Di comidad del 03/10/2013
Stranamente alcuni commentatori di opposizione avevano salutato la crisi del governo Letta come un fallimento personale del monarca Napolitano, che avrebbe visto frantumarsi in mano la propria creatura. Si trattava di commenti sortiti da quello stesso inghippo logico che è alla base di alcune barzellette, come quella del tizio che va allarmato dallo psichiatra per dirgli che la moglie si crede una gallina; ma poi, di fronte alla prospettiva di guarirla, si chiede chi gli farà l’uovo. Il controsenso sta nel contestare i fondamenti di un sistema, salvo poi dare credito alle scadenze ed alle emergenze che esso prospetta.
Soltanto se si prendono sul serio assurdità come lo spread o il rapporto deficit-PIL, si può arrivare a pensare che una caduta di Enrico Letta avrebbe rappresentato un problema. Ma visto che attualmente i governi hanno l’unica funzione di fingere di governare, questa artificiosa drammatizzazione della situazione politica ha rappresentato solo un ulteriore alibi propagandistico per riconfermare la verità ufficiale che le decisioni che ci riguardano vadano prese altrove. E infatti le scelte sono fatte altrove, dato che sono in corso le trattative tra Washington e Berlino per gli ultimi dettagli del mercato transatlantico, il Transatlantic Trade and Investment Partnership – la NATO economica! -, che dovrebbe essere avviato entro il 2015. Sino ad allora l’Europa verrà tenuta compatta a soffrire sotto l’euro, per essere consegnata tutta insieme ai tentacoli delle multinazionali statunitensi.
Basta considerare che ormai è chiaro che dietro l’euro non c’è la Merkel, ma la NATO, per capire quanto possa essere presa sul serio la retorica anti-euro di un Pdl o di una Lega. Il Buffone di Arcore ha liquidato improvvisamente e velleitariamente la proficua tattica “cicchittiana” di fare opposizione stando al governo, rinunciando così anche a quel po’ di potere di ricatto che aveva, e restituendo per intero al monarca Napolitano la posizione di arbitro insindacabile, che potrà inventarsi ciò che vorrà all’ombra dell’alibi dell’emergenza. C’è però ugualmente chi continua a favoleggiare di prossime elezioni in cui il Buffone di Arcore, oppure Grillo, potrebbero fare razzia di voti in un elettorato stanco di tasse e sacrifici. Si dimentica così che un PD in piena emorragia di iscritti ha stravinto le ultime elezioni amministrative, a dimostrazione che non c’è nessun nesso tra voti e consensi; mentre il fenomeno M5S ha visto “inspiegabilmente” più che dimezzarsi i voti. Il dibattito politico viene troppo spesso costretto ai livelli arcaici dell’alternativa tra democrazia o tirannide, cioè ai tempi della Polis greca, con metropoli di trentamila abitanti, in cui i media più potenti erano gli epistolari ed il passaparola, e ci si ammazzava ancora con spade e lance. Né la democrazia, né la tirannide sono concetti che abbiano un senso di fronte alle attuali tecniche manipolatorie. La democrazia non può più opporsi al tiranno, poiché questo non si presenta più con il volto truce e/o paternalistico dell’autoritarismo, ma con quello allarmato dell’emergenza e dello stato di necessità che la manipolazione ha evocato. Anzi, qualche immaginetta di presunti tiranni o dittatori da presentare ogni tanto come una terribile minaccia, serve a rafforzare nelle masse la propensione ad inchinarsi alle emergenze. In queste condizioni, l’ultima frontiera, o l’ultima spiaggia, rimasta alla “libertà” pare sia il “colpanostrismo”, una versione sofisticata del senso di inferiorità razziale.
Nei giorni scorsi ha suscitato molte ironie la dichiarazione del segretario di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero, riguardo ad una opera di infiltrazione del suo partito da parte dei servizi segreti. Le ironie erano fuori luogo perché si soffermavano solo sull’attuale inconsistenza politica ed elettorale del PRC, che non giustificherebbe tanta attenzione da parte dei servizi segreti. La posizione di Ferrero appare effettivamente puerile, ma non perché si dia troppa importanza (nessun gruppo è abbastanza insignificante da non essere infiltrato), bensì per il suo attardarsi in una concezione primitiva dei servizi segreti, ancora considerati come un semplice apparato dello Stato dedito alle sue operazioncine di provocazione e destabilizzazione. Invece i servizi segreti oggi non sono un semplice apparato dello Stato, sono lo Stato.
E questa luminosa verità la proclama, nella sua suprema saggezza, la Corte Costituzionale in una sentenza del 2012, in cui si dichiara che il Segreto di Stato non è suscettibile di venire sottoposto ad alcun vaglio giurisdizionale; perciò, nella circostanza, quello che allora si chiamava ancora SISMI non poteva essere chiamato a rendere minimamente conto del suo operato. In un periodo in cui si parla tanto di conflitti tra poteri esecutivo, legislativo e giudiziario, si scopre così che esiste un potere superiore a tutti e tre: quello dei servizi segreti, appunto. Altro che Marx relegato in soffitta, qui si seppellisce Montesquieu nella cantinola.
Ora la procura di Roma vorrebbe ascoltare, attraverso una rogatoria internazionale, il consulente del Dipartimento di Stato USA che si occupò della gestione del caso del rapimento di Moro nel 1978. In un’intervista rilasciata a Giovanni Minoli appena qualche giorno fa, il “consulente” Steve Pieczenik afferma di aver manipolato tutta la vicenda, compreso il ministro degli Interni di allora, Francesco Cossiga, per arrivare all’uccisione di Moro, sacrificio necessario per “salvare” l’Italia. Pieczenik è uno psichiatra che ha lavorato per la CIA, forse proprio quello psichiatra della barzelletta della moglie che si credeva una gallina.
Infatti quest’intervista rappresenta l’ennesima manipolazione: si indica una verità, persino ovvia, ma solo per far capire che essa non potrà mai diventare una verità giudiziaria, perché qualsiasi indagine incapperà nelle maglie del Segreto di Stato. Ti facciamo sapere la verità, per farti sapere che non puoi fartene nulla. Anche cambiando le premesse, non cambiano le conseguenze. Magari ti convinci pure, “liberamente”, che Moro andasse sacrificato.
I servizi segreti quindi non fanno “intelligence” su quello che accade; per loro infatti vale appieno il “verum ipsum factum”, cioè essi possono permettersi di creare la realtà, di creare addirittura l’economia. La National Security Agency costituisce infatti un vero e proprio ministero delle partecipazioni statali della Silicon Valley.
Ferrero avrebbe quindi fatto bene a chiedersi in base a quale “incantesimo” Rifondazione Comunista non riesca più a presentarsi alle elezioni con il proprio simbolo, e come mai un partito comunista ritenga che il comunismo non costituisca più un richiamo appetibile per gli elettori, neppure nel momento in cui il cosiddetto capitalismo ha gettato tutte le sue maschere e tutti i suoi orpelli. Il PRC pare essere diventato una sorta di broglio elettorale istituzionalizzato, che serve a tenere paralizzati e inespressi milioni di voti comunisti. Abbiamo così un comunismo che prima adotta la scelta elettorale, poi nei fatti la nega con liste ibride all’insegna dell’inseguimento del fantasma della “società civile”. Forse allora l’infiltrazione era cominciata un po’ prima. Anzi, si può dire che i servizi segreti si siano confezionati negli anni un PRC a proprio uso e consumo, rifornendolo anche di un’ideologia ad hoc.
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