di: Giancarlo Perna

Ogni tre mesi, Luca Cordero di Montezemolo fa sapere che potrebbe entrare in politica. Se salta un trimestre, a ricordarci che Luca potrebbe entrare in politica è Diego Della Valle. I due sono in simbiosi e marciano insieme per il futuro d’Italia.
È un dato dell’esperienza che dietro ogni imprenditore c’è un politico e viceversa. Così, Diego il calzaturiere e Luca l’aspirante premier, si offrono in kit come soluzione per il dopo Berlusconi. Sono in offerta speciale: paghi uno, prendi due. Se ci decideremo per Luca a Palazzo Chigi sarà di gran moda indossare scarpe Tod’s, arredare Frau, leggere il Corsera e circondarci di tutte le amene cose che il duo da anni cura e produce insieme. Saremo finalmente un Paese unito e omogeneo, frau disteso e tod’s calzato.
I due avanzano come il gatto e la volpe e si scambiano il ruolo di canide o felino in base alle circostanze. Hanno molto in comune a cominciare aspetto. Capelli lunghi e più vaporosi Diego, ciuffosi l’altro; di un’eleganza commendatorizia il calzaturiere, tipo partita di cricket il candidato premier. Ma entrambi così similmente snob da evocare due tartine di caviale a passeggio sul ponte di uno yacht. Pur essendo più anziano di sei anni, il sessantatreenne Cordero è più snello e ha un’aria sportiva più dell’altro che è rotondetto e posapiano. Diego però è più svelto, impiccione e provocatorio. Entrambi sono Cavalieri del lavoro, onorificenza quirinalizia. Il primo a ottenerla è stato il più giovane Della Valle, nel 1996, ai tempi di Oscar Luigi. Luca se ne è potuto fregiare solo nel 2002, grazie a Ciampi e a Schumacher che, al tempo della presidenza Ferrari, gli faceva vincere un Gran premio dietro l’altro.

Pur essendo un manager strapagato (il terzo d’Italia), Montezemolo non regge il confronto con la ricchezza del suo amico. L’industria scarparia di Della Valle è un gigante che gli ha consentito di investire in mille altre risorse. Con piccole quote – due per cento qua, zero virgola là -, lo zampino di Diego è ovunque: nel lusso, in Mediobanca, nel Cda del Corriere della Sera, in Piaggio, nella Ferrari, nella Fiorentina calcio. Nonostante sia spesso un lillipuziano di fronte a giganti, avere Della Valle seduto in Cda è come avere un tarlo nella sedia. È di una petulanza e di un’aggressività da cavernicolo mesozoico.

Negli ultimi tempi se l’è presa con Cesare Geronzi dandogli dell’arzillo vecchietto e simili inurbanità che, fossi stato io al posto di Cesare, l’avrei riempito di pacchere. E invece l’ha centrato e fatto dimettere. Adesso spara pallottole contro l’Ad della Ferrovie, Mauro Moretti, che però è una lenza quanto lui e gliele ricaccia in gola. Secondo Diego, che con Montezemolo ha messo su un’azienda di treni alta velocità (Ntv) di cui si parla molto ma che non decolla mai, Moretti si tiene stretto il monopolio del binario e impedisce a Ntv di debuttare. Anche qui, gatto e volpe si alternano. Se non è Della Valle a pigliarsela con Moretti, lo fa Montezemolo che però, per lo sguardo mite da vitello, è meno efficace.

Dove la somiglianza della coppia rasenta l’identità è nelle complicanze della vita sentimentale. Della Valle ha avuto tre mogli, due delle quali, la prima e l’attuale, sono germane. Le sorelle Pistilli, Simona e Barbara. Da Simona ha avuto un figlio ormai grande che vive a New York e lavora nel gruppo. Con Barbara ha invece concepito un rampollo, oggi tredicenne, che abita con i genitori nella splendida Villa marchigiana di Brancadoro. Il fanciullo rappresenta una rarità antropologica essendo contemporaneamente cugino e fratello del maggiore.

Montezemolo ha invece avuto quattro storie importanti, con due mogli e quattro figli da tre donne diverse. L’ho scritto apposta a mo’ di sciarada per incuriosirvi. Togliamo subito Edwige Fenech, il suo amore più noto e litigioso tanto che le urla dell’attrice si sentivano per tutta Capri dove sia Luca che Diego sono di casa. È stata una lunga burrasca ma, finita, non ha lasciato code. I quattro figli li ha invece avuti, uno dalla prima moglie, due dall’attuale, il quarto – che è poi il secondo in ordine di tempo e una bambina – l’ha concepito con la giornalista Barbara Parodi Delfino che ha avuto – come ha raccontato – vari figli da diversi mariti, uno dei quali è Paolo Mieli, l’ex direttore del Corsera. Con due o tre riletture di quanto sopra, la sequenza vi sarà chiara.

Poiché abbiamo parlato di giornalisti, è grazie al contributo dei nostri colleghi che si rafforza il gemellaggio Diego-Luca. Tutti e due si trovano accanto una grande penna di propria fiducia in caso di discesa in campo. Quella di Montezemolo, è Paolo Mieli. Sì, proprio il futuro marito della madre della secondogenita di Luca (vedi sopra). Mieli, ogni volta che Montezemolo ha accennato all’eventualità che forse, in date circostanze, un domani, chissà potrebbe condizionatamente candidarsi, ha subito rotto gli indugi dicendo: fallo, ti sarò a fianco!

È sgradevole – ma fa parte del mestiere – ricordare che il medesimo Paolo schierò il suo Corsera con Prodi e che Prodi naufragò. Il giornalista fiduciario di Della Valle, è invece Chicco Mentana. Darò un dolore a Carlo Rossella che ha sempre pensato di essere lui il prediletto, ma è così. Chicco non ha mai mancato un lieto avvenimento Tod’s, come inaugurazioni di scuole per maestranze ecc. e quando ha celebrato il suo ultimo matrimonio ha fatto festa nella dellavallesca dimora di Brancadoro.

L’unica differenza del ticket siamese sono i natali. Il nonno di Diego e fondatore della dinastia scarpesca era un calzolaio di genio. Gli avi di Cordero di Montezemolo furono cavalieri sabaudi del Basso Piemonte. Il padre, marchese Massimo, era padrone di acri in Emilia.

Corre anche la leggenda che il ragazzo sia in realtà figlio di Gianni Agnelli. Per puntellare favola – che fa torto alla nobildonna Clotilde Neri, la mamma novantenne – si è perfino fatto notare che corderos in spagnolo significa «agnelli». Baie. Vero invece che Luca ha percorsa l’intera carriera sotto l’ala dell’Avvocato. Non c’è settore dell’universo agnellesco dove non abbia ficcanasato. Dalla Ferrari alla Cinzano, dall’Ifi alla Juventus, dalla Stampa alla Fiat.

Contrariamente alla fama di eterno trionfatore, Luca ha avuto le sue sconfitte. Nel ’91 diresse la Juventus che arrivò settima in A e fu esclusa dalle gare internazionali. Non accadeva da 27 anni. Ma l’incidente più imbarazzante, è dei primi anni ’80. Luca era addetto alle pr Fiat, quando l’ad, Romiti, si accorse che «vendeva» agli industriali gli incontri con Agnelli. Il giovanotto fu allontanato immantinente dall’azienda e gli occorse tempo per recuperare la fiducia. «Certamente non lo voterei», ha detto recentemente Romiti ricordando l’episodio.

Ma Luca si piace e se ne impipa.

Wall Street Italia

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