Siti israeliani presi d’assalto da pirati informatici sauditi e di Gaza. Attaccato il sito della borsa titoli di Tel Aviv, mentre gli hacker chiamano alla cyber guerra contro l’occupante. L’esperto Khooli avverte: “Nel lungo periodo il mix di oppressione e conoscenze tecnologiche potrà danneggiare Israele”

La nuova frontiera della resistenza palestinese all’occupazione potrebbe passare per un computer. Gli attacchi cyber da parte di hacker che si definiscono pro-palestinesi continuano. Ultimo in ordine di tempo quello contro i siti della borsa titoli di Tel Aviv e della compagnia aerea El Al Israel. A firmare l’aggressione che ha bloccato per qualche ora i due siti internet è stato un gruppo di hacker ribattezzatosi Nightmare. “Ad essere attaccato è stato il nostro sito – ha spiegato la portavoce della Tel Aviv Stock Exchange, Idit Yaaron – ovvero il sito che fornisce informazioni. Ma il computer principale, quello che gestisce le transazioni finanziarie non è stato raggiunto e il mercato non si è fermato”. Per alcune ore fino al pomeriggio il sito era irraggiungibile: chiuso per manutenzione, si leggeva nelle due homepage. Gli hacker pro-palestinesi avevano avvertito l’agenzia web israeliana di informazione, Ynet News, dell’attacco cyber che stavano per compiere. Molti pensano si tratti dello stesso gruppo che pochi giorni fa dall’Arabia Saudita aveva pubblicato i dati di migliaia di carte di credito israeliane.
Ma non solo. Lo scorso 12 gennaio, si è attivato un secondo gruppo di pirati informatici, i Gaza Hacker Team, che ha preso di mira il sito ufficiale dei Vigili del Fuoco dello Stato di Israele e quello del vice ministro degli Esteri, Danny Ayalon. L’homepage del sito dei Vigili del Fuoco è diventato nero ed è apparso il messaggio “Siamo entrati nei vostri siti e continueremo così fino a quando ne soffrirete”. Per delle ore il sito www.102.co.il è rimasto inaccessibile. 
Situazione simile nel sito di Ayalon, che ha successivamente definito l’attacco “un atto di terrore, risponderemo con forza agli hacker che danneggiano la sovranità israeliana”. Nel sito del vice ministro, il Gaza Hacker Team aveva fatto apparire una sua foto calpestata da un piede. 
Aggressioni multiple che il movimento islamista di Hamas dice di aver gestito. “Un segno di creatività da parte dei giovani arabi”, l’ha definito Sami Abu Zuhri, portavoce del partito che governa la Striscia: “Gli hacker arabi stanno lottando contro Israele nel cyberspazio, una nuova forma di resistenza contro l’occupazione israeliana. Hamas chiama la gioventù e i pirati informatici arabi a giocare il loro ruolo contro i crimini israeliani”.

Che l’attacco lanciato dal saudita 0xOmar sia davvero guidato da Hamas è tutto da verificare. Certo è che il danno provocato è stato significativo: i dati dettagliati di circa 400mila carte di credito israeliane sarebbero state messi online il 3 gennaio; altre 11mila il 6. Un’aggressione informatica a cui Israele ha risposto pubblicando i dati di 217 carte di credito saudite. 
“Questo è l’inizio della guerra informatica contro Israele, non sarete più al sicuro”, ha scritto il pirata saudita 0xOmar su Pastebin.com, chiamando altri hacker ad arruolarsi contro il “nemico israeliano”. Le tre maggiori compagnie israeliane, tra cui IsraCards e DinnerDash, hanno ridimensionato i numeri: sarebbero state solo 14mila le carte di credito pubblicate online.
A preoccupare le autorità israeliane, come spiegato da Yoram HaCohen, funzionario del Ministero della Giustizia, “non è stata la pubblicazione di simili dati, perché le carte di credito possono essere cancellate, quanto piuttosto le informazioni personali dei proprietari: indirizzi mail, password e carte di identità”. 
“Molti servizi di intelligence in tutto il mondo hanno creato divisioni speciali contro gli attacchi informatici – ha spiegato il ricercatore e consulente palestinese, Abed Khooli – Lo stesso Stato di Israele lo ha fatto, arruolando 300 esperti in guerre cyber. Negli attacchi contro Israele dell’ultimo mese possiamo notare un tipo di aggressione messo in pratica da individui o gruppi che non sono collegati a reali entità sul terreno. La maggior parte di questi hacker è mosso dalla lotta contro la tirannia e le ingiustizie: è il caso del gruppo che ha rubato le carte di credito da grandi compagnie e ha compiuto donazioni. Questo genere di attacchi può essere fatto rientrare nella cosiddetta e-resistance, una resistenza che passa per la rete e che opera per smascherare regimi quali l’occupazione militare israeliana”. 
Un tipo di aggressioni via etere che nel breve periodo appaiono poco efficaci, ma che nel lungo potrebbero rivelarsi realmente dannosi per il Paese preso di mira da “combattenti” invisibili: “Fino a quando i palestinesi useranno le porte d’accesso israeliane – ha continuato Khooli – cambiamenti reali ed effetti concreti resteranno limitati, soprattutto se si tiene contro dell’esperienza israeliana in questo settore e dei software per garantire la sicurezza messi in piedi dalle compagnie israeliane. La vera minaccia a tali sistemi arriverà da un mix di oppressione sociale e miglioramento delle conoscenze informatiche. Potremmo presto ritrovarci di fronte ad una situazione per cui il sistema di sicurezza obsoleto di uno Stato soccomberà di fronte ad un ragazzino con l’iPhone”.
Insomma, Israele dovrebbe tenere gli occhi ben aperti. Come conclude Khooli, “l’oppresso non si arrende facilmente, la Storia ne è testimone. Se l’informazione tecnologica vincerà sulla superiorità militare, un popolo occupato potrà approfittarne”.

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