Liam Halligan, Novorossia 24 ottobre 2014imageDopo mesi di crescenti tensioni sull’Ucraina e di discorsi su una nuova guerra fredda, la Russia e l’occidente potrebbero presto raggiungere un riavvicinamento sorprendente. L’economia della zona euro soffre molto e le sanzioni contro la Russia ne sono in parte da biasimare. L’inverno è anche qui da noi, e come ricorda a tutti, Vladimir Putin detiene ancora le carte quando si tratta di fornitura di gas. Ma l’argomento decisivo, però, è l’Ucraina che va verso il tracollo finanziario. A meno di un enorme piano di salvataggio da attuare subito, ci sarà il default che urterà sull’economia globale. Questo è un rischio che nessuno vuole prendersi, e meno di tutti Washington, Londra e Berlino. Le sanzioni contro la Russia colpiranno duro sempre l’Europa occidentale. La zona euro ha avuto un rapporto commerciale con la Russia 12 volte superiore a quello con gli Stati Uniti, l’anno scorso, motivo d’entusiasmo di Washington nel recintare l’economia della Russia. La maggior parte delle grandi economie europee, in particolare della Germania, hanno solo eseguito esplicitamente le sanzioni occidentali dopo che il volo MH17 è stato abbattuto nello spazio aereo ucraino a luglio, uccidendo 298 persone. Dopo quella tragedia, immediatamente attribuita a Mosca, era politicamente impossibile suggerire che le sanzioni potessero essere controproducenti. Il risultato è stato il più grande giro di vite sul commercio russo dall’epoca sovietica, mirato principalmente su energia, aziende della difesa e servizi finanziari, deteriorando le relazioni Est-Ovest al minimo dalla fine della Guerra Fredda.
L’economia occidentale che ne soffre di più, e di gran lunga, è la più grande della zona euro. I purosangue della produzione tedesca hanno investito decine di miliardi di euro in impianti di produzione russi, negli ultimi anni. Volkswagen ha diversi impianti a ciclo completo russi ed è il marchio scelto dalla classe media in ciò che presto sarà il mercato automobilistico più grande d’Europa. Siemens è fondamentale per il potenziamento della vasta rete ferroviaria russa e il fornitore specializzato Liebherr ha anch’esso una grande presenza. Numerose aziende “Mittelstand”, imprese di medie dimensioni che rappresentano oltre la metà dell’economia tedesca, hanno anche costruito legami commerciali lucrosi da quando la Russia s’è aperta 20 anni fa, vendendo di tutto, dal cartongesso alle macchine utensili. Oltre 6000 aziende operano nel paese, con 350000 posti di lavoro tedeschi direttamente dipendenti dal commercio russo. E accusano il colpo. Ciò aiuta a spiegare perché, essendo cresciuto dello 0,8 per cento nei primi tre mesi del 2014, il PIL tedesco s’è ridotto dello 0,2 per cento nel secondo trimestre. La potenza della zona euro è ormai sull’orlo della recessione. La produzione industriale è scesa del 4 per cento ad agosto, il maggiore calo mensile dall’inizio del 2009. Le esportazioni sono diminuite del 5,8 per cento, il calo più rapido dal crollo di Lehman Brothers nel 2008. Se gli industriali tedeschi sono decisamente arrabbiati per “le sanzioni americane”, gli agricoltori francesi sono furiosi. L’embargo di un anno di Mosca all’importazione di cibo occidentale, a mala pena colpisce gli agricoltori degli Stati Uniti, ma causa le urla di protesta galliche. Un terzo delle esportazioni di frutta e verdura dell’Unione europea è stato venduto alla Russia lo scorso anno, ed oltre un quarto di carni bovine vi era esportato. Il motivo principale, però, con cui le sanzioni potrebbero essere smantellate molto rapidamente è che l’economia ucraina implode, sollevando lo spettro del “contagio” finanziario. A giugno, la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo prevede che il PIL ucraino si ridurrà del 7 per cento quest’anno. Il mese scorso la previsione veniva declassata a un enorme meno 9 per cento, con l’avvertenza della BERS di “difficoltà formidabili” se le forniture energetiche dalla Russia non saranno pienamente ripristinate prima dell’inverno. I 17 miliardi di dollari del programma di sostegno ucraino del FMI, si basano sulla contrazione economica del 5 per cento quest’anno e un rimbalzo nel 2015. In base a tale scenario, il debito dell’Ucraina, sostiene il FMI, rimane quasi gestibile. Ma tali cifre, risalenti a prima del culmine dei combattimenti in Ucraina orientale, non considerano la distruzione di fabbriche e infrastrutture a Donetsk e Lugansk, che insieme rappresentano un sesto della produzione dell’Ucraina. Anche se l’attuale fragile cessate il fuoco tiene, i danni a strade, ferrovie, servizi pubblici e aeroporti richiederanno anni per essere riparati.
Le previsioni non realistiche del FMI si sono svelate in Grecia, con la conseguente assai dirompente ristrutturazione del debito da 200 miliardi di euro, peggiorata da ritardi e negazioni. Ecco perché il capo supremo del FMI Christine Lagarde ha appena ammesso che un “finanziamento aggiuntivo” è necessario per l’Ucraina, aggiungendo che sarebbe “piuttosto inverosimile” che sia il FMI a sborsarlo. Il che ci porta al nocciolo della questione. USA ed Europa in particolare, hanno pochi soldi e non certo la volontà politica di aiutare l’Ucraina. Gli elettori tedeschi non avranno nemmeno lo stomaco per accogliere altri membri nella zona euro. Il congresso voleva pagare per armare Kiev contro Mosca, ma la Casa Bianca ha rifiutato. Ma ciò che ha reso i politici statunitensi ancora meno propensi a pagare, più di qualsiasi altra cosa, è la Russia che detiene enormi quantità di obbligazioni ucraine, in modo che fondi non militari finiscano direttamente a Mosca. Il prossimo pacchetto di salvataggio, per altri 20/25 miliardi di dollari, ha bisogno del sostegno (sussurrato) cinese e russo. Ciò non accadrà fin quando l’occidente non toglierà le sanzioni o darà chiaro impegno in tal senso, permettendo a Mosca di fare lo stesso. La Russia ha finora evitato la recessione. Il rublo è caduto, ma ciò aiuta i produttori ed aumenta i proventi del petrolio (in dollari). Mosca ha un avanzo di bilancio, un debito pubblico minuscolo e un grande fondo sovrano. E gli indici di gradimento del Presidente Putin rimangono alle stelle.
Il segretario di Stato USA John Kerry, ha avuto colloqui con il suo omologo russo Sergej Lavrov, prima dell’incontro tra il presidente ucraino Poroshenko e Vladimir Putin a Milano. Così ci si può aspettare meno belligeranza tra Russia e occidente. L’economia globale è sul filo del rasoio, e la riduzione dell’animosità Est-Ovest sarebbe la buona notizia tanto necessaria.

Vladimir PutinTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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