Populismo e Nazionalismo – Il vocabolario di chi non sa più che pesci prendere

La casta di regime e la difesa dell’impero
Ecco come chi ama la Libertà e la Costituzione diventa un populista. La “verità” vuota degli “europeisti” ciechi per copione e il nuovo “ostracismo ateniese”
Roma – No al Populismo! Ormai è un tormentone, uno slogan, un’espressione stereotipata di chi non sa più che pesci prendere; di una casta (italiana ed europea, o meglio “europeista”) che cerca con le unghie e con i denti di difendere se stessa, i suoi privilegi e il progetto di accentramento del nuovo impero Ue. Allora accade, come per incanto, che sui media di regime quello che fino a qualche tempo fa veniva definito patriottismo o difesa della propria sovranità, oggi venga bollato come “nazionalismo”
. Tendenza non radicata solo nell’ex Bel Paese, ma anche nel resto dell’Europa.
 L’emblematico caso Orban in Ungheria 
Ne sa qualcosa il premier ungherese Victor Orban, che è stato accusato di nazionalismo

(per non dire fascismo) per aver proposto mesi orsono la rinazionalizzazione della Banca Centrale Ungherese, al fine di sottrarla (inutilmente) dalle grinfie dei banchieri privati e della speculazione, riponendola sotto il controllo del Parlamento. Un Orban costretto dalla stessa Commissione europea (sotto minaccia del taglio dei fondi Ue) a fare – suo malgrado – marcia indietro.  Allora assistiamo quotidianamente ad una sorta di neo-ostracismo ateniese verso tutto ciò che non profuma di “europeismo”, “lobbismo” e “lobbismo privato”. Questa, signori, si chiama “sistematico ribaltamento della verità”. Per dirla in altri termini, “sovversione”. Allora per giustificare le peggiori nefandezze, nei talk-show, come nei principali TG di regime, dinnanzi alle domande “fuori dal copione”, ovvero dinnanzi a quelle domande più impertinenti e libere – che per la verità si possono contare sulle dita di una mano – i membri della casta usano giustificare l’ingiustificabile con il sorrisino di circostanza, con l’ilarità, o con la patetica espressione “Ce lo chiede l’Europa”.  Ovvero – leggendo tra le righe – ce lo chiede la tecnocrazia dominante (o i membri autorevoli di potenti logge mondialiste che ruotano intorno al “nominato” Barroso) e i banchieri privati che a loro voltano ruotano intorno a Mario Draghi e alla Bce.

Il Copione dei nostri aguzzini – Il Modello Veltroni-Formigoni 
Obiettivo dei montiani “europeisti” – diffusi ormai nei meandri più nascosti della sfera politica ed economica del Paese –  (a prescindere da tutto e tutti, ed a prescindere ovviamente che in Europa la Democrazia sia ormai solo una inflazionata parola usata per mascherare un ferreo regime dittatoriale: ed in tal senso il discorso di oggi di Veltroni in Parlamento, al quale ha fatto eco sull’altro fronte la lode montiana di Formigoni,  la dicono davvero lunga) è quello di contrastare con la sottile e subdola arma della retorica e del “quotidiano” stravolgimento della realtà, gli antagonisti: cioè quelli che credono ancora nella “Costituzione” e nella libera determinazione dei diritti dei popoli. Quelli che credono nel welfare state e nella necessaria supremazia della sovranità della “dignità umana” sullo strapotere dei cosiddetti mercati. Se ciò vuol dire essere populisti e nazionalisti, cari lettori, siamo felici di esserlo. Noi almeno, non abbiamo alcun fine privatistico da perseguire, nessuna aspirazione ad aggiudicarci gare di appalto e nessun politico da compiacere, sostenere  o lodare. Il nostro Osservatorio è aperto a tutti. A tutti gli uomini liberi e intellettualmente onesti che abbiano qualcosa da dire e proporre per il bene reale del Paese, e non delle masso-mafie di turno. Almeno fino a prova contraria!

 L’Ora del Dissenso e dell’Anti-Europeismo 
Sull’altro versante – quello dell’attacco – gli stessi teorici dell’europeismo pretendono nel contempo di tenere a bada 500 milioni di anime sotto lo scacco del rigore e dei diktat delle multinazionali. Certo, indigna vedere interi partiti ossequiare questi nuovi padroni arroganti dell’Europa, e ripetere – come le battute di un film di serie B in un lacero copione – frasi e parole d’ordine che riecheggiano puntuali da Francoforte a Bruxelles, da Berlino a Strasburgo. Intanto il sistema Target 2 ed il deplorevole debito fittizio ci strozzano, poprio come fa il credit crunch avallato dagli ultimi accordi di Basilea 3. E ciò mentre – notizia di poche ore fa – altre banche spagnole vengono “salvate” a discapito degli Spagnoli. Proprio come la favole del rating e delle “banche in crisi”. Qui gli unici in crisi vera – dopo i poveracci dell’Eurozona – sono proprio loro, i nostri aguzzini. Affetti da una crisi nera come la morte.
 Una “Crisi Nera” come la Morte 
Una “crisi” ancor più grave di quella “economica”: la crisi dell’essere. La crisi di valori morali, umani e religiosi eclissatisi con la scomparsa – tra l’oblio più fitto e tetro – di ogni principio umano proteso al rispetto del Prossimo. Allora, attendendo fiduciosi che la cosiddetta “antipolitica” smetta di fare demagogia e Presenti al Paese i veri punti essenziali per uscire dalla cisi (ovvero denunciare e sospendere il Trattato di Lisbona; mandare in pensione i furbi del rating; uscire dal vile ed ingannevole euro e rinazionalizzare le banche centrali) ed attendendo fiduciosi che altri Crosetto ed altre Meloni (speriamo non sia il solito bluff) rinsaviscano ed abbandonino i loro squallidi carrozzoni partitici (da destra, a sinistra, al centro) mettendosi realmente al sevizio della Nazione, non ci resta che affidarci a Dio, e sperare che il bene vinca su questo squallore generalizzato. Amen! Se non altro la “crisi” dei valori un merito ce l’ha: quello di farci riscoprire le cose per le quali vale davvero la pena vivere e sperare. E nel contempo comprendere da vicino e bene le cose di cui vergognarci.
Sergio Basile
Qui Europa

Perché si dovrebbe sentire offeso chi viene tacciato di populismo? Prima l”èlite insieme ai suoi cortigiani decantano la democrazia, ma chi sostiene si debba ripristinare la sovranità nazionale ossia ridare il potere al popolo viene considerato un pericolo eversivo? Eversivo per chi?
Ecco un altro tassello dei loro diabolici piani, e sono i cosiddetti populisti a doversi vergognare?
Barbara

LA SOCIETA’ SENZA CONTANTI E’ ALLE PORTE E CON DELLE MACABRE IMPLICAZIONI

Con la moneta elettronica ci guadagnano solo ed esclusivamente le banche

Imbroglio Ue – La Commissione europea: l’Italia vada avanti con l’austerity. Bukovskij: l’UE come l’URSS

La disoccupazione è la grande paura. 
La Commissione Ue si investe del titolo di più amata dagli europei 

Andrea Angelini

Finire disoccupati è la paura più grande dei cittadini europei.
Una paura sentita dal 48% dei cittadini del’Unione che in Italia sale al 51%. E le prospettive sono tutt’altro che incoraggianti considerato che la Banca centrale europea ha stimato che la situazione peggiorerà anche nel 2013.  Il sondaggio semestrale di Eurobarometro rispecchia comunque una maggiore fiducia rispetto al rapporto precedente con un 41% (+1%)  di cittadini europei che ritengono che l’Unione europea stia andando nella giusta direzione per uscire dalla crisi ed affrontare le nuove sfide globali.
Secondo quello che è un ufficio studi della Commissione europea, e le cui conclusioni per tale motivo dovrebbero essere prese con le pinze, i cittadini continuerebbero a vedere nell’Unione il soggetto più efficace nell’affrontare gli effetti della crisi economica. E molto di più dei governi nazionali. Una affermazione piuttosto difficile da sostenere soprattutto in quei Paesi nei quali l’applicazione delle misure ultraliberiste imposte dalla Commissione europea ha provocato i disastri che sono davanti agli occhi di tutti. L’Unione e la Commissione avrebbero il 23% del gradimento. A ruota seguono i governi nazionali (20%) e il Fondo monetario internazionale (15%).
Le preoccupazione più sentita dai cittadini europei a livello personale è l’inflazione (44%). A livello nazionale c’è la disoccupazione (48%). Seguono la situazione economica generale (37%), l’inflazione (24%) e il debito pubblico (17%).
Ieri, sono stati resi noti anche i risultati dalla III indagine Isfol sulla qualità del lavoro in Italia dalla quale emerge incredibilmente un Paese ideale e senza particolari problemi. La maggioranza dei lavoratori italiani si ritiene soddisfatta del proprio lavoro. Con un  20% che dice di esserlo molto e il 67,8% abbastanza. Soltanto un 11% è poco soddisfatto ed un 1,7% è del tutto insoddisfatto. La poca soddisfazione deriva in particolare dalla consapevolezza di avere poche prospettive di migliorare la propria carriera e ricevere mansioni più elevate (un 58% del totale) e di aumentare il livello della retribuzione (54%).
La crisi e la recessione continuano comunque a fare sentire i loro effetti. Quest’anno la disoccupazione ha subito una vero e proprio balzo passando dall’8,4% del 2011 ad un livello tra il 10,8% e l’11,2%. Per un Paese come l’Italia che godeva di un diffuso sistema di legami sociali e familiari a livello locale in grado di fungere da contrappesi, si tratta di un dato preoccupante che ci porta alla pari di altri Paesi nei quali è il Libero Mercato, duro e puro, a creare occupazione.
21 Dicembre 2012 – Rinascita

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