L’importanza storica delle relazioni tra Stati Uniti, Cina e Russia è stata a lungo analizzata durante la guerra fredda. Spesso il tono delle interazione ha avuto conseguenze sull’assetto globale. Senza dubbio si possono trarre indicazioni importanti riguardo strategie presenti e future osservando la direzione in cui si muovono i rapporti tra Mosca, Pechino e Washington.

Per una buona parte della guerra fredda gli Stati Uniti hanno goduto di una situazione privilegiata potendo contare sui burrascosi rapporti tra Mosca e Pechino dalla fine degli anni 50’ fino al crollo dell’Unione Sovietica. Divergenze ideologiche, conflitti regionali e dispute territoriali per lunghi decenni hanno permesso a Washington di assumere un ruolo di privilegio quale vertice di questo complicato rapporto triangolare. È in questo clima che si sviluppa la memorabile vista di Nixon in Cina nel 1972, preceduta da mesi di fine lavoro diplomatico targato Henry Kissinger. Obiettivo primario della visita, oltre la disputa su Taiwan e l’inizio di una fruttuosa collaborazione economica, negoziare un accordo e punti di convergenza ostili verso l’Unione Sovietica. A tutt’oggi non esiste certamente un motivo univoco che possa spiegare il crollo dell’Unione Sovietica, certamente però il ruolo poco invidiabile di Mosca, sottoposto a pressioni esterne convergenti di Pechino e Washington non ha giovato.

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(Link: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/9/9b/US_China_imports_and_exports_Census_data.svg)

Commercio annuo tra USA e Cina dal 1985 al 2015

Dopo il 1991 i rapporti tra Russia e RPC hanno intrapreso un lungo sentiero di riconciliazione e di ricostruzione di rapporti bilaterali basati su fiducia ed interessi comuni. Durante il primo decennio post sovietico, il rapporto triangolare tra potenze visse momenti di bassa conflittualità e forte collaborazione. L’Impero Cinese iniziava a carburare e trasformarsi nel motore economico oggi globalmente riconosciuto. In particolare gli scambi commerciali tra Washington e Pechino passavano da pochi miliardi di dollari nel 1990 a 100 miliardi di dollari annui nel 2000. Contestualmente Russia e Stati Uniti vivevano il migliore periodo storico degli ultimi secoli con prima Gorbaciov e poi Yeltsin completamente proni ai voleri e ai desiderata occidentali. È in questa fase embrionale che il rapporto trilaterale tra le tre potenze inizia ad incrinarsi. Il livello di povertà, declino, miseria ed umiliazione patita nell’ex unione sovietica, in particolare in Russia, spinse il Cremlino a nominare un giovane Vladimir Putin quale primo ministro ed infine presidente della Federazione Russa.

Il vertice del triangolo.

L’11 settembre 2001 ha avuto come conseguenza primaria l’adozione da parte degli Stati Uniti di una politica globale interventista. Con la scusa della guerra al terrore, ogni angolo del globo diventa attaccabile, ogni minaccia una priorità strategica da affrontare. Come è facile intuire con queste premesse, i successivi 15 anni hanno determinato una progressiva perdita di stabilità e senso di sicurezza per Cina e Russia. In particolare l’espansione della NATO sui confini Russi, culminata nel 2008 con la guerra in Georgia, ha determinato l’inizio di un’azione diretta ad aggredire la superpotenza Eurasiatica. Contestualmente nel sudest asiatico l’azione diplomatica, sempre più espressa in termini militari, ha portato Pechino ad avere un atteggiamento molto più deciso in merito alla definizione e difesa dei propri confini marittimi.

È però solo nei recenti 24-36 mesi che la situazione ha preso una piega decisamente drammatica. Gli eventi in Ucraina hanno incrinato radicalmente i rapporti tra Mosca e Washington e la vicenda riguardante la Crimea ha cambiato definitivamente i delicati equilibri nella triangolazione tra Cina, Russia e Stati Uniti. Nello specifico è importante osservare lo sviluppo degli eventi dal colpo di stato in Ucraina: le conseguenti sanzioni internazionali imposte da Unione Europea e Stati Uniti sulla Federazione Russa hanno obbligato Mosca ad una tanto attesa svolta strategica ad Est.

Immediatamente, accordi commerciale vitali mai conclusi nei 20 anni precedenti, sono stati portati a termine in un duplice sforzo da parte di Mosca e Pechino. Gli scambi di tecnologia militare hanno superato la diffidenza storica di Mosca verso Pechino e le sinergie belliche hanno iniziato ad avere effetti di deterrenza sulle aspirazioni egemoniche Statunitensi. Gli ultimi 15 anni sono stati un progressivo ma inesorabile riavvicinamento strategico tra Cina e Russia, grazie alla involontaria spinta perpetua di Washington. Il paradosso sono le conseguenze della continua aggressione nei confronti di Mosca e Pechino: la svolta ad est di Mosca ha di fatto posto Washington in una condizione di inferiorità rispetto al duopolio Sino-Russo.

La posizione di privilegio mantenuta per decenni dagli Stati Uniti è evaporata progressivamente fino a svanire completamente.

Attualmente è Pechino che recita il ruolo di vertice nel triangolo.

Ciononostante la Repubblica Popolare Cinese e gli Stati Uniti hanno continuato ad incrementare i propri scambi commerciali giungendo ad una cifra sbalorditiva di cinquecento miliardi di dollari annui nel 2015. L’insistenza con cui Washington ha tentato in ogni maniera, prima con la crisi finanziaria di fine anni 90’ in Asia, poi con forte pressione sugli alleati regionali di Pechino (Giappone e India soprattutto) di contenere la crescita economica Cinese ha finito per porre in una situazione di svantaggio Washington. Analoga situazione si è vista con l’atteggiamento di NATO ed Unione Europea verso i confini e gli interessi strategici di Mosca. La riunificazione della Crimea e la militarizzazione delle ‘Spratly Islands’ sono due esempi emblematici di quali conseguenze controproducenti abbia avuto l’atteggiamento della NATO e dei suoi alleati.

Le aspirazioni di dominio globale dello stato profondo statunitense hanno finito per spingere Cina e Russia ad adottare una strategia globale condivisa in cui vengono posti al centro gli interessi comuni, piuttosto che le differenze. La diffidenza storica è un ricordo del passato e senza l’intralcio di un’ideologia divergente come ostacolo, le reciproche collaborazioni intraprese hanno riguardato tutti gli ambiti, a 360 gradi. Le debolezze delle due nazione sono state trasformate in punti forza grazie al sostegno reciproco espresso in tutti gli ambiti. Un ottimo esempio riguarda l’esigenza Russa di attirare capitale fresco in seguito alle sanzioni internazionali e l’altrettanta importante necessità Cinese di avere a disposizione ricchi terreni agricoli da coltivare. Studi recenti dimostrano che la Siberia ha con ogni probabilità a disposizione i terreni agricoli più feritili al mondo. Sia Mosca che Pechino necessitano quindi di colmare una mancanza strategica: Indipendenza alimentare ed investimenti.  La combinazione di queste necessità ha favorito una fruttuosa collaborazione che ha permesso di risolvere rapidamente la problematica elargendo a società cinesi lunghe concessioni sui terreni Siberiani in cambio di enormi capitali. Gli sviluppi futuri di questa strategia saranno interessanti da seguire in un futuro prossimo.

Altrettanto evidente è l’aspirazione di broker internazionali di Cina e Russia in organizzazioni come BRICS e SCO. Pur differendo in scopi, membri e finalità, è il principio che accomuna l’azione delle due organizzazioni guidate da Mosca e Pechino. Stabilità, prosperità economica, collaborazione e sicurezza sono i quattro pilastri su cui si fonda la nuova alleanza globale.

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(Link: http://carnegieendowment.org/images/article_images/figure-1-web-01.jpg )

Il Carnegie spiega il bilanciamento strategico (soprattutto nucleare) tra le tre potenze con un rapporto asimmetrico tra Cina e USA, simmetrico tra Russia e Stati Uniti e latente tra Cina e Russia.

Il dramma per gli Stati Uniti sembra interminabile.

Benché il sistema economico globale sia stabilmente nel quadrante del Dollaro, quindi a totale beneficio di Washington, le recenti spinte verso l’internazionalizzazione dello Yuan (Paniere FMI, ASEAN, AIIB) e gli scambi commerciali tra Cina e Russia, sempre più tendenti a non essere espressi in Dollaro, spiegano il futuro trend globale. La supremazia del dollaro dipende infatti soprattutto dal suo impiego negli scambi commerciali di idrocarburi, obbligando i paesi ad accumulare la valuta Americana quale moneta di riserva per operare sul mercato internazionale. Con un’architettura economica internazionale totalmente a vantaggio degli Stati Uniti è facile inquadrare le motivazioni dietro le visite di Putin e Xi in Iran e del leader cinese in Arabia Saudita nei mesi recenti. Le manovre per una de-dollarizzazione sono già in corso d’opera. Questo, per Washington, rappresenta una minaccia esistenziale difficilmente ignorabile. Altrettanto misteriosa ed improbabile appare una mossa America che possa arginare questa deriva. La strategia politica americane degli ultimi quindici anni ha forgiato un’intesa insperata tra Federazione Russa e Repubblica Popolare Cinese che beneficerà la stabilità globali. Il fallimento delle aspirazioni egemonica globali di Washington e le strategie adottate nei confronti di Cina e Russia hanno finito per contenere gli Stati Uniti, non Mosca e Pechino.

L’isteria in cui è precipitata l’oligarchia di Washington ha prodotto risultati devastanti in America. Donald Trump e la sua strategia volta ad accelerare la ritirata strategica degli Stati Uniti dal palcoscenico mondiale, a favore di una ripresa interna, ha avuto un successo insperato e potrebbe essere l’ultima opportunità per salvare l’impero americano da un collasso futuro. Potremmo persino quasi esagerare e spingerci oltre affermando che una presidenza Clinton trasformerebbe l’intesa tra Mosca e Pechino, elevandola ad un livello inesplorato ed isolando definitivamente Washington.

di Federico Pieraccini

FONTE: L’Antidiplomatico

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