Valentin Vasilescu Réseau International 8 settembre 2013

67552Negli ultimi dieci anni, gli statunitensi si sono concentrati sulla progettazione e costruzione in serie di aerei da ricognizione (UAV), chiamati droni. Questi velivoli utilizzano una tecnologia aerospaziale meno costosa di quella dei caccia, con rischio zero per chi la usa. I droni si sono dimostrati estremamente efficaci nella ricognizione per le truppe statunitensi in Iraq e in Afghanistan, fornendogli un reale vantaggio in battaglia. Parallelamente, gli Stati Uniti iniziarono ad effettuare raid aerei teleguidando droni con armamenti leggeri. Questi droni sono diventati un mezzo per impedire gli attacchi contro gli Stati Uniti e i loro alleati da parte di al-Qaida,taliban e altri nemici classificati terroristi dalla Casa Bianca. La maggior parte delle missioni dei droni, seguendo la dottrina degli Stati Uniti, sono attacchi preventivi e controllo dei territori già occupati dall’esercito degli Stati Uniti.
Gli aerei da ricognizione (UAV) armati degli Stati Uniti dipendono dalla 24.ma Divisione ISR, con sede alla Lackland Air Force Base, in Texas. 360 di essi sono MQ-1B Predator, propulsi da un motore a pistoni di 1300 cc, della potenza di 115 CV, una velocità massima di 217 km/h e una di crociera di 150 km/h, un raggio di azione massimo di 1100 km, una quota operativa di 7.620 m ed un’autonomia di 24 ore. Il Predator ha due piloni sotto le ali che possono trasportare due missili  laserguidati AGM-114 Hellfire (peso 45 kg, di cui 9 kg di esplosivo). Al posto degli AGM-114 possono essere montati sei missili AGM-176 Griffin (peso 20 kg, di cui 5 kg di esplosivo). L’US Air Forcepossiede anche 77 droni MQ-9 Reaper, propulsi da una turboelica da 800 CV, una velocità massima di 482 chilometri all’ora e una di crociera di 313 chilometri all’ora, un raggio di azione massimo di 1.850 km, una quota operativa di 7.500 m con un’autonomia di 14 ore. Il Reaper ha 7 punti di attacco per 4 missili laserguidati AGM-114Hellfire e due bombe laserguidate GBU-12 Paveway II (230 kg) o due bombe guidate dal GPS GBU-38 (227 kg).
Finora, i droni armati sono stati utilizzati in Paesi privi di difesa antiaerea e dell’aeronautica, per proteggere il proprio spazio aereo (Somalia, Mali, Afghanistan) o in casi come Yemen e Pakistan, dove i governi hanno dato agli Stati Uniti il permesso di usarli. Tuttavia, i droni erano praticamente assenti nelle ultime due guerre, in Libia e in Siria. Quando l’esercito dello Stato attaccato ha una difesa antiaerea efficiente in grado di reagire, l’uso di droni armati è estremamente rischioso ed equivale a una dichiarazione di guerra. Gli Stati Uniti potrebbero non intervenire con la loro flotta di droni armati per punire il regime siriano, secondo la dichiarazione del presidente Barack Obama?  La risposta è no nella prima fase. I droni sono lenti e rumorosi, volano a bassa quota e hanno bisogno di sorvolare a lungo i potenziali obiettivi prima di un attacco, diventando a loro volta bersagli della difesa antiaerea siriana. Anche i droni armati hanno dei limiti, sono utili solo se la superiorità aerea degli Stati Uniti viene acquisita avendo accesso illimitato allo spazio aereo siriano. L’esercito siriano non è dotato di droni, anche se ne ha molto bisogno.
Anche se è stato detto più volte che l’intervento militare in Siria sarebbe limitato, durante le udienze alla Commissione Esteri del Senato, funzionari della Casa Bianca e del Pentagono si comportano come se l’obbiettivo degli attacchi aerei sia ben altro che punire il regime di Damasco per aver usato armi chimiche, vale a dire deporre Assad supportando gli insorti islamisti. Questo è il motivo per cui la durata dei raid aerei statunitensi, autorizzati dal Senato, è stata estesa da 10 a 60-90 giorni. In queste condizioni, su ordine di Obama, l’esercito statunitenseaggiunge molti altri obiettivi di quanto originariamente previsto. Pertanto, nei primi 10 giorni dell’intervento statunitense in Siria, si prevede che i principali bersagli dei missili da crociera, dei  bombardieri strategici e dei missili a bordo delle portaerei degli Stati Uniti, sarebbero il sistema di difesa antiaerea, comprendente batterie di artiglieria e di missili antiaerei, e l’aviazione militare, come in Libia. Il 19 marzo 2011, un totale di 124 Tomahawkfurono lanciati dalle navi statunitensi (122) e inglesi (2) contro 20 obiettivi libici presso Tripoli e Misurata. Tre giorni dopo, il 22 marzo 2011, gli USA lanciarono 159 missili Tomahawk contro batterie antiaeree e basi aeree. Attualmente l’esercito statunitense ha circa 3.000 missili da crociera Tomahawk, ma ne può utilizzare solo 800 in Siria. Solo dopo che l’aviazione militare, l’artiglieria e i missili antiaerei siriani saranno stati neutralizzati, i droni avranno via libero allo spazio aereo siriano, per 50-70 giorni di missioni estremamente minuziose di caccia degli obiettivi per identificare e attaccare blindati, colonne motorizzate, missili superficie-superficie e artiglieria dell’esercito siriano. Ma questa equazione inventata dagli statunitensi dipende da due variabili terribili, controllate dalla Russia, che potrebbe completamente rovinare i piani di Obama in poche ore, e subito far degenerare e ampliare il conflitto, il cui esito sarà diverso da quello previsto dagli Stati Uniti. Ma questo in un altro articolo.

Valentin Vasilescu, pilota ed ex-vicecomandante della base militare di Otopeni, laureatosi in Scienze Militari presso l’Accademia di Studi Militari di Bucarest, nel 1992.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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