È un effetto collaterale della tragedia greca ma non per questo trascurabile. Nessun Paese scalpita più per entrare nell’euro e anzi, i candidati fanno a gara per sparire dalla lista. Il caso più significativo è quello della Polonia, la più grande economia della “Nuova Europa”, dove l’adesione alla moneta unica slitta di anno in anno. Se ne cominciò a parlare nel 2006, due anni dopo l’ingresso nella Ue, con il ministro delle Finanze Zyta Gilowska che fissò l’appuntamento per il 2010. Alla scadenza, però, ci fu un rinvio e adesso, proroga su proroga, siamo arrivati al 2020. Dieci anni di ritardo e molti altri se ne aggiungeranno nonostante il corteggiamento serrato. L’ex premier polacco Donald Tusk è stato nominato presidente del Consiglio Europeo (l’assemblea dei capi di stato e di governo dei 28 Paesi Ue): è l’organo che prende le decisioni veramente importanti ed è la prima volta che un rappresentante della “Nuova Europa” ottiene di guidarlo. Sembrava tutto pronto per cominciare lo sganciamento dal vecchio zloty ma a maggio il colpo di scena: Andrzej Duda, esponente del partito nazionalista, ha battuto a sorpresa il presidente uscente Bronislaw Komorowski, esponente del partito di Tusk, e il rifiuto dell’euro è stata una delle chiavi della vittoria. Se il partito di Duda vincerà, come probabile, le elezioni legislative autunnali la prospettiva di una Polonia nella moneta unica diventerà remota.

Varsavia sarà un monito anche per gli altri; per esempio la Repubblica Ceca che è circondata da paesi dell’area euro. Ad aprile l’ 85% dei cittadini, secondo un sondaggio, si è espresso contro la moneta unica. Difficile che negli ultimi tre mesi abbia cambiato idea.

La Bulgaria non ha i numeri per entrare nell’euro e, a questo punto, nemmeno la voglia. Il primo ministro Borkov Borisov è stato chiaro: “Se fossimo nell’euro dovremmo dare soldi alla Grecia: un paese povero che finanzia uno più ricco. Non vedo la logica”.  In questa situazione si trovano Lettonia, Estonia e Lituania, cioè le new entry nel club. Hanno un reddito pro capite inferiore a quello della Grecia ma, per il meccanismo del fondo salva-stati, devono contribuire a salvarla, e ovviamente sono molto più irritati e inflessibili dei tedeschi. Il vice primo ministro bulgaro Ivaylo Kalfin riassume bene la situazione: “Penso che la Grecia sia una lezione per la zona euro. Il desiderio di accedervi dei nuovi paesi Ue diminuirà”.

Che sia un epitaffio?

Fonte: http://uneuropadiversa.it/nessuno-vuole-piu-entrare-nelleuro/#
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