(Erika Munno) L’Open Government Partnership (OGP) è un’iniziativa multilaterale di diversi Governi, lanciata nel 2011 dal Presidente Obama, con la finalità di promuovere politiche pubbliche che favoriscano la partecipazione, la trasparenza, la lotta alla corruzione e l’uso delle tecnologie da parte dei governi. Nel concreto il modello di OGP prevede che ciascuno stato membro predisponga, con la collaborazione della società civile, un piano di azione biennale che contenga le attività che intende svolgere, al fine di incentivare e realizzare politiche pubbliche innovative e aperte. Al termine di ogni ciclo biennale, il lavoro delle amministrazioni viene poi valutato da un organismo indipendente.

Il terzo piano d’azione

L’Italia ha aderito all’iniziativa sin dal principio. Attualmente, siamo già entrati nella fase di attuazione del terzo piano d’azione, quella più delicata. Le attività di elaborazione, attuazione e monitoraggio, per il periodo 2016-2018, sono state affidate al coordinamento del Dipartimento della Funzione Pubblica: il piano è stato scritto tra giugno e luglio, attraverso un processo partecipato tra amministrazioni e il Forum della società civile (una delle novità di questo piano è che il Forum è diventato un soggetto riconosciuto e membro stabile delle attività OGP), e, successivamente, sottoposto a ulteriore consultazione; il piano contiene 34 azioni suddivise per aree di intervento (rispettivamente, open data e trasparenza, partecipazione e accountability, cittadinanza digitale e innovazione) che coinvolgono sia amministrazioni centrali sia, per la prima volta, alcune amministrazioni locali. Sul sito www.open.gov.it si possono trovare tutti i materiali, compresa la versione finale del terzo piano, che sono stati utilizzati e prodotti durante tutto il processo.

I registri e le agende pubbliche

Durante i lavori per la stesura del piano uno dei temi dibattuti al tavolo di lavoro “open data e trasparenza” è stato quello della regolamentazione della partecipazione dei portatori di interesse ai processi decisionali, perché l’Italia, come è noto, è carente di iniziative su questo fronte e soprattutto di una politica nazionale organica e che sappia coordinare tutte le diverse azioni che stanno nascendo a vari livelli di governo. I progetti che sono stati elaborati durante gli incontri tra amministrazione e società civile, su questo tema, sono due: “Trasparenza elettorale” e “Tracciabilità dei processi decisionali”.

Il primo progetto è stato presentato da Libera, Riparte il Futuro e Transparency International Italia e consiste nella pubblicazione dei dati su candidati e eletti per consentire un voto informato e consapevole. Il secondo progetto si compone di tre obiettivi: la creazione di un registro pubblico nazionale dei portatori di interesse e di un’agenda pubblica degli incontri e la creazione di una legislative footprint, cioè lamappatura dell’iter parlamentare di ogni legge.

Queste due azioni proposte dalla società civile hanno, alla fine, ispirato tre amministrazioni: due locali, cioè il comune di Roma e quello di Milano e una centrale, cioè il Ministero per lo sviluppo economico (MISE). Nello specifico le azioni adottate (che nel terzo piano pubblicato sul sito sono maggiormente dettagliate e dotate di un cronoprogramma per il monitoraggio dell’attuazione) prevedono per il Comune di Roma l’istituzione di un registro e la pubblicazione dell’agenda dell’Assessorato Roma Semplice di Flavia Marzano, per il Comune di Milano l’istituzione dell’agenda dell’Assessore a Partecipazione, Cittadinanza attiva e Open data, Lorenzo Lipparini. Entrambe le azioni sono attualmente in fase di sperimentazione solo per gli assessorati citati e saranno poi estese alle intere giunte.

Infine, discorso a parte merita l’azione del MISE che prevede di istituire un registro e un’agenda degli incontri di Ministro, Viceministri e Sottosegretari. L’inserimento dell’azione all’interno del terzo piano è stata successiva alla pubblicazione della prima bozza, poi sottoposta a consultazione. L’adesione del MISE è un segnale positivo che testimonia quanto questo processo partecipato abbia già dato i primi frutti, incentivando le PA  ad elaborare progetti e politiche innovative al loro interno e invogliandole a prendere parte di questo processo. Una delle finalità di OGP, infatti, è quella di diffondere la cultura della trasparenza, convincendo e stimolando le PA. Le tre azioni proposte potrebbero, quindi, rappresentare una sperimentazione virtuosa che aprirà la strada alla tento attesa e dibattuta regolamentazione delle lobby.

Nei prossimi giorni vi racconteremo storia e contenuti dei tre progetti, dando voce a coloro che hanno lavorato per la loro elaborazione e, ora, per l’applicazione.

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