fdr zMentre i politici e i tecnici parlano di ripresa, nella società cresce la spinta per riforme vere che possano cambiare l’architettura del sistema finanziario.

Dal 2012 sono state presentate al Parlamento italiano numerose proposte di legge per la separazione tra le banche ordinarie e quelle speculative, ma finora tutti i governi hanno scelto di non sfidare il sistema europeo della banca universale, limitandosi a discorsi più superficiali nella speranza di non inimicarsi i poteri della finanza.

Sono stati presentati due nuovi disegni di legge per la separazione bancaria in Italia nelle ultime settimane. Il primo è quello di Gabriele Chiurli, Consigliere Regionale della Toscana (indipendente, ex-Lega) che dovrebbe seguire una procedura particolare per arrivare in Parlamento. Dopo l’approvazione da parte del Consiglio Regionale (il primo parere favorevole in Commissione è stato dato il 10 giugno) il ddl sarà inviato direttamente alla Camera o al Senato. Dunque non si tratta più di delegare il lavoro al governo, ma arriverà una legge già pre-confezionata. Ecco il testo Proposta di legge al Parlamento per l’introduzione del principio di separazione bancaria

Il testo di Chiurli respinge le misure light in discussione a livello europeo, come il ring-fencing o il semplice blocco della negoziazione in conto proprio (proprietary trading), stabilendo invece unadistinzione netta tra i tipi di istituti, oltre ad indicare un chiaro divieto alle banche commerciali di operare nei mercati finanziari se non in “investimenti classificati a basso rischio, tra cui titoli di Stato e obbligazioni di società partecipate dallo Stato”.

Tra i numerosi ddl proposti sulla scia di quello originale del Sen. Oskar Peterlini (Svp) ci sono quelli di Giulio Tremonti, della Lega, del M5S, e anche uno più debole del Pd. Ora l’unico grande partito che era senza, Forza Italia, si è mosso, con belle parole ma ricette più simili alle misure minimaliste delle istituzioni europee ed americane.

deputati Maurizio Bianconi, Pietro Laffranco, Antonio Marotta, Fabrizio di Stefano (FI) e MassimoCorsaro (FdI) hanno presentato il loro ddl il 27 marzo scorso. Nel corso di una conferenza stampa due mesi dopo Corsaro ha dichiarato:

la separazione tra banche d’affari e banche commerciali è l’unico provvedimento che può garantire risparmiatori e correntisti, siano essi famiglie o imprese, contro l’utilizzo speculativo delle risorse da parte delle banche al solo fine dell’arricchimento dei propri azionisti, con il rischio di vedere distratti i risparmi privati. Non è un caso che una legge analoga, la famosa Glass-Steagall, venne introdotta nella legislazione americana nel 1929 [in realtà 1933 –ed.], quale primo intervento per difendere l’economia dalla Grande Crisi. La sua abrogazione alla fine degli anni ’80, è stata il primo passo verso la finanziarizzazione selvaggia dell’economia, e la costruzione dell’enorme bolla speculativa i cui effetti devastanti affliggono l’Occidente da oltre 6 anni“.

Il testo di presentazione parla anche dell’importanza di distinguere “tra le due tipologie di banche e separando nettamente i soggetti che operano in una delle due categorie da quelli che operano nell’altra”.

Tuttavia nel dispositivo la distinzione si limita a banche che fanno proprietary trading o meno, senza considerare i vari altri modi in cui le grosse banche sono legate ai mercati finanziari; infatti dove è stata attuata questa distinzione le banche hanno dovuto ridurre solo alcune attività, ma sono riuscite ad aggirare le normative ottenendo varie eccezioni e classificando le operazioni speculative in altro modo.

Frattanto aumentano le pressioni anche negli Stati Uniti, dove la Sen. democratica Elizabeth Warren è diventata il punto di riferimento per la battaglia contro le big banks, innescando una pressione popolare che fa paura ai democratici più accondiscendenti verso Wall Street, come il presidente Obama stesso e anche Hillary Clinton, probabile candidata alla Casa Bianca nel 2016.

In risposta alle paure di una nuova ondata di crisi le istituzioni sovranazionali si sono rifiutate per ora di adottare la soluzione della separazione bancaria, approntando invece le misure del bail-in, un meccanismo più innovativo per prendere i soldi della gente e delle imprese.

Ecco Giulio Tremonti che mette in guardia circa il piano per portare via i risparmi con il bail-in, e ribadisce il suo sostegno alla separazione bancaria.

Video – Tremonti: alle porte una nuova crisi

Nel suo nuovo libro Tremonti critica fortemente i tecnici e invoca il ripristino della sovranità nazionale, ma non attraverso l’uscita dell’euro, bensì spuntando l’arma del debito pubblico e dello spread, come spiega in questa intervista a Andrew Spannaus su Transatlantico.org

Italia e Europa: intervista a Giulio Tremonti

Ora che tutti gli schieramenti in Parlamento hanno voluto rimarcare il loro sostegno per una misura tipo Glass-Steagall, sarebbe il caso di fare pressioni perché i vari ddl vengano discussi. Se qualcuno vuole battere i pugni sul tavolo davvero non potrebbe esserci argomento migliore.

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