Gli ultimi giorni di Marco Pantani

1. Suicidi all’italiana. 

2. Marco Pantani. 

3. Attilio Manca. 

4. Altri tre suicidi eccellenti.

di Solange Manfredi.

1. Suicidi all’italiana

E ora si riapre il caso Pantani. Per 10 anni si è sostenuta l’ipotesi del suicidio nonostante in molti, e non solo i famigliari, avessero evidenziato anomalie e carenza di indagini; tali e tante anomalie che un giornalista francese ne ha addirittura scritto un libro, Gli ultimi giorni di Marco Pantani di Philippe Brunel.

Ora, finalmente, dopo 10 anni il caso viene riaperto. Ipotesi: omicidio volontario. E la notizia fa il giro del mondo.

Ma sono tanti, troppi i casi “Pantani” nel nostro paese. Casi da cui risulta evidente che qualcosa non funziona. O, forse, funziona sin troppo bene.

Vi sono cioè troppe indagini e/o processi che poi, a distanza di anni, si devono riaprire o rifare e che sono caratterizzati sempre dagli stessi errori, carenze e violazioni.

Chi come me studia i fascicoli processuali si ritrova, infatti, sempre davanti alle stesse situazioni, quasi come esistesse un meccanismo che si mette in moto per impedire l’accertamento delle uniche cose che il procedimento penale ha lo scopo di accertare: come si sono svolti i fatti e chi ne è responsabile.

I suicidi anomali, poi, sono molto frequenti – anche se quelli che balzano agli onori delle cronache e di cui, quindi, si ha notizia sono veramente pochi – e le indagini presentano sempre le stesse carenze.

Facciamo un esempio prendendo in esame due suicidi che si sono verificati a due soli giorni di distanza: quello di Marco Pantani, avvenuto il 14 febbraio 2004 a Rimini e quello di Attilio Manca, avvenuto solo 2 giorni prima, il 12 febbraio 2004 a Viterbo.

2. Marco Pantani


Marco Pantani viene ritrovato cadavere il 14 febbraio 2004 in una camera di albergo a Rimini.

Per la Procura si tratta di suicidio. Marco ha ingerito cocaina, nel corpo ne viene rinvenuta una quantità sei volte superiore alla dose letale.

Eppure ci sono tante cose che non quadrano, vediamo le principali:

–          Marco poco prima di venire ritrovato morto chiama due volte la reception per chiedere aiuto;

–          Nel cestino della camera vengono ritrovati i resti di del cibo cinese che Marco non ha mai ordinato, né mangiato;

–          In camera vengono ritrovati indumenti che Marco, all’arrivo in albergo non aveva;

–          Marco viene ritrovato in una pozza di sangue del diametro di un metro, sul suo corpo sono presenti ferite conseguenza di calci e pugni e la stanza è a soqquadro, come se ci fosse stata una lotta;

–          Secondo l’ultima perizia del prof. Avato poi, vi segni sul corpo del ciclista che denotano come vi sia stato trascinamento.

 3. Attilio Manca.


Attilio Manca viene ritrovato morto nel suo appartamento di Viterbo la mattina del 12 febbraio 2004.

Per la Procura si è trattato di suicidio. Attilio si è iniettato in vena un mix letale di tre sostanze: eroina, sedativi e sostanza alcolica.

Eppure, anche qui, tante cose non quadrano. Vediamo le principali:

–          Attilio viene ritrovato in camera da letto riverso sul letto seminudo, dal naso e dalla bocca è fuoriuscita una ingente quantità di sangue che ha provocato una pozzanghera sul pavimento.

–          I pantaloni di Attilio sono appoggiati sulla sedia, ma nella casa non si ritrovano né i suoi boxer né la camicia;

–          Il volto di Attilio presenta una vistosa deviazione del setto nasale e sugli arti sono presenti numerose ecchimosi;

–          Sul corpo di Attilio sono visibili due segni di iniezioni: una al polso ed una all’avambraccio. In nessun’altra parte del corpo non è visibile alcuna traccia di iniezioni, recenti o datate.

–          Nell’appartamento vengono ritrovate due siringhe da insulina usate: una in bagno ed una nella pattumiera della cucina, ad entrambe è stato riapposto il tappo salva-ago;

–          I segni delle iniezioni letali sono sull’avambraccio sinistro, ma Attilio era un mancino puro e con la destra non sapeva fare praticamente nulla eppure, quando decide di suicidarsi, usa proprio la destra.

Dunque sia Marco che Attilio si sarebbero suicidati con una overdose: Marco ingerendo con della mollica di pane una quantità di cocaina sei volte superiore alla dose letale e Attilio praticandosi due iniezioni – una sull’avambraccio ed una sul posto – con la mano destra, lui che era mancino puro.

Eppure entrambi i corpi presentano ferite da colluttazione, Attilio ha addirittura il setto nasale deviato, mentre Marco risulta essere stato trascinato. Ma per le Procure che si sono occupate del caso si è trattato di suicidio.

4. Altri tre suicidi eccellenti.

Suicidi? Castellari, Cagliari, Gardini
Nel pieno di Tangentopoli muoiono tre persone: Sergio Castellari, Gabriele Cagliari e Raul Gardini.



SERGIO CASTELLARI Direttore generale degli affari economici del ministero delle Partecipazioni statali, poi consulente Eni, scompare il 18 febbraio 1993, il corpo senza vita viene ritrovato il 25.

Per la procura si è trattato di suicidio, Castellari si sarebbe sparato alla testa.

Vediamo le anomalie principali:

–          La morte sarebbe avvenuta il 18 febbraio, eppure il cadavere, rinvenuto 7 giorni dopo, non presenta processi putrefattivi;

–          Entrambe le mani presentano amputazioni di alcune dita. Le dita sono state amputate, non mangiate da qualche animale;

–          La pistola Smith-Wesson calibro 9 con cui si sarebbe sparato è infilata nella cintura dei pantaloni. Il cane dell’arma è alzato. Il proiettile con cui si sarebbe suicidato non viene ritrovato. Sull’arma non vengono ritrovate impronte. Nessuna, neanche quelle di Castellari.

Dunque, secondo la Procura Castellari, prima si amputa qualche dito – che non verrà ritrovato – ad entrambe le mani, quindi si suicida sparandosi alla testa con una calibro 9 – che gli porta via mezza calotta cranica – e, dopo, compie queste attività:  riarma il cane della pistola, la pulisce dalle impronte digitali, se la infila nei pantaloni, fa sparire il bossolo del proiettile con cui si è sparato e, solo dopo, muore.

 

GABRIELE CAGLIARI, dal 1989, presidente dell’Eni arrestato l’8 marzo 1993, il 20 luglio 1993 viene ritrovato nel bagno della sua cella con una busta di plastica legata al collo.

Per la Procura si tratta di suicidio. Cagliari si sarebbe suicidato chiudendosi nel bagno.

Vediamo le principali anomalie.

–          Cagliari prima di suicidarsi avrebbe bloccato la porta del bagno con un paletto inserito nella maniglia. Eppure il pezzo rotto e mancante del paletto che sarebbe servito a Cagliari per chiudersi dentro il bagno non si trova;

–          Secondo le testimonianze nei primi soccorsi a Cagliari sarebbe stato strappato il sacchetto dal viso per permettergli di respirare, eppure il sacchetto viene ritrovato integro;

–          Al momento dell’autopsia vengono riscontrate sul corpo di Cagliari diverse lesioni agli zigomi, al cuoio capelluto, allo sterno, alle costole con ecchimosi ed infiltrazioni emorragiche.

Ma, se al momento del ritrovamento Cagliari era morto come se le è prodotte quelle lesioni? Gli ematomi si possono formare solo se vi è circolazione sanguigna. Questo vuol dire che tali ecchimosi se le è prodotte prima della morte. Come?

 

RAUL GARDINI muore il 23 luglio del 1993 sparandosi un colpo di pistola alla tempia nella sua camera da letto.

Vediamo le principali anomalie.

–          Gardini si sarebbe sparato un colpo di pistola alla tempia sul letto. Sul letto, sull’orologio, sui cuscini e sul lenzuolo non sono stati ritrovati residui di polvere da sparo;

–          Nessuno dei collaboratori domestici presenti in casa ha sentito lo sparo, eppure l’arma non era dotata di silenziatore;

–          La pistola con cui si dovrebbe essere sparato viene ritrovata appoggiata sulla scrivania a diversi metri dal letto. Anche il bossolo viene rinvenuto sul pavimento a tre metri di distanza da dove avrebbe dovuto trovarsi se Gardini si fosse suicidato;

–          Sull’arma non vengono trovate impronte, neanche quelle di Gardini;

–          Sulle cartucce della pistola, invece, vengono trovate impronte non appartenenti a Raul Gardini;

–          all’esame autoptico il corpo presenta una frattura alla base cranica e una ecchimosi sotto l’occhio, lesioni compatibili con altra dinamica: “...qualcuno ha afferrato la testa di Gardini e gliel’ha sbattuta contro un corpo solido…

Anche in questo caso Gardini si è prima procurato una lesione alla base cranica, quindi si è sparato alla testa sul letto, quindi si è alzato, ha pulito la pistola dalle impronte digitali, l’ha riposta con cura sullo scrittoio, ha spostato il bossolo, forse perché faceva disordine dov’era, quindi è ritornato a letto e, poi, è morto.

Come si può vedere tutti questi casi citati presentano alcuni aspetti in comune:

–          Tutti i corpi presentano lesioni immediatamente precedenti il suicidio difficilmente spiegabili con la dinamica suicidaria ma, più verosimilmente, compatibili con una colluttazione;

–          In tutti i luoghi del ritrovamento, inspiegabilmente, vi sono, o mancano, oggetti.

–          Le attività investigative sono state carenti e contraddittorie.

 

Tutti suicidi anomali ma, come dicevo, di suicidi anomali in Italia ce ne sono stati tanti, alcuni così macroscopici da indurre un magistrato, Mario Almerighi[1], a scrivere un libro su queste “anomalie” prendendo in esame in maniera approfondita i suicidi sopra citati (Castellari, Cagliari e Gardini).
E’ un libro che a molti parrà, a tratti, incredibile. Ad altri, prevalentemente a coloro che si occupano professionalmente da anni di queste cose, farà dire, invece: Ancora una volta il meccanismo si è messo in moto e, ancora una volta, con tragico successo.


*****

La nostra storia apre lo scenario su una ipotesi agghiacciante: anche il sistema uccide. Uccide chi diventa inaffidabile…Nel pieno di Tangentopoli muoiono tre persone: Sergio Castellari, Gabriele Cagliari e Raul Gardini. Per i giudici si tratta di tre suicidi: Non sempre la verità giudiziaria coincide con la verità dei fatti”.

[1] Mario Almerighi entra in magistratura nel 1970. pretore in Sardegna e poi Genova, fa parte del gruppo di magistrati chiamati “pretori d’assalto”. Nel 1976 è eletto al Consiglio superiore della magistratura. Nel 1988 fonda insieme a Giovanni Falcone una nuova corrente di magistrati. Nel 1998 è eletto presidente dell’Associazione nazionale magistrati ma si dimette dopo 48 ore. Sino al 2012 è stato Presidente del tribunale di Civitavecchia.

Pubblicato da Paolo Franceschetti 

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