New York – E’ davvero allarme inflazione, con i prezzi dei beni alimentari che volano alle stelle, o invece è allarme deflazione, come l’andamento dei prezzi del petrolio sembra lasciar intendere?

Il prezzo del petrolio Usa oggi e’ crollato sotto i 95 dollari al barile e anche il Brent ruzzola sotto 106 dollari. Al momento vale $97 (-2,81%). Il tracollo, che riguarda un po’ tutti i prezzi delle materie prime, era gia’ iniziato ieri, quando il Light crude ha ceduto piu’ di 10 dollari in poche ore. Uno schock. A Londra i future sul Light crude calano a picco di 4,53 dollari a 95,29 dollari, dopo aver toccato un minimo di 94,63 dollari. Giu’ di 4,79 dollari il Brent, che scende a un minimo di 105,15 dollari. .

Le vendite sui mercati dei future si stanno moltiplicando, a dimostrazione che la speculazione che aveva spinto il petrolio alle stelle ha invertito la marcia. L’ondata di ribassi gia’ ieri aveva innescato un’ondata a catena, trascinando in giu’ i prezzi dell’oro, dell’argento, del mais e del cotone. Dietro questa caduta precipitosa dei prezzi e l’inversione di marcia dei fondi speculativi, oltre ai timori di un rallentamento della crescita globale, c’e’ anche l’attesa conclusione, a fine giugno, del programma della Fed di acquisto dei bond che aveva riversato fiumi di liquidita’ sui mercati, favorendo la speculazione. Anche le strette monetarie in Cina e in India stanno favorendo questo trend.

Certo e’ anche che la performance delle commodities sta dando ultimamente segnali piuttosto contrastati. E oggi a dire la sua, e a portare il mercato a interrogarsi se non debba preoccuparsi più di deflazione che non di inflazione è proprio il prezzo dei petrolio quotato a New York, che stanno scendendo per la quinta sessione consecutiva, riportando il periodo di flessione più lungo in almeno otto settimane.

Ora, il via alle forti vendite è arrivato soprattutto due giorni fa con i dati resi noti dal dipartimento dell’energia Usa, che ha comunicato che il livello delle scorte si è attestato al massimo da ottobre. Non hanno poi affatto aiutato oggi i dati arrivati dal fronte economico Usa, che hanno messo subito sotto pressione Wall Street. Ora bisognera’ vedere l’effetto che avra’ la pubblicazione del rapporto governativo sull’occupazione, atteso alle 14.30 italiane.

“I dati stanno segnalando che la ripresa non è rapida come ci aspettavamo”, ha detto Ben Westmore, economista che si occupa di energie e materie prime presso il National Australia Bank a Melbourne, e che aveva predetto prezzi del petrolio in media a $113 al barile nel corso del terzo trimestre. E questo e altri timori sulla solidità della ripresa non solo economica ma anche globale stanno condizionando oggi, come lo hanno fatto nei giorni scorsi, le quotazioni del greggio.

Bisogna vedere a questo punto cosa riserverà il futuro. Molto dipenderà ovviamente dai dati economici che saranno resi noti nei prossimi giorni, dall’intensita’ delle attivita’ speculative, che giocano sempre la loro parte, e dalle tensioni geopolitiche. Per ora, il bilancio sui prezzi dell’oro nero rimane più che positivo: +35% circa rispetto allo scorso anno.

Wall Street Italia

Commenta su Facebook