Scritto da Emmezeta Lunedì 13 Giugno 2011 07:28

QUORUM ORMAI RAGGIUNTO, SICURA UNA VALANGA DI SI’
Sconfitto il partito dell’atomo e quello trasversale delle privatizzazioni. Un altro schiaffo a Berlusconi ed all’intero sistema politico che da 20 anni non sa fare altro che privatizzare.

A qualcuno sembrerà prematuro, ma noi ci scommettiamo: il quorum verrà raggiunto, il sì trionferà, Berlusconi rimedierà l’ennesimo schiaffo, la linea delle privatizzazioni subirà il primo vero stop da quando è stata lanciata.
Si vota ancora in queste prime ore della mattinata del 13 giugno in cui scriviamo, ma il risultato è ormai a portata di mano. Vedremo quale sarà la percentuale definitiva dei votanti, ma pensiamo che sarà tale da rendere inutile la penosa querelle sul voto degli italiani all’estero. Vedremo anche la percentuale dei sì, ma scommettiamo da subito che quella sul nucleare sarà più alta del valore raggiunto nel 1987.

Ci sbilanciamo perciò in alcuni commenti ad urne ancora aperte:

1. Come abbiamo già avuto modo di scrivere in sede di previsione, non era vero che la disaffezione degli italiani per lo strumento referendario – durata un quindicennio – fosse dovuta alla crescente spoliticizzazione del Paese. Era vero, invece, che era diventato intollerabile l’uso del referendum per spingere verso leggi elettorali sempre più maggioritarie. Detto in altri termini: gli italiani preferiscono ormai il no al nucleare e la difesa dell’acqua pubblica al faccione inebetito di Mariotto Segni.

2. Questo giudizio può forse sembrare eccessivamente trionfalistico. Ma anche se il quorum verrà raggiunto di misura (probabilmente attestandosi, nel voto in Italia, su una percentuale più vicina al 55 che al 60%), per capire la rilevanza di questo risultato va ricordato che è dal 1995 che il quorum viene sistematicamente mancato, e che negli ultimi due referendum la partecipazione si è fermata al 26% (procreazione assistita, 2005) e al 23,7% (premio di maggioranza, 2009).

3. I trucchetti del governo, a partire dalla fissazione del voto nell’ultima domenica possibile per legge, non hanno funzionato e non potevano funzionare. In questi ultimi giorni si è letto di sommatorie esilaranti sul numero di elettori motivati dal centrosinistra, dai centristi, dalle minoranze della destra che hanno votato, dalla dichiarazione di Napolitano (e qui la soglia del ridicolo è stata abbondantemente superata), fino alle esternazioni di Papa Ratzinger. Senza fare troppe somme – ma davvero pensiamo che i leader politici siano così ascoltati? – sarebbe stato sufficiente guardare i numeri del referendum regionale sardo. Vedremo, alla fine, che quello all’ingrosso sarà il risultato.

4. Naturalmente, bisogna riconoscere che un aiuto insperato è arrivato proprio da Berlusconi. L’autogol del decreto sul nucleare è stato clamoroso. Abbiamo visto più volte l’approvazione di leggine truffaldine partorite con l’unico scopo di evitare il voto referendario, ma non si era mai vista la rivendicazione, scritta ed orale, dell’imbroglio appena compiuto. Evidentemente il grande capo di Arcore è preda di diverse malattie connesse con il suo delirio di onnipotenza, e non si tratta soltanto di quelle di cui hanno parlato – intercettati – due suoi carissimi amici come Briatore e la Santanché.

5. Il partito dell’atomo esce non sconfitto, ma letteralmente polverizzato dalla prova referendaria. Beninteso, al di là di questo risultato, il destino dell’energia nucleare era comunque segnato dal disastro (tuttora in corso) di Fukushima. Ma una palata di terra in più sulle facce di Scajola, Chicco Testa e Veronesi non può che far bene.

6. Se l’opposizione al nucleare è stato l’elemento di traino degli altri referendum, il no alla privatizzazione dell’acqua potrebbe finire per acquisire una valenza politica anche maggiore. Dopo decenni improntati al «privato è bello» è arrivato finalmente uno stop. Mentre per un ventennio destra e centrosinistra hanno fatto a gara per stabilire chi era più bravo a privatizzare, la prima volta che si è chiesto il parere agli elettori la risposta è stato un bel no.

7. Se, sul piano politico generale, la destra esce sconfitta per la terza volta in un mese, il centrosinistra non deve cantare troppo vittoria. Il campione nazionale delle privatizzazioni porta infatti il nome di Pierluigi Bersani, l’autore dello «spezzatino elettrico» e di una liberalizzazione che ha favorito ogni tipo di speculazione oltre all’aumento delle bollette. Sull’acqua molti dirigenti ed amministratori del Pd non hanno nascosto il loro no al quesito referendario. Insomma, il sì all’acqua pubblica è un no ai privatizzatori tanto di destra che di centrosinistra, ed il Pd non può certo intestarsi questo risultato.

8. Dopo questo voto la cacciata di Berlusconi appare più vicina, ma rimane ancora difficile comprendere quali saranno i tempi e i modi. Quel che è più importante è che il risultato referendario attesta quanto sia grande la spaccatura tra il paese reale e quello legale. Una spaccatura che esige la cacciata di un’intera classe politica, non del solo Cavaliere.

Vedremo, a bocce ferme, se i risultati definitivi confermeranno o meno queste valutazioni. Chi scrive pensa che verranno senza dubbio confermate. Dalla resistenza operaia di Pomigliano e Mirafiori, dalle lotte studentesche fino ai tanti segnali di un risveglio sociale, si è arrivati ad un chiaro pronunciamento di massa su aspetti centrali non solo della politica governativa, ma dell’impostazione complessiva delle classi dominanti del nostro Paese. Tra i grandi sconfitti brilla infatti quella Confindustria che si propone a fianco del centrosinistra nella gestione post-berlusconiana.

Ovviamente un referendum non è una rivoluzione. Ma questo ci ha dato un risultato politico di grande importanza. Un risultato che non va chiuso in un cassetto, peggio ancora consegnandone la gestione ai Bersani, ai Vendola, ai Di Pietro. Un risultato che dimostra invece come esista una base di massa per l’alternativa all’attuale sistema politico.
PS – Non piacerà di certo ai «politicamente corretti» di sinistra, ma resta da sottolineare la figuraccia del capo dello Stato. Il santerello non ha avuto niente da ridire sul decreto truffa, al punto da firmarlo mentre la consultazione referendaria era già in corso tra gli italiani all’estero! Siccome di un santerello si tratta, nessuno ha fiatato su un fatto che ha dell’inverosimile. Cosa sarebbe successo se il voto all’estero fosse risultato determinante? Chi sarebbe stato il responsabile di un simile pasticcio? Fortunatamente per lui le cose dovrebbero andare in altro modo, ma non dimentichiamoci mai di quale pasta è fatto Giorgio Napolitano.

 

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