Da corsairvoice

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L’era dei “modernizzatori”:

Con la caduta del muro di Berlino il mondo è sicuramente cambiato. Con esso anche le vecchie ideologie furono spazzate via dalla storia, per il mutare radicalmente dei nuovi scenari politici ed internazionali. Vecchie classi politiche avevano bisogno di ricollocarsi, di modernizzarsi, per restare al passo col nuovo corso che coinvolgerà il mondo. Soprattutto le forze della cosiddetta “sinistra” hanno avuto a che fare con questo processo, dovendosi slegare a tutti gli effetti con le ideologie del passato, per abbracciare i nuovi dogmi del mercato e dell’internazionalizzazione dei capitali. A poco a poco questo processo coinvolgerà tutti i partiti degli stati europei, per tutta la decade degli anni ‘90. Il nuovo “mantra” della sinistra europea sarà la cosiddetta “terza via”, teorizzata dal sociologo britannico della London School of Economics Anthony Giddens, che si proponeva di creare un progetto politico che si inserisse tra il neoliberalismo e la socialdemocrazia. Esso prevedeva una forma un po’ evoluta tra il progetto neoliberale versione ThatcherReagan e quello neosocialdemocratico dei democratici statunitensi, per rispondere alla sfida della globalizzazione, con i connotati del fondamentalismo di mercato miscelato al carattere vanamente “solidaristico”.[1]

Prima della “terza via”: a Londra per un tè…

20060822-occhetto-150x150.jpgNel febbraio del ’94, a pochi giorni dalle elezioni in Italia, il candidato del PDS(Partito Democratico della Sinitra) – Achille Occhetto – oramai slegato a tutti gli effetti dai dogmi del passato, decide di volare alla volta di Londra, per legittimare se stesso e il suo partito nei confronti della grande finanza. Dinanzi a 29 investitori istituzionali, “da Merryll Lynch ad Equitable Life, da Rotschild Asset Management a Morgan Stanley, da J.P. Morgan a Lazard”, cioè coloro che detenevano nei loro portafogli il 60% degli investimenti che da Londra prendevano la strada per l’Italia, Occhetto li rassicurò dichiarando che per lui e il suo partito “il mercato era l’unica via”.[2] A chi gli chiese con insistenza cosa ne pensasse delle privatizzazioni Occhetto rispose: “giudichiamo necessario un irrobustimento del sistema industriale italiano; in questo senso ci siamo dichiarati a favore della privatizzazione delle imprese pubbliche, con l’ obiettivo di creare una pluralità di soggetti imprenditoriali”. E aggiunse sulle altre riforme da compiere: “pensiamo che si debba andare a una riorganizzazione del sistema finanziario e bancario. E che in questa strategia sia fondamentale il ruolo del risparmio privato”.[3] Musica per le orecchie degli investitori della City, che temevano di incagliarsi in un sistema Italia ancora troppo regolamentato e asfittico; infatti, i commenti sul candidato del PDS non potevano che essere favorevoli: “siamo rimasti molto e favorevolmente impressionati dal programma che Mr. Occhetto è venuto a presentare agli investitori della City di Londra, due settimane fa: ottimo mix di realismo e buone intenzioni circa il futuro delle privatizzazioni, la volontà di risolvere il problema del debito pubblico, ecc., decisamente rassicurante per gli investitori istituzionali”.[4] Questo, altro non è che il quadro lampante della trasformazione avvenuta tra le forze progressiste in Italia e poi, come più tardi avverrà, nel resto d’Europa.

Sotto il segno dell’Ulivo…

E’ nel 1996 che il centrosinistra, guidato dall’ex presidente dell’IRI Romano Prodi,prodi.jpg vinse le elezioni. Subito il nuovo governo, nel nome della concorrenza e della competitività, siglerà il cosiddetto “patto sul lavoro” che prevedeva le prime forme di flessibilizzazione del lavoro e dei salari. Ma è con la “legge Treu” del 18 giugno 1997, che il governo sancisce la piena deregolamentazione del mercato del lavoro e la sua ulteriore flessibilità.[5] Risale invece al settembre ’97 la riforma del welfare, che portò a tagli draconiani e richiami all’insegna del rigore, voluta fortemente da Prodi e dal ministro dell’Economia Ciampi “perché essenziale per il cammino verso l’entrata nella moneta unica europea”, come affermò lo stesso premier.[6] Anche grazie ai governi di centrosinistra, come sottolineò soddisfatto Prodi, l’Italia “tra il 1992 e il 2000, ha conquistato il record europeo di privatizzazioni in termini quantitativi e numerici. Questo rende il nostro Paese, in termini di privatizzazioni, secondo soltanto alla Gran Bretagna”.[7] La Gran Bretagna della lady di ferro Margaret Thatcher e del neolaburistaBlair…

Il Thatcheriano tinto di rosa: Tony Blair

TONY-BLAIR_386691a.jpgE’ nel maggio del ’97 che la “scossa” arrivò in Gran Bretagna. Dopo 18 anni ininterrotti di governo conservatore Thatcher/Major, finalmente, ritornò in auge il Partito Laburista, guidato dal rampante Tony Blair. E’ proprio su di lui che, Anthony Giddens, disegnò la sua idea di “terza via”. Infatti, il “New Labour” di Blair, si propose come il bastione del cambiamento, in primis all’interno del partito, al motto di “o ci modernizziamo o moriamo”.[8] Infatti, il New Lab, abbandonò per sempre i concetti del controllo pubblico, della difesa del minimo stato sociale rimasto in piedi dopo il “ciclone” Thatcher ecc., per ergersi a paladino dei “salutari profitti” per la grande impresa e accettatore soddisfatto delle “inevitabili ineguaglianze di reddito”, come affermò il collaboratore di Blair “Peter Mandelson”.[9] Questo altro non faceva che inserire Blair ed il suo New Lab in continuità con la controrivoluzione liberista degli anni ’80, firmata Thatcher/Reagan. Il progetto neolaburista di Blair fu incentrato, come affermerà lui stesso, sul “bisogno di efficienza, di competitività, di identità”, e contro ogni tipo di “regolamentazione, limite, barriera”.[10] A livello programmatico, la lotta di Blair si basò sulla modernizzazione del mercato del lavoro e la riforma dei servizi pubblici: sul primo punto, lo stesso Blair disse che“la flessibilità del lavoro è l’obiettivo stesso della lotta dei socialisti”;[11] sul secondo, invece, quello della riforma dei servizi pubblici(sanità, istruzione, trasporti) che gli anni del thatcherismo avevano lasciato stremati, l’obiettivo di Blair fu quello di creare le cosiddettePPP, e cioè le “public-private partnership”. Questo portò alla “collaborazione” degli apparati pubblici con le “fondazioni private”, come nel caso del servizio sanitario nazionale che comperava per milioni di sterline i servizi di assistenza dai privati, la privatizzazione completa dei servizi di gestione delle scuole, la gestione delle metropolitane affidate alle compagnie private ecc. In poche parole, con questo sistema, i soldi pubblici finanziavano le tasche delle fondazioni private che non avevano nessun interesse nel migliorare i servizi.[12]Queste, furono le principali modernizzazioni degli anni del laburismo rampante di Tony Blair e della cosiddetta “Cool Britannia”.

Lo zio d’America: Bill Clinton

custom_1249356214076_bill-clinton.jpgNell’ambito della terza via internazionale, è possibile annoverare anche Bill  Clinton, eletto nel 1992 alla presidenza degli Stati Uniti. Fu proprio il presidente democratico statunitense ad eliminare alcuni dogmi presenti ancora nella già moderna America: in primis è stato uno dei fieri oppositori del programma federale di welfare, avendo imposto numerosi tagli, poi, è stato colui che ha fortemente deregolamentato il settore finanziario. Infatti, nel ’99, fu Clinton che firmò la legge che abolì il Glass-Steagall Act, la legge ideata dall’Amministrazione di Franklin D. Roosevelt, progettata per impedire che le istituzioni finanziarie diventassero così grandi da fallire. Questo venne fatto con la firma del Financial Services Modernization Act, che ha abolito la separazione tra le grandi banche d’affari di Wall Street e le banche di investimento al consumo. Così Clinton commentò la sua riforma: “in sette anni abbiamo cercato di modernizzare l’economia, e oggi quello che stiamo facendo è la modernizzazione del settore dei servizi finanziari, abbattendo quelle leggi antiquate e concedendo alle banche importanti nuovamente la loro autorevolezza”. Uno dei beneficiari di quella legge fu la Citigroup, una società che fu il risultato di una fusione che sarebbe stata vietata dal Glass-Steagall Act. Nella Citigroup vi erano: Sandy Weil, amministratore delegato del gruppo, amico e sostenitore finanziario di Clinton; e Robert Rubin, segretario al Tesoro del governo Clinton e manager multimilionario della Citigroup. Un anno dopo, Clinton firmò laCommodity Futures Modernization Act, che esentava dal rispetto delle regole tutte le obbligazioni dei derivati e dei credit default swap, che si sarebbero rivelati poi altamente tossici. Quella normativa portò all’esplosione del mercato non regolamentato dei mutui basati su strumenti finanziari, i quali saranno alla base della crisi del 2007-2008. Queste furono le maggiori modernizzazioni di cui Clinton, ancora oggi, si vanta.[13]

Le “think tanks” della terza via

I “serbatoi di pensiero” che influenzarono i politici della terza via, si svilupparono soprattutto in Italia e in Gran Bretagna. In Italia, una grande importanza la rivestirà l’Arel (Agenzia di ricerche e legislazione), fondata negli anni ’70 da Beniamino Andreatta e da ambienti vicini alla sinistra DC, per competere con l’Istituto Gramsci, di area comunistaVicina alla grande industria italiana e finanziata da Umberto Agnelli, durante la prima repubblica, dalle sue fila usciranno numerosi ministri. Durante gli anni ’90, sarà al fianco dell’Ulivo, avendo tra le sue fila personaggi di spicco come ProdiViscoEnrico Letta, e sarà impegnata nell’appoggiare il progetto delle privatizzazioni, e la completa riforma del sistema pensionistico italiano.[14] Altra think tank vicina al centrosinistra è la Nomisma, fondata da alcuni dirigentinomisma.jpgdella Bnl nel 1981, i quali affidarono a Prodi il compito di organizzare scientificamente il lavoro di ricerca. In poco tempo Nomisma diventò una delle principali società italiane di studi economici. Controversi furono alcuni casi in cui il centro studi si trovò coinvolto: i rapporti a doppio filo con la Fiat, le consulenze sull’alta velocità e il cosiddetto affare Mitrokhin.[15] In Gran Bretagna, invece, le istituzioni vicine al New Labour di Blair erano essenzialmente due: la Fabian Society e la London School of Economics. La Fabian Society, da sempre matrice ideologica del partito laburista, è 79.jpgla stessa che ha dato vita alla famosa università, dalla quale sono uscite le maggiori élite nazionali e non. Le radici fabiane, gradualistiche, transnazionali dovevano indurre la severa think tank di sinistra ad aprire le porte anche a luminari di grande fama e orientamento opposto, come il liberista von Hayek e il rigoroso antistoricista Karl Popper. Blair, ai suoi tempi migliori, l’aveva elevata al rango di palestra filosofica e campo di addestramento per le nuove generazioni neolaburiste.[16]

Queste sono le belle anime del centrosinistra internazionale, fraudolentemente vicino alle istanze dei lavoratori e delle classi medio-basse, ma in realtà, portatore sano delle richieste della grande finanza e della grande industria. Essi sono vittime e carnefici, come gli amici/nemici conservatori, del dogma neoliberista. Solo la facciata sembrerebbe distinguerli, dato che, nelle questioni di grande importanza, le loro politiche perseguono gli stessi obiettivi e raggiungono – molto spesso – gli stessi risultati.

note:

[14]http://archiviostorico.corriere.it/1996/maggio/19/pensatoio_dell_Ulivonomics_co_0_9605196466.shtml

[15]http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/cronaca/2011/5-ottobre-2011/nomisma-30-anni-think-tank-prodiano-1901727011174.shtml

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