Miglioramenti con la direttiva europea sui tempi di pagamento, ma lo stock da smaltire continua a preoccupare gli artigiani. Nella Penisola continuano a volerci più di 100 giorni per incassare una fattura, contro i 15 tedeschi

Meno debiti “fisiologici”, cioè quelli legati ai tempi di pagamento indicati dai contratti che legano i fornitori alla Pubblica amministrazione, ma una situazione ancora molto tesa per quanto riguarda i debiti che scaturiscono dai veri e propri ritardi nel liquidare le fatture da parte dei committenti pubblici. In tutto, si tratta di 65 miliardi che mancano ancora all’appello sui conti correnti delle imprese che prestano i loro servizi alla Pa.

La ricognizione arriva dalla Cgia di Mestre, che spacchetta in 31 miliardi la componente detta “fisiologica” – ovvero coerente al rispetto dei tempi contrattuali – e in 34 miliardi la quota di debiti legati ai ritardi dei pagamenti. Sul primo versante, come accennato, si registra un miglioramento rispetto all’inizio della crisi (2008), soprattutto grazie alla direttiva europea del 2013 che ha previsto 30 giorni massimi per i pagamenti (con deroghe a 60 per sanità e altri casi), alla quale l’Italia fatica comunque ancora ad adeguarsi. Sul versante dei ritardi veri e propri, il livello dei debiti rimane elevato se pur in dimunizione negli ultimi anni.

Debiti commerciali PA: elevati e più della metà è dovuta ai ritardi
ANNI STIMA DEBITO PA (*)
(IN MLD €)
TOTALE di cui:
fisiologici
di cui:
dovuti a ritardi
2008 68 47 21
2009 77 49 29
2010 81 53 27
2011 85 47 37
2012 94 40 53
2013 76 34 43
2014 72 32 40
2015 65 31 34
VAR. %
2015/2008
-5% -34% +62%

Elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati Banca d’Italia
(Relazione Annuale del 31/05/2016 e QEF 295)

(*) I dati fanno riferimento sia alla parte corrente che alla parte capitale. Sono inclusi i crediti ceduti in pro-soluto.

“Anche se a nostro avviso il dato è  sottodimensionato – segnala il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia, Paolo Zabeo – dall’ultima stima elaborata dalla Banca d’Italia emerge che i mancati pagamenti della Pa ammontano a 65 miliardi di euro”. Il problema per l’associazione degli artigiani è strutturale. “Secondo Intrum Justitia, che monitora annualmente i ritardi di pagamento di tutte le Pa d’Europa, l’Italia rimane fanalino di coda nella graduatoria dei 27 paesi Ue – prosegue Zabeo – con un tempo medio di pagamento registrato quest’anno di 131 giorni. Un arco temporale più che doppio rispetto al limite fissato da Bruxelles. In altre parole, a differenza di quanto sostiene la Banca d’Italia, noi riteniamo che anche una buona parte di questi 31 miliardi di euro siano ascrivibili alla cattiva abitudine della nostra Pa di pagare con grave ritardo i propri fornitori”. Tanto che Bruxelles ha messo sotto procedura d’infrazione il Belpaese sul rispetto della direttiva.

La Cgia riconosce che “gli ultimi 3 esecutivi che si sono succeduti in questi anni hanno messo a disposizione più di 56 miliardi per abbassare lo stock di pagamenti arretrati”, ma il timore è che le altre richieste provenienti in questo periodo dal tessuto sociale (dai contratti pubblici alle pensioni), e la frenata del Pil distolgano da questo problema: “Non vorremmo che si decidesse, tra le altre cose, di ritardare ulteriormente i pagamenti della Pa. Una prassi, quest’ultima, che fino a qualche anno fa ha consentito a molti esecutivi di recuperare ingenti somme di liquidità, gettando però sul lastrico moltissime imprese”.

RANK
(PER TEMPI 2016)
PAESI PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
A IMPRESE
I tempi di pagamento della PA in Europa
Numero di giorni e variazione in termini assoluti
2015 2016 Var. gg.
2016-2015
1 ITALIA 144 131 -13
2 GRECIA 49 115 +66
3 SPAGNA 103 98 -5
4 PORTOGALLO 94 76 -18
5 BELGIO 69 64 -5
6 FRANCIA 62 58 -4
7 CROAZIA 48 57 +9
8 SVIZZERA 40 45 +5
9 IRLANDA 28 40 +12
10 PAESI BASSI 32 39 +7
11 AUSTRIA 32 38 +6
12 BOSNIA 42 38 -4
13 SLOVACCHIA 23 38 +15
14 SLOVENIA 35 38 +3
15 BULGARIA 52 34 -18
16 SVEZIA 32 33 +1
17 REGNO UNITO 24 30 +6
18 DANIMARCA 27 29 +2
19 UNGHERIA 42 29 -13
20 LITUANIA 15 29 +14
21 POLONIA 33 29 -4
22 NORVEGIA 32 27 -5
23 REPUBBLICA CECA 29 25 -4
24 ESTONIA 21 23 +2
25 FINLANDIA 22 23 +1
26 LETTONIA 18 18 +0
27 GERMANIA 19 15 -4
MEDIA EUROPEA (*) 43 45 +2

Elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati Intrum Justitia
(*) Calcolata come media semplice dei 27 paesi in tabella

FONTE: repubblica.it

Commenta su Facebook