Preoccupazione in Francia per la decisione della neo premier Theresa May di rinviare il progetto da 22 miliardi per la realizzazione di due reattori nel Sussex affidati all’utility transalpina in crisi finanziaria. Irritazione anche a Pechino: la società di stato Cng coinvolta con un investimento da 7 miliardi

di LUCA PAGNI

Tutto rinviato in autunno. Per il piano di rilancio nucleare della Gran Bretagna bisognerà attendere il prossim0 mese di ottobre. La neo premier Theresa May ha chiesto una pausa di riflessione per studiare il dossier da 22 miliardi per la costruzione di una nuova centrale atomica sulle coste del Sussex. Potrebbe sembrare solo una notizia di politica interna britannica, se non fosse che la vicenda è seguita con grande attenzione dalle cancellerie di mezzo mondo – in particolare dal governo di Pechino – e che potrebbe  mettere seriamente in crisi la prima aziende mondiale del settore energia, il colosso francese Edf.

Geopolitica, costi dell’energia e finanza: c’è tutto questo nel progetto, partito ormai due anni fa, della realizzazione di due nuovi reattori a Hinkley Point, sulle coste sud-orientali dell’Inghilterra, sede di una vecchia centrale. Il governo conservatore di David Cameron aveva deciso di investire nell’atomo per assicurare indipendenza energetica al Regno Unito, prevedendo l’esaurimento dei grandi giacimenti di gas del Mare del Nord. Uranio e rinnovabili dovrebbero essere le fonti per assicurare elettricità e calore per i cittadini inglesi. Una indipendenza ancor più necessaria dopo l’esito del referendum sulla Brexit.

Per farlo, Londra si è alleata con Electricité de France (Edf), il primo produttore al mondo di energia grazie alle sue 54 centrali nuclare, le più vecchie della quali risalenti alla fine degli anni ’60, di cui il governo francese controlla oltre il 70% del capitale. Edf dovrebbe occuparsi della costruzione dell’impianto, utilizzando la tecnologia e i brevetti di Areva, società pubblica specializzata nella tecnologia dell’atomo, entrata in una pericolosa fase recessiva, a causa del crollo degli investimenti nucleari in Europa. L’Eliseo ha dovuto farla confluire nella stessa Edf e ha avviato la joint venture con l’Inghilterra, sperando in questo modo di salvaguardare posti di lavoro e il fatturato dei prossimi anni.

Ma al momento della decisione finale, la caduta del governo Cameron ha scombussolato tutti i piani. Il nuovo leader dei conservatori inglesi, Theresa May una volta eletta premier ha preso tempo: una settimana fa, nella seduta in cui l’esecutivo inglese avrebbe dovuto dare il via definitivo all’investimento, ha fatto sapere che prima di decidere vuole studiare bene il dossier. Il che è anche comprensibile: si tratta di una spesa che impegnerà non poco il bilancio dello stato e di fronte alle incognite in campo economico della Brexit, la May potrebbe decidere anche diversamente. E ha dato appuntamento a Edf (e al governo francese) per l’autunno.

Attorno alla vicenda si è sviluppato anche un piccolo giallo. La decisione della May è avvenuta all’indomani del consiglio di amministrazione di Edf del 29 luglio scorso, che ha invece confermato l’operazione. Secondo i media francese, i manager di Edf hanno dato il via nonostante fossero stati informati della decisione inglese di prendere tempo. Atteggiamento che non ha mancato di provocare polemiche nonché le dimissioni di un membro del cda. Nella primavera scorsa, era stato l’ex direttore finanziario Thomas Piquemal a lasciare l’incarico con un gesto clamoroso: a suo dire, l’investimento in Inghilterra rischia di dare il colpo di grazia finanziario al colosso francese. Timori condivisi dalla maggior parte dei sindacati.

Ma la vicenda di Hinkley Point esce dai confini politico-economici europei. Una parte dell’investimento, circa 7 miliardi, sarà garantito dal gruppo statale cinese Cng. L’investimento fa parte della strategia cinese di espansione in Europa nel settore dell’energia che ha portato, ad esempio, all’ingresso in Italia con il 30% delle quote in Cdp Reti, la holding della Cassa Depositi Prestiti che a sua volta controlla Terna e Snam. Il governo di Pechino, a quanto riporta la stampa britannica, non ha preso bene il temporeggiare del governo May. Per il momento, però, non può che aspettare arrivi l’autunno.

Fonte: repubblica.it

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