di Andrea Marcon Il Giornale del ribelle

Chi ci segue sa che a noi non interessa nulla del teatrino elettorale, delle sorti di De Magistris, di Pisapia o della Moratti (solo un inciso: ma com’è che questa è l’unica donna che non rivendica il proprio cognome da nubile?). Allo stesso modo, credo non ci sia bisogno di spiegare la nostra avversione a tutto ciò che Berlusconi incarna ed esalta nella sua stessa persona e nel modo di intendere la politica ed il suo rapporto con i media.

Per questo, lo confesso, un fugace sorriso di compiacimento mi è scappato di fronte ai risultati di queste elezioni amministrative, anche solo pensando alla stucchevole e involontariamente ridicola campagna pubblicitaria che per mesi Letizia Brichetto (che volete farci, io sono un difensore della dignità e della parità della donna, anche al cospetto dei miliardari) ha condotto in tutta Milano.

Ma è un sorriso scomparso quasi subito.
Sono bastati i primi manifesti di ringraziamento di Pisapia, le grida di giubilo dei soliti intellettuali illuminati e i roboanti proclami per il presunto risveglio –qualcuno è pure arrivato a parlare di Rinascimento– italiano, per farmi quasi rimpiangere l’agghiacciante sorriso della Brichetto. Anzi, addirittura quello plastificato di Berlusconi. Perché, questo è evidente, il risultato elettorale è stato subito interpretato e cavalcato come una bocciatura del Cavaliere e tradotto in un invito allo stesso ad abbandonare la carriera politica o quantomeno la guida del governo. Il festante mondo dei lettori di Repubblica e de “Il Fatto quotidiano”, gli spettatori di Fazio, gli ammiratori di Santoro e Dario Fo (sì, quello che ha recentemente inneggiato ai bombardamenti sulla Libia) stanno pregustando il momento atteso da anni: la caduta del loro acerrimo nemico. E noi vogliamo accomunarci a loro in questa invocazione: Berlusconi vattene. Ma lo facciamo con motivazioni assai diverse.

Vattene perché, finalmente, quando la politica rimarrà uno scontro (neanche tanto tale) tra piccole lobbies di potere saldate comunque da logiche e metodi comuni, quando a comandare veramente rimarranno i soliti padroni delle banche e della finanza, quando la scelta dei sedicenti rappresentanti – Mediaset o non Mediaset – resterà affidata a criteri di marketing e promozione pubblicitaria, quando il libero mercato globale, la difesa degli interessi “occidentali”, la politica dei diritti umani universali continueranno ad essere le linee guida di qualunque maggioranza parlamentare e coalizione governativa, quando insomma la democrazia rimarrà sempre e soltanto la solita farsesca foglia di fico per coprire un’oligarchia senza nessun merito o virtù, questi idioti trinariciuti democratici non potranno dire che dipende tutto da una persona sola.

 

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