Di Simone Ricci 

L’addio al segreto bancario si sta ritorcendo contro il paese elvetico: sempre più istituti esteri stanno lasciando la Confederazione, dopo aver registrato profitti più bassi.

Bei tempi quelli in cui le banche private europee puntavano a essere presenti il più possibile in Svizzera: oggi si assiste all’esatto contrario e c’è un responsabile ben preciso per questo cambiamento, il segreto bancario. A voler essere ancora più precisi, la “colpa” va imputata all’abbandono progressivo di tale segreto, fonte di numerose polemiche in passato a causa di ripetuti fenomeni di evasione fiscale. I profitti in territorio elvetico non sono più gli stessi ed ecco spiegato l’esodo.

Il numero di istituti di credito è sceso da 145 a 129 unità nel giro di un mese e mezzo (i dati si fermano allo scorso mese di maggio), secondo quanto calcolato dalla Association of Foreign Banks in Switzerland (l’associazione che raggruppa le banche straniere nel paese rosso-crociato). Anche il denaro gestito è calato sensibilmente. Lo scenario più probabile sembra ora quello di fusioni e acquisizioni a ripetizione nei prossimi dodici o diciotto mesi.

Qualche esempio di addio alla Svizzera? Gli inglesi di Lloyds, il più grande istituto del Regno Unito per i prestiti immobiliari, hanno venduto la loro divisione un mese fa all’Union Bancaire Privée, mentre gli spagnoli di Banco Santander se ne sono andati già da un anno. Lo stesso discorso vale per Commerzbank e ING. E l’Italia? Le Assicurazioni Generali stanno tentando in tutti i modi di vendere l’antica banca privata Bsi Group, la quale ha sede a Lugano.

Sembra proprio una “emorragia” senza fine, ma il governo di Berna doveva intuire che le cose sarebbero finite in questo modo: finché il segreto bancario ha resistito nessuno si è preoccupato di scovare un’alternativa più trasparente, adesso potrebbe essere troppo tardi e le banche disposte a rimanere non sono poi così tante.

Fonte: http://www.iljournal.it/?p=484360

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