di  Arianna Di Genova 

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Larissa Sansour è un’artista palestinese che era stata scelta per partecipare al premio Lacoste Elysée Prize. Ma la sua opera, forse troppo impegnata, ha allarmato il celebre brand che le ha chiesto di ritirarsi.

La Lacoste, il celebre brand francese per l’abbigliamento, avrebbe pesantemente censurato l’artista di Betlemme Larissa Sansour che figurava fra gli 8 finalisti del premio fotografico (25,000 euro il budget) Lacoste Elysée Prize, che si svolge sotto il patrocinio del museo di Losanna. Ma la nota azienda ha chiesto che il nome di Sansour fosse rimosso prima che la giuria si riunisse per decretare il vincitore (nel gennaio 2012) perché la sua opera era troppo «pro Palestina».

In qualità di candidata, Sansour si era aggiudicata una borsa di studio di 4.000 euro e aveva carta bianca per la produzione di un portfolio di immagini da sottomettere al giudizio del team dei giurati. Il tema affrontato dai concorrenti al premio riguardava la “Gioia di vivere” e l’assunto era che ognuno «era libero di interpretarlo a proprio piacimento, in maniera diretta o indiretta, con umorismo o autenticità». Larissa Sansour aveva preparato il suo portfolio partendo dal progetto «Nation Estate», dove – mixando architettura e finzione – mostrava al pubblico la nascita di uno stato palestinese sotto forma di un grattacielo circondato da un muro in cemento armato. In diversi piani che rappresentavano altrettante città, veniva collocata l’intera popolazione palestinese.

L’opera, ha spiegato l’artista, è stata concepita alla vigilia della richiesta di adesione alle Nazioni Uniti da parte della Palestina. Ma a dicembre è arrivata la sorpresa: niente più candidatura, il suo nome era stato cancellato dalla shortlist. La Lacoste infatti avrebbe fatto pressione sul museo svizzero affinché annullasse quella presenza «conturbante». Addirittura, avrebbe chiesto all’artista stessa di auto-cassarsi dalla competizione, firmando un documento in cui annunciava un ritiro «spontaneo».

Scioccata, Larissa Sansour ha affidato la sua tristezza a Facebook. «Quest’anno – ha scritto – la Palestina è stata ufficialmente ammessa nell’Unesco, così ci hanno voluto ridurre al silenzio. Spesso ho avuto contrasti nel mio lavoro perché sono un’artista impegnata politicamente ma mai mi era capitato di essere censurata dalle medesime persone che mi avevano scelta e nominata. E’ tutto così inquietante..». Il museo de l’Elysée ha cercato di mediare offrendo alla fotografa di presentare il suo progetto fuori dal premio, in un’altra occasione. La Lacoste, invece, si è chiusa nel mutismo, evitando ogni commento sull’accaduto.

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