di : GIORGIA GRIFONI 
giovedì 29 settembre 2011 – 10h58

 

Il governo ha approvato oggi un progetto per la costruzione di altre 1.100 nuove unità abitative a Gilo, un insediamento illegale alla periferia sud-est di Gerusalemme.

Beit Sahour (Cisgiordania), 27 settembre 2011, Nena News – Lo aveva detto il ministro degli esteri israeliano Avigdor Liebermann: aveva minacciato “pesanti ripercussioni” sui palestinesi per il loro gesto “unilaterale” di chiedere l’adesione di uno stato di Palestina alle Nazioni Unite. E a pochi giorni dal rifiuto palestinese del nuovo piano proposto dal Quartetto (che non prevede lo stop della colonizzazione), la risposta israeliana non si è fatta certo attendere: il Governo ha approvato oggi un progetto per la costruzione di 1100 nuove unità abitative a Gilo, un insediamento illegale alla periferia sud-est di Gerusalemme ormai incluso nella municipalità della città.

Le costruzioni di unità abitative a Gerusalemme avvengono soprattutto nella parte est, occupata nel 1967 e in seguito annessa illegalmente allo stato di Israele, che secondo la risoluzione 242 Onu dovrebbe far parte di un futuro stato di Palestina.

Abu Mazen rifiuta di negoziare con Israele da più di anno, cioè da quando la moratoria di 10 mesi sulla sospensione dell’attività edilizia negli insediamenti non è stata rinnovata e le costruzioni di nuove unità abitative sono ricominciate. L’Autorità palestinese ha chiesto lo stop agli insediamenti come precondizione per tornare al tavolo dei negoziati, ma Israele ha detto no: “E’ solo un pretesto che (i Palestinesi, ndr) usano ancora e ancora, ma credo che la gente sappia che questo è solo un loro stratagemma per evitare negoziati diretti” ha aggiunto Netanyahu. “La moratoria dell’anno scorso non ha portato alcun risultato – ha concluso il premier israeliano- e quindi non vedo il bisogno di un nuovo congelamento degli insediamenti”.

Gli fa eco l’ambasciatore americano a Tel Aviv Dan Shapiro, affermando che “Washington si oppone alla precondizione richiesta dai Palestinesi per tornare al tavolo dei negoziati, e cioè il congelamento degli insediamenti” . L’inviato americano ha fatto notare come la questione della sospensione delle colonie non fosse mai stata fissata “da questa amministrazione, come da ogni altra, come precondizione per i colloqui di pace”, pur insistendo sul fatto che “gli Stati Uniti si sono sempre opposti agli insediamenti israeliani in Cisgiordania, territorio occupato nella guerra del 1967 e dove, assieme alla Striscia di Gaza e a Geruslemme est i palestinesi vogliono stabilire il loro stato”.

Un’opposizione strenua ed efficace quella del più grande alleato di Israele nel mondo, considerato il fatto che, dagli accordi di pace di Oslo nel 1993, sia la popolazione che le dimensioni degli insediamenti sono cresciuti del 90%, riducendo il territorio palestinese a una fetta di groviera. La colonia di Gilo è strategicamente molto importante per il governo israeliano: costituisce il punto di partenza per un maxi insediamento che collegherebbe la città di Gerusalemme a Gush Etzion, una grande colonia vicino alla città palestinese di Hebron. Tra questi due estremi continuano ad espandersi piccoli insediamenti che strangolano i villaggi palestinesi nel mezzo, e che potrebbero essere annessi allo stato di Israele con o senza un eventuale scambio di territori tra Tel Aviv e il futuro stato di Palestina. Nena News

http://www.nena-news.com/?p=13078

Commenta su Facebook