La BCE [1e la FED [2stanno seguendo la stessa strada, tentando si salvaguardare il portafoglio dei loro amichetti; ma non ci riusciranno, stanno semplicemente fornendo sangue ad un moribondo barcollante il cui sangue però è a posto. Il problema è uno: il sangue fornito è malato. Possiamo vedere la malattia evolvere attraverso l’inflazione nei prezzi che fa pagare il conto a Main Street [3].

Inoltre, senza la Cina la nostra crisi avrebbe già scatenato tensioni molto peggiori. Chi guadagna mille euro al mese e deve comprare vestiti Italiani piuttosto che Cinesi, come fa ad arrivare a fine mese? Una parte dell’inflazione oggi è resa invisibile dai prodotti del Terzo Mondo a basso prezzo. Ma anche per i Cinesi sta arrivando la “resa dei conti” [4].

 

di Peter Schiff [5]

Questo mese, dato che i prezzi della benzina senza piombo sono aumentati per 17 giorni consecutivi (una media nazionale di $3.647 al gallone – un aumento del 11% finora quest’anno) e che il West Texas Intermediate si è unito al Brent nel superare i $100 al barile, i prezzi dell’energia sono diventati una vera questione politica. Mentre il Presidente Obama ha convenientemente affermato che l’aumento dei prezzi era la conseguenza di un miglioramento dell’economia (non lo sono, e non è così) le dita Repubblicane hanno iniziato a puntare ipocritamente alle politiche di foratura. E mentre nessuno degli accusatori ha la benché minima idea del perché i prezzi stanno effettivamente salendo, il premio per la “soluzione” più pericolosa va a Bill O’Reilly di Fox News. Il presentatore di “No Spin Zone” ha annunciato che i prezzi elevati alla pompa potrebbero essere definitivamente abbattuti da un ordine presidenziale per limitare le esportazioni di benzina raffinata. Non solo l’idea di Mr. O’Reilly dimostra disprezzo per la Costituzione degli Stati Uniti, ma mostra anche una totale mancanza di comprensione economica.

I prezzi del petrolio e del gas sono alti ora per un motivo molto semplice: la Federal Reserve ha imbastito una campagna senza scuse per spingere verso l’alto l’inflazione e spingere verso il basso il valore del dollaro. Proprio la settimana scorsa sulla CNBC James Bullard, il Presidente della Federal Reserve Bank di St. Louis, l’ha dichiarato in modo inequivocabile. Quello che viene trascurato è il grado in cui una politica inflazionistica in patria crea inflazione all’estero. Molti paesi che legano le loro valute al dollaro Statunitense devono seguire l’esempio della FED. Mentre se la Cina, ad esempio, stampa yuan per evitare che si apprezzi nei confronti del dollaro, i prezzi aumentano in Cina. Ciò è particolarmente vero per materie prime come il petrolio greggio.

Molti critici, come Mr.O’Reilly, hanno fatto affidamento ad una scarsa comprensione della dinamica della domanda/offerta nel chiedersi perché i prezzi del carburante sono attualmente così alti in patria. Con una produzione interna di benzina pluriennalmente alta ed una domanda interna pluriennalmente bassa, egli si aspetta logicamente dei prezzi bassi. Ma non riesce a cogliere il fatto che il prezzo della benzina è impostato a livello internazionale e che i fattori degli Stati Uniti sono solo una componente.

O’Reilly ha proclamato a gran voce che la soluzione è quella di limitare la capacità delle raffinerie Statunitensi (e dei perforatori) di esportare la produzione all’estero. Se l’energia rimane in patria, sostiene, l’aumento dell’offerta spingerebbe i prezzi verso il basso. Anche se O’Reilly professa di essere un credente del libero mercato, sostiene che il petrolio (e la benzina per estensione) è davvero una risorsa naturale che non appartiene alle compagnie energetiche, ma alla “gente” di Main Street. Che senso avrebbe per noi il “drill drill baby”, sostiene, se tutta la produzione viene semplicemente spedita in Cina?

Prima di tutto, il governo Americano non ha autorità alcuna nel determinare a chi una compagnia può o non può vendere. Questo concetto deve essere assolutamente chiaro a tutti coloro con almeno una alleanza informale col libero mercato. In particolare, la Costituzione degli Stati Uniti rende esplicito che i dazi all’esportazione sono vietati. Inoltre, l’energia estratta dal suolo, e prodotta da una compagnia privata, non è più un bene pubblico come non lo è una cassapanca che è stata prodotta da un albero che cresce sul suolo Americano. Francamente, questo punto di Mr. O’Reilly arriva direttamente dal manuale Marxista e per molti versi rispecchia i sentimenti che sono stati difesi dal movimento Occupy Wall Street. Quando queste idee provengono dal presunto “lato del giusto”, dovremmo essere molto preoccupati.

Ma a parte le preoccupazioni Costituzionali ed ideologiche, l’idea non ha semplicemente senso economico.

Nel 2011 gli Stati Uniti hanno registrato un disavanzo commerciale di $558 miliardi. Ad ora, come minimo, l’America è stata in grado di trarre enormi benefici dalla disponibilità dei produttori stranieri ad esportare verso gli Stati Uniti quantità di importazioni senza pari. La Cina ci fornisce beni di consumo a basso prezzo e l’Arabia Saudita ci vende grandi quantità di petrolio. In cambio prendono IOU degli Stati Uniti. Senza la loro generosità, i prezzi interni per i consumatori sarebbero molto più alti. Per quanto tempo continueranno ad estendere il credito potete solo tirarlo ad indovinare, ma chiudere il rubinetto di una delle nostre esportazioni più importanti non aiuterà.

Negli ultimi anni il petrolio è diventato una componente sempre più significativa delle esportazioni degli Stati Uniti, in parte per colmare il vuoto lasciato dalla nostra produzione manifatturiera. Secondo il FMI, gli Stati Uniti hanno esportato $10.3 miliardi di prodotti petroliferi nel 2001. Nel 2011, questa cifra è aumentata di quasi sette volte fino a $70 miliardi. Come risponderebbero i nostri partner commerciali se decidessimo di negare loro la nostra benzina?

Mantenere più benzina in patria potrebbe tenere bassi i prezzi temporaneamente, ma quanto meglio starebbe la “gente” se tutti i prezzi dei beni Cinesi al Wal-Mart aumentassero improvvisamente, o se tali prodotti sparissero completamente dai nostri scaffali perché il governo Cinese decidesse di vietare le esportazioni dichiarandole “appartenenti al popolo Cinese?” Cosa succederebbe al prezzo dell’energia qui se l’Arabia Saudita prendesse una decisione analoga per quanto riguarda il petrolio?

Ma soprattutto, limitare la capacità delle società energetiche degli Stati Uniti di esportare all’estero non farà assolutamente nulla per migliorare l’economia Americana. In risposta al nostro potere d’acquisto diminuito, la domanda Statunitense di petrolio è diminuita in relazione alla crescente richiesta dall’estero. Di conseguenza, stiamo comprando una percentuale sempre minore della produzione energetica mondiale. I consumatori dei mercati emergenti possono ora permettersi di comprare un pò della produzione che soleva essere presa dagli Americani. Se i fornitori degli Stati Uniti si limitassero ai clienti interni, allora i prezzi potrebbero scendere temporaneamente. Ma cosa accadrebbe poi?

Con gli Stati Uniti che adotterebbero un atteggiamento protezionista, e con i prezzi della benzina inferiori negli Stati Uniti rispetto ad altre parti del mondo, meno greggio d’oltreoceano sarebbe inviato alle raffinerie Americane. Allo stesso tempo, i prezzi più bassi in patria comprimerebbero i profitti per i fornitori nazionali, che dovrebbero quindi ridimensionare la produzione (e licenziare i lavoratori). La conseguente diminuzione dell’offerta farebbe risalire di nuovo i prezzi, potenzialmente più in alto rispetto a prima. L’unico cambiamento sarebbe che ostacoleremmo uno dei pochi settori industriali vitali. (Per maggiori informazioni su come la diminuzione delle forniture potrebbe esercitare pressioni al rialzo su una varietà di prodotti energetici, vedere l’articolo nell’ultimo numero della mia newsletter su Global Investor).

Mr. O’Reilly può girarla come vuole, ma ha torto su questo punto. E’ sorprendente che tali osservazioni non abbiano suscitato grande indignazione da parte dei difensori mainstream abituali del libero mercato. In una certa misura che ben pochi apprezzano, l’America ottiene una grande quantità di benefici dalla globalizzazione degli scambi. Scatenare una guerra commerciale adesso ridurrebbe drasticamente i nostri tenori di vita già in calo. E data la nostra posizione di debolezza rispetto ai nostri partner commerciali, una tale provocazione la potremmo immaginare come il tizio che si presenta con un coltello ad una sparatoria.

Piuttosto che colpire le compagnie petrolifere, O’Reilly, così come altri automobilisti frustrati, dovrebbero indirizzare la loro rabbia a Washington. Questo perché i prezzi alti della benzina sono in realtà una tassa Federale sotto mentite spoglie. Gli enormi deficit del governo sono finanziati in gran parte dai bond che vengono venduti alla Federal Reserve, che li paga con denaro appena stampato. Questi dollari in eccesso vengono inviati all’estero, dove contribuiscono a far aumentare i prezzi del petrolio.

Per anni, gli economisti mainstream hanno sostenuto che, fintanto che la disoccupazione rimaneva elevata, la FED avrebbe potuto stampare tutta la moneta che voleva senza preoccuparsi dell’inflazione. L’argomento era che la riduzione della domanda che risulta dallo stato di disoccupazione avrebbe potuto limitare la capacità delle imprese ad aumentare i prezzi. Tuttavia, ciò che gli economisti hanno trascurato era la simultanea riduzione dell’offerta interna che risulta da un dollaro più debole (la conseguenza della stampa di denaro).

Ho a lungo sostenuto che né la recessione, né un alto tasso di disoccupazione ci proteggono dall’inflazione. Se la domanda cala, ma l’offerta scende più velocemente, i prezzi saliranno. Questo è esattamente ciò che sta accadendo con il carburante. La stessa dinamica è già evidente nel settore del trasporto aereo. Meno persone stanno volando, ma i prezzi continuano ad aumentare, perché le compagnie aeree hanno reagito al calo della domanda riducendo la capacità. Poiché i posti stanno scomparendo più velocemente dei passeggeri, le compagnie aeree possono aumentare i prezzi. Ad un certo punto gli Americani si lamenteranno dell’impennata dei prezzi alimentari e molto di più di quello che gli agricoltori Americani producono che finisce sulle tavole Cinesi. Dato che è probabile che la FED continui monetizzare gli enormi deficit di bilancio, gli Americani consumeranno molto meno di tutto, e pagheranno molto di più per quelle poche cose che potranno ancora permettersi.

 

Traduzione di Johnny Contanti per il Portico Dipinto.

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