno sbocco non unilaterale della crisi iniziano ad essere affrontate più seriamente. Questo non vuol dire che le potenze in concorrenza cerchino la pace. Si chiude, o si rallenta, su di un fronte, magari per aprirne già un altro. Questa è la nostra epoca storica.

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