Da Sovranità popolare

di Lucio Sanna

SISTEMA MONETARIO COMPLEMENTARE DELLA REGIONE SARDEGNA DENOMINATO
REALE”

INTRODUZIONE

Moneta Complementare Regionale

E’ uno strumento di scambio e di pagamento che si affianca alla valuta ufficiale, senza sostituirla. Il suo corso non è legale perché non viene emessa dallo Stato. Per la sua circolazione è necessario che si crei un“circuito” di persone che accetti tale moneta come forma di pagamento e vi riponga fiducia, accreditando inoltre la teoria del valore indotto, per la quale il valore della moneta dipenderebbe dal Popolo che l’accetta come mezzo di pagamento; una moneta ha valore perché la collettività gli dà valore.

Il termine “complementare” delle monete si riferisce al rapporto fra moneta ufficiale e moneta non ufficiale. Il legame tra moneta e territorio è concreto e simbolico.

La moneta complementare è un efficacissimo strumento per rafforzare e rendere più emblematico e simbolicamente visibile il legame sociale e di solidarietà fra i membri di un territorio sul piano degli scambi. Si deve istituire da una parte la legittima cessione della moneta e, dall’altra, la legittima acquisizione di moneta da parte delle persone che appartengono alla stessa comunità. L’elemento strutturale e imprescindibile della moneta complementare è la circolazione.

L’obiettivo è quello della continua incentivazione della circolazione e, dunque, dei limiti alla accumulabilità della moneta. La moneta complementare non è qualcosa di privato, ma di eminentemente pubblico. Essa consente di realizzare un equilibrio fra tutti i partecipanti ad un sistema di scambio, è al servizio della compensazione che, intesa come effettuazione periodica della chiusura dei conti monetari, rende possibile una delle condizioni per l’esistenza delle monete complementari, cioè il fatto che esse non possano essere considerate come uno strumento per l’accumulazione, di posizioni di pressione economica e per la conseguente perpetuazione di squilibri fra i partecipanti alla comunità di scambio. La compensazione consente alla moneta complementare di funzionare come mezzo di scambio, ma non come riserva di valore.

Nel sistema complementare conta solo il valore di scambio. Nell’attuale sistema monetario ci deve essere un passaggio di moneta per chiudere il rapporto economico aperto con lo scambio dei beni. Nel sistema complementare, i crediti e i debiti dei partecipanti non sono rapporti bilaterali, ma sono considerati rapporti aperti con l’intera comunità. Avviene così un passaggio di beni che non ha bisogno di un passaggio di moneta: i crediti e i debiti si compensano in quanto debiti e crediti nei confronti dell’intera comunità e non tra i singoli membri. In questo modello semplice, alla fine del ciclo di scambi, la compensazione dei rapporti economici riporta il sistema in una situazione di equilibrio, in cui nessuno ha debiti o crediti nei confronti di altri.
La moneta complementare entra nell’economia reale come appoggio alle imprese soffocate dal sistema creditizio, che non riescono ad accedere ai prestiti non tanto per propria incapacità a produrre, ma per la stretta dei crediti nel sistema bancario.
La moneta complementare è una semplice istituzione, uno strumento che, dato in mano alle comunità sociali, politiche ed economiche che ne hanno necessità, potrebbe rimettere in movimento il ciclo produttivo ed economico senza risentire degli attriti e delle distorsioni dell’attuale moneta-debito quale è l’euro.

PROGETTO SARDEGNA”
Sistema Monetario Complementare della Regione Sardegna, detto “REALE”.

Questo studio descrive il metodo da noi proposto per emettere una nuova valuta e metterla in circolazione, e le benefiche conseguenze per la finanza pubblica.
Spiega come il controllo monetario regionale assicuri che questo metodo di creare denaro non comporti più rischi d’inflazione di quanto non ne creino attualmente le banche commerciali.
Spiega come la “Banca Centrale Regionale” si sostituirà alle banche commerciali nella funzione di creare nuova moneta, non contante, destinata al circuito finanziario pubblico.
Per fare ciò agirà in accordo con linee di condotta pubbliche e sarà valutata in base ai propri risultati, avrà un alto grado d’indipendenza dal governo Regionale, che comunque avrà il potere di intervenire nelle decisioni della banca su quanto nuova moneta emettere.
Il metodo proposto di creare nuova moneta sarà più semplice, diretto e più comprensibile dell’attuale. Porterà vantaggi evidenti dal punto di vista della spesa pubblica, dell’indebitamento, della tassazione e della fedeltà fiscale.

Introduzione a “Progetto Sardegna”.

Il presente documento “Progetto Sardegna” si propone di spiegare come, utilizzando uno strumento quale è la moneta regionale, complementare al sistema monetario delle banche centrali europee, sia possibile reperire le risorse necessarie per finanziare gli investimenti strategici che darebbero lavoro a circa 100.000 disoccupati sardi, ponendosi come obiettivo la piena occupazione.
Questo consentirebbe di riequilibrare: il gap infrastrutturale rispetto al resto dell’Italia; la differenza del numero degli occupati rispetto al tasso di attività; il reddito disponibile delle famiglie, riportando questi parametri nelle medie nazionali; infine, il pil regionale, che crescerebbe notevolmente in percentuale rispetto al pil nazionale.

E’ uno studio, elaborato da un gruppo di imprenditori sardi, attraverso il quale si vuole suggerire un percorso di crescita e di sviluppo sostenibile per la Sardegna. Il progetto fornisce una documentata rappresentazione della situazione reale, dalla quale è facile rilevare come non sia più possibile evitare, per via convenzionale, il degrado economico, la povertà e la nuova migrazione giovanile.
Si è individuato il problema specifico e contingente nella mancanza di liquidità per le Piccole e Medie Imprese, irrisolvibile con l’attuale sistema monetario, quindi è risultato necessario adottare subito una moneta complementare regionale.

La moneta complementare è una divisa territoriale che da risalto al concetto di filiera corta e di crescita sostenibile. Essa nasce libera dal vizio del debito e dall’interesse, ha funzione di strumento di scambio e di pagamento, e rende molto improbabile la formazione di una riserva di valore.  E’ risaputo, infatti, che il risparmio destinato ai depositi bancari sottrae liquidità all’economia reale, favorendo solamente l’attività speculativa del sistema bancario/finanziario.
Lo studio fornisce la soluzione ai problemi economici che attanagliano la nostra comunità, partendo dal binomio inscindibile rappresentato dalla Terra (la Sardegna) e dal Lavoro (i Sardi).
Terra, lavoro, solidarietà, un distretto economico e solidale per consentire la crescita e lo sviluppo sostenibile nell’Isola. Il lavoro, la piena occupazione di quanti sono in cerca di lavoro, consentirà di raggiungere il benessere comune, favorendo il rinnovamento e lo sviluppo economico e sociale della Regione Sardegna. Condizione essenziale per realizzare questi obiettivi è l’introduzione, della Moneta Complementare Regionale denominata “Reale”.

Infine, si spiega come l’utilizzo di questo strumento non convenzionale, quale è il sistema monetario complementare, possa permettere di raggiungere questo obiettivo nel pieno rispetto di ogni legge e/o norma Europea, Nazionale e Regionale. Esso è un sistema monetario che bilancia realisticamente gli effetti della recessione e del degrado.
L’introduzione dell’Euro come “moneta unica” ha avuto sia ripercussioni positive, che negative: positive perché ha eliminato le speculazioni nei cambi da parte delle altre valute europee, negative perché ha reso più difficile ai governi nazionali reagire efficacemente a situazioni di emergenza finanziarie e di sviluppo, determinando, quindi, ripercussioni economiche negative sia a livello nazionale che sul piano regionale. Tutto questo lascia praticabile un solo livello di intervento: quello locale ovvero “regionale”, anche in applicazione del principio di “sussidiarietà”.

Sappiamo che, in teoria, quasi tutte le transazioni che si eseguono all’interno di una determinata regione potrebbero essere gestite con un mezzo di scambio valutario territoriale.
Il sistema “Reale” è stato progettato includendo anche un cospicuo incentivo alla sua circolazione, questo rinvigorisce sostanzialmente lo scambio all’interno della Regione.

Senza alcun bisogno di scomodare, al momento, le prerogative dello Statuto Speciale della Regione Sardegna, possibilità che ci riserviamo di utilizzare in un secondo momento, si può sostenere che l’autonomia economica e finanziaria è più facilmente raggiungibile nelle regioni con maggiore diversificazione di produzione e, paradossalmente, con maggiori penalizzazioni geografiche, come lo è, di fatto, la Sardegna essendo un’isola.
Dove una Regione comincia e finisce dipende esclusivamente dalla volontà della maggioranza dei cittadini di usare la nuova moneta, sia pure Complementare. La definizione di “regione” si manifesta solo una volta che la nuova valuta regionale è stata adottata. Ovviamente, nessuno può essere obbligato a farlo, la volontà di partecipare all’iniziativa è determinata non solo da confini geografici, ma anche da fattori economici, culturali, storici e di credibilità Istituzionale.
L’adozione della valuta regionale complementare ci mette in grado di dare supporto alla produzione locale e di dare sempre priorità all’acquisto e all’uso di beni e servizi di origine “regionale”.
La nuova Moneta Complementare denominata “Reale” porta nuovo potenziale per la crescita economica alle piccole e medie imprese che sono responsabili della creazione della maggior parte dei posti di lavoro e che fanno profitti principalmente attraverso i “mezzi di produzione” anziché dagli investimenti speculativi come verosimilmente fanno “Istituti di credito”, banche o finanziarie.

Lo scopo, quindi, è creare un altro mezzo di scambio e di pagamento, che sia fattibile ed operativo in modo da determinare se il modello di questa nuova valuta stabile, perché garantita dalla stessa ricchezza prodotta dai Sardi e basata sull’incentivo alla circolazione, sia o no funzionale agli scambi in ambito regionale. Al fine di raggiungere quest’obiettivo, la nuova moneta complementare non deve essere solamente legale, ma deve essere “realisticamente” capace di guadagnare velocemente legittimità “convenzionale” attraverso la fiducia della popolazione e le iniziative che le Istituzioni sapranno adottare per promuovere la sua diffusione ed il suo utilizzo su tutto il territorio sardo. Questo è possibile solo se vengono combinati determinati fattori. Messi assieme, questi strumenti di politica economica abbracciano tutte le funzioni che soddisfano l’attuale sistema monetario internazionale, ma in questo caso applicato limitatamente a livello regionale.

Vediamo quali sono questi strumenti:

•Primo, lo strumento operativo: la moneta elettronica “RealCard”, deve essere usata in analogia alla moneta scritturale bancaria come mezzo di scambio e di pagamento per promuovere lo sviluppo economico della Regione.
•Secondo, il circuito, ovvero “Patto d’interesse generale” che consente la spendibilità del “Reale”attraverso un sistema di conti per ciascun partecipante. Questo combina le caratteristiche professionali di un circuito con le caratteristiche no-profit di una rete di scambio e commercio locale, offrendo agli abitanti della Sardegna l’opportunità di scambiare tra loro le rispettive abilità professionali.
•Terzo, la struttura Istituzionale: la “Banca Complementare Sarda” che, garantendo con beni reali la convertibilità del Reale, gestisca il nuovo sistema monetario, secondo il mandato conferito dal Governo della Regione Autonoma della Sardegna.

La composizione di questi fattori valutari nella Regione Sardegna soddisfa virtualmente tutte le funzioni del sistema monetario classico, laddove esso sia considerato Sovrano.
• Il sistema della moneta elettronica è usato, come il contante, per i pagamenti di tutti i giorni e di piccolo importo.
• Il Patto d’interesse generale permette lo scambio di beni e servizi così come garantisce credibilità tra privati, Istituzioni e categorie sociali e economiche.
• La Banca Regionale fornisce garanzie di convertibilità in base ai depositi di risparmio e beni patrimoniali per i privati, gli imprenditori e le amministrazioni locali.

In contrasto con il sistema delle Bce, basato sull’Euro, il sistema di moneta complementare denominato “Reale” ha le seguenti caratteristiche:
• non è un mezzo di pagamento “ufficiale”, il che significa che nessuno è obbligato ad accettarlo, la sua accettazione è solo volontaria;
• il suo uso è limitato geograficamente solo al territorio della Regione Sardegna;
• lo scambio del Reale per la valuta ufficiale comporta un tasso di cambio pari a 2 €. per 1 Reale;
·
 il Reale non comporta l’applicazione di interessi.

Sarebbe, inoltre, più corretto dire che le due valute, cioè quella nazionale/internazionale e quella regionale, sono state individualmente progettate per assolvere a diverse funzioni e quindi per soddisfare differenti esigenze.
L’Euro è più adatto per lo scambio internazionale, per la competizione, l’accumulo e la redistribuzione della ricchezza attraverso risparmi ed investimenti che richiedono un dividendo o un interesse che cresce esponenzialmente. Diversamente, il sistema monetario complementare è più adatto come mezzo di scambio per promuovere intenzionalmente obiettivi sociali, culturali ed ecologici e, non di meno, creare sufficiente liquidità alle P.M.I. nel mercato degli scambi.
Il Reale può anche essere usato per promuovere l’uso efficiente di risorse non-rinnovabili all’interno del territorio col quale le persone si rapportano personalmente ed emotivamente.
Il Reale è, come dire, un marchio (un brand) che deve avere e garantire una certa qualità, con lo sviluppo degli standard di qualità si distingue deliberatamente dalle altre valute ufficiali.
Il “Reale” esprime le sue caratteristiche distintive all’interno del seguente scenario:
• connette differenti partner all’interno della Regione, portando benefici a tutti i partecipanti al Patto d’interesse generale;
• funziona all’interno del contesto dell’economia regionale;
• è complementare alla pre-esistente valuta nazionale;
• riduce il rischio a lungo termine sia d’inflazione che di de-flazione;
• la sua circolazione è promossa con sostanzioso incentivo;
• è adottato Istituzionalmente ed è non-profit;
• è democraticamente controllato e funziona in modo trasparente;
• è utile ai membri della comunità individualmente, alle Piccole e Medie Imprese ed agli enti locali;
• incoraggia un pensiero ecologico, crea vie di trasporto più corte ed efficienti;
• incoraggia la comunità regionale ed è, quindi, fortemente “identitario”.

Una caratteristica spesso sottovalutata dei sistemi di valuta complementare è che il loro utilizzo aumenta durante i periodi di recessione economica e diminuisce quando l’economia è nella fase di crescita. Così facendo, essi non solo rinforzano le misure anticicliche sia delle banche centrali nazionali che di quelle regionali, ma anche gli effetti delle politiche fiscali e monetarie dei governi.
Il Reale complementa l’Euro. Non è contro l’Euro. Non nasce per rimpiazzarlo. Per questo si parla di valuta complementare e non alternativa.

La domanda che molti si fanno è se dopo tutti gli adempimenti che la valuta complementare regionale deve soddisfare per legittimare l’introduzione e la diffusione a livello territoriale, ciò debba avvenire in cooperazione o in aperto contrasto con le banche locali e la risposta è anche in questo caso molto semplice, infatti è del tutto evidente che la Banca Complementare Sarda e le banche locali esercitano funzioni, ruoli e competenze radicalmente diverse.

La Banca Complementare Sarda esercita un ruolo esclusivamente Istituzionale:
– opera in sinergia con il Governo della Regione;
– raccoglie i risparmi dei Sardi da destinare agli investimenti durevoli e all’erogazione di prestiti in valuta legale (Euro) senza l’applicazione di interessi;
– gestisce il sistema complementare “Reale” senza scopo di lucro;
– garantisce la convertibilità della moneta regionale con le altre valute ufficiali, ovvero l’Euro, solamente in relazione alle obbligazioni emesse dalla Banca Complemetare Sarda.

Le banche locali, di contro, svolgono funzioni diverse: alcune “commerciali” sono orientate solo al mero profitto speculativo, altre sono “banche cooperative”, altre ancora sono le cosiddette “banche di risparmio finalizzato”.
Di queste, solo le ultime due possono fare affari all’interno della sfera economica regionale.
Le banche cooperative e quelle di risparmio sono obbligate a concentrarsi sul benessere economico della regione dove operano, poiché sono ristrette, appunto, all’area regionale.
Dovrebbero quindi “fertilizzare”, “seminare“ e “raccogliere” favorendo gli scambi commerciali regionali così come si propone di fare la Banca Complementare della Sardegna.
Non ci saranno problemi legali con l’uso del Reale quale moneta scritturale bancaria, perché opererà su un circuito di moneta elettronica diverso.

La “RealCard” è usata come “sostituto del contante”, nessuno vieta quindi l’utilizzo del Reale presso banche private, se queste volontariamente lo accettano.
È molto importante, piuttosto, includere una clausola nello statuto dell’emittente Banca Complementare che permette il trasferimento del Reale ad altre unità valutarie (convertibilità).
A lungo termine, l’inflazione che ha effetti dannosi sulla ricchezza e la deflazione che invece comporta una perdita rispetto al potenziale di crescita, possono essere evitate se esiste una vera cooperazione tra la Banca Centrale Nazionale ed il sistema Complementare Regionale.

Il trattamento del Reale ai fini fiscali:

è importante sottolineare la possibilità del pagamento delle tasse, sia locali che regionali, in “Reali” poiché questo determinerebbe se, o meno, ha raggiunto un’accettazione diffusa e sia usato in tutto il suo potenziale. Il miglior modo per promuovere il successo della nostra moneta è di richiederne l’uso come strumento di pagamento delle tasse e delle sanzioni, dando alla comunità locale e al mondo degli affari un maggior incentivo alla sua accettazione.
Vi sono motivi importanti per cui il Reale dovrebbe essere accettato come mezzo di pagamento delle tasse e delle sanzioni:
• Primo, queste tasse alimentano i servizi pubblici regionali.
• Secondo, hanno un ruolo nel mantenimento e nella espansione dei posti di lavoro.
• Terzo, le ripercussioni positive sociali ed economiche di una maggior produttività regionale aiutano a migliorare le condizioni economiche della Regione.

Iniziative e programmi regionali diventano “parte integrante” di questo rinnovamento sociale. L’attuale sistema monetario basato sull’Euro invece funziona come un’idrovora che aspira il capitale dalle regioni dove viene generato, e lo riversa fuori, in quelle regioni dove ottiene il massimo del profitto.
E’ di importanza vitale, dal punto di vista economico e produttivo, limitare geograficamente la circolazione monetaria che nasce primariamente e soprattutto per soddisfare le esigenze locali.

Il sistema “Reale” crea un “argine” per mantenere la moneta all’interno del suo territorio, rafforzando così l’unico modo a disposizione di una regione per preservare la propria liquidità interna. In altre parole, il Reale deve servire per lo sviluppo economico della nostra Regione, a differenza dell’attuale valuta nazionale che segue unicamente condizioni di maggior profitto privato. Ecco perché la sua circolazione deve essere limitata ai confini regionali.
In questo momento la nostra valuta ufficiale Euro è simultaneamente un mezzo di scambio, uno standard di valore, un’unità di conto ed un mezzo di riserva del valore. Il problema fondamentale è che come sistema di riserva di valore viene associato con la crescita esponenziale della domanda e con la mobilità illimitata. Poiché oggi gli investimenti nei mercati finanziari sono più remunerativi rispetto agli investimenti nelle imprese produttive, ne consegue che sempre meno moneta fluisce dove i posti di lavoro vengono creati.
I compiti primari del Reale devono essere di ottimizzare il suo ruolo come mezzo di scambio, come unità di conto (valida solo all’interno della Sardegna) e come deposito di valore progettato solo ed esclusivamente per garantire investimenti strategici e durevoli.

Gli obiettivi principali ed inderogabili del sistema “Reale” sono:
• l’uso delle risorse disponibili per la produzione di beni e servizi, in modo da mettere assieme le risorse non utilizzate con i bisogni non soddisfatti;
• la riduzione della disoccupazione, il rilancio dell’occupazione come risultato concreto e l’interruzione della decrescita e quindi l’incremento del reddito prodotto localmente;
• la creazione di nuove possibilità finanziarie che permettano ai governi locali di meglio adempiere alle proprie responsabilità nei confronti delle loro comunità.

D’altronde, tutti i programmi per rilanciare gli obiettivi di sviluppo regionale sono sistematicamente falliti. Le strategie adottate esternamente per compensare il deficit economico tra il centro-nord e il Mezzogiorno, non sono state in grado di fermare la fuga dei capitali, del valore creato e delle risorse umane.
Anche le strategie interne che intendevano promuovere lo sviluppo regionale hanno ignorato un fattore cruciale: l’approvvigionamento di moneta, la gestione del credito e la liquidità alle imprese.

Il fine ultimo, stante il persistere della grave crisi economica nella Regione Sardegna, è dotare sia la sfera politica che quella economica di un nuovo strumento di politica monetaria che dimostri tutto il potenziale positivo del “Reale” come moneta “Sovrana”, per la parte che gli compete, pur restando complementare all’Euro.

Progetto Sardegna è uno studio articolato in quattro punti:
1) Situazione: deficit inarrestabile;
2) Problema: mancanza liquidità;
3) Soluzione: creare lavoro;
4) Strumento: moneta complementare “Reale”.

“Progetto Sardegna” ha elaborato un programma di crescita e di sviluppo sostenibile nell’Isola, che consente di raggiungere subito questi obiettivi di primaria importanza:
•la soluzione: dare lavoro subito ad almeno 100.000 disoccupati;
•aumento del reddito delle famiglie;
•crescita del PIL regionale;
•aumento delle entrate correnti;
•minor spesa corrente;
•investimenti infrastrutturali e strategici;
•un attivo di cassa considerevole.

Tutto questo senza ricorso all’indebitamento, senza elemosine Statali, senza rivendicazioni sullo Statuto.
Diversamente, si dovranno affrontare questi drammatici eventi:
•perdita di altri posti di lavoro;
•calo del reddito delle famiglie;
•nuova e continua decrescita del PIL regionale;
•riduzione delle entrate;
•aumento del debito.
Lo studio si basa solo su dati ufficiali, descrive l’attuale situazione sociale, economica e finanziaria della Regione, bilancio 2012, analizzando i dati relativi al prossimo triennio, secondo quanto riportato dal Dpef. Fornisce una rappresentazione della situazione reale, dalla quale è facile rilevare come non sia più possibile evitare, per via convenzionale, il degrado, la povertà e lo spopolamento.
Si è individuato il problema specifico e contingente nella mancanza di liquidità, tale problema è irrisolvibile con l’attuale sistema monetario. Quindi, è necessario trovare subito risorse per finanziare gli investimenti strategici finalizzati a creare crescita, lavoro e benessere, in modo non convenzionale. Queste risorse ci sono, sono disponibili in Sardegna e appartengono ai Sardi.
Questa liquidità, che attualmente viene utilizzata per finanziare governi e banche, può e deve rappresentare invece, se bene utilizzata, la soluzione a tutte le problematiche che oggi affliggono la Regione Sardegna e i Sardi.
Perché queste risorse possano essere impiegate in Sardegna è necessario che un Governo composto da persone oneste e preparate, che siano credibili e affidabili, riuniti nell’Assemblea Regionale “Adottino” il sistema monetario regionale, detto “Reale”, complementare al sistema delle banche centrali europee, detto Euro.
Il Governo della Regione Sardegna, su mandato dell’Assemblea Regionale Sarda e nel pieno rispetto dell’art.11 del proprio Statuto Speciale, “emette prestiti interni” affidandone la gestione alla BancaComplementare Sarda che, nel pieno rispetto del mandato conferito e nei limiti stabiliti dall’art.2412 del codice civile, “emetterà obbligazioni nominative” garantite da copertura patrimoniale reale. La Regione costituirà un “Fondo patrimoniale”, proprietario di tre fondi specifici:
a) Fondo immobiliare
b) Fondo mobiliare
c) Fondo cassa.
Attraverso questi fondi parteciperà agli aumenti di capitale della Banca Complementare per garantire la copertura patrimoniale di ogni emissione di obbligazioni.
Le disposizioni cui al comma 1 dell’art 2412 c.c. conferiscono alla Banca Complementare Sarda la facoltà di emettere obbligazioni/bond (fino ad un massimo di tot miliardi ovvero il doppio del valore delle obbligazioni se garantite da beni reali).
L’emissione delle obbligazioni (Bond) permetterà di reperire sul nostro territorio le risorse finanziarie necessarie per lo sviluppo socioeconomico della Regione Sardegna attraverso la realizzazione di opere strutturali durevoli finalizzate a ottenere la piena e stabile occupazione.

Modalità di emissione della RealCard:
Un elemento che merita di essere analizzato più approfonditamente è quello della modalità di emissione e di utilizzo della carta di credito elettronica denominata RealCard (moneta elettronica), quale strumento di scambio e di pagamento nel sistema monetario regionale.
Dopo l’emissione dei Bond e la sottoscrizione del “Patto di Interesse Generale”, denominato “Progetto Sardegna”, seguirà l’emissione della moneta elettronica RealCard.
La consegna della RealCard di 5.000 Reali, che consente di raddoppiare il valore degli acquisti, dei pagamenti, e dei trasferimenti dichiarati in euro, avverrà a seguito della sottoscrizione di un’obbligazione (bond) zero-coupon, quinquennale, nominativa, del valore di € 5.000,00 rilasciata dalla Banca Complementare Sarda ad integrazione (“cedola”) delle obbligazioni.
Lo strumento RealCard è assimilabile alla creazione di moneta scritturale da parte delle banche commerciali italiane. La “RealCard” ha un valore iniziale di 5.000 Reali, sarà rilasciata alla sottoscrizione di una obbligazione di € 5.000 emessa dalla B.C.S., controllata della R.A.S.
I debiti e i crediti, pur essendo generati da rapporti di scambio bilaterali, sono registrati nel sistema centralizzato, presso la Banca Complementare Sarda, come debiti o crediti nei confronti dell’insieme dei partecipanti al circuito, infatti Il sistema elettronico RealCard è comunemente indicato con il nome di“mutual credit currencies”. In pratica, la valuta è creata in analogia con la moneta scritturale bancaria, come posta attiva del conto corrente di un soggetto, a fronte della contemporanea iscrizione di una posta passiva equivalente in capo alla controparte.
Il sistema monetario “Reale” ha la funzione di realizzare obiettivi di lunga durata, dunque non sarà in contrasto col rapporto che avrà con i circuiti monetari ufficiali.

In termini tecnici, soddisfatte le problematiche di carattere patrimoniale (tot miliardi di beni reali) e di credibilità, di spendibilità (patto di interesse generale) e convertibilità (disponibili tot miliardi), si tratta solo di trovare equilibrio nelle richieste e sulle aspettative funzionali legate alla riconoscibilità e legittimità del Reale, sia dal punto di vista della sua efficacia ed efficienza, sia dal punto di vista del suo funzionamento simbolico e sinergico con il territorio e gli abitanti della Sardegna.

Il sistema monetario regionale “Reale” è una camera di compensazione creditizia, che coinvolge Regione, Enti locali, imprese e lavoratori. Essa è Istituita, adottata, introdotta e garantita dalla Regione Sardegna. La“camera” è uno strumento che serve a contabilizzare scambi commerciali e pagamenti che tutti fanno fra loro in un’unica contabilità in cui, quando si effettua una transazione, si compensano debiti e crediti.
La camera di compensazione creditizia è un sistema multilaterale.
Esperienze del genere esistono già, la novità rappresentata dall’applicazione di questo sistema in Sardegna è quella di integrare, oltre alle imprese, anche i lavoratori, la Regione e gli enti locali. Le imprese potranno, se d’accordo i dipendenti, pagare parte del salario in moneta Regionale.

Il Reale è agganciato all’euro in rapporto di cambio 2 a 1, (2euro x 1reale) ed è convertibile in euro allo scadere dei 5 anni relativamente alla RealCard. Non è necessario coniare monete o stampare banconote, in questa fase il sistema utilizza una moneta elettronica, in analogia alla moneta scritturale delle banche. Attivi e passivi che si formano all’interno della “camera” possono essere saldati solo nella valuta Reale. E’ necessario che il partecipante alla “camera” trovi il modo di equilibrare il proprio conto entro il limite prestabilito di 5.000 Reali, pareggiando i crediti con i debiti, senza superare quella soglia.
Il sistema permette di chiudere tutto il circuito, e che questa valuta si annulli per compensazione. Essa si crea per effetto degli scambi ma è anche annullata da essi. Deve essere convertita solo in produzione di beni, servizi, prestazioni e tributi locali/regionali, questo sta alla base del sistema monetario complementare. I pagamenti non si faranno integralmente in Reali ma in percentuale: a fronte di un bene di € 1.000, di cui 500 sarà pagato in euro, il restante 250, in Reali.

La “camera” fra aderenti al sistema di moneta complementare sarà gestita da una banca pubblica di proprietà della Regione. La banca complementare è pubblica non perché debba usare risorse pubbliche, ma perché svolge una funzione pubblica. La dimensione pubblica è importante perché questa “camera” diventerebbe la soluzione strutturale all’eventuale problema dei ritardi dei pagamenti della Regione nei confronti delle imprese e degli enti locali.
Se la Regione Sardegna pagasse ed incassasse in Reali, si libererebbero dai vincoli di bilancio tutti gli Enti che aderiscono al Patto di stabilità, spendendo gli euro vincolati. I crediti delle imprese nei confronti della Regione diverrebbero liquidi all’interno della “camera”.
Una volta accreditate le loro spettanze in “Reali”, potrebbe spenderle presso altre imprese, riattivando il circuito virtuoso dei pagamenti, bloccato a causa dei ritardi della Regione.
L’impresa che non è pagata non può pagare a sua volta i propri fornitori, innescando l’effetto domino che affligge l’intera attività produttiva nell’Isola. Inoltre, l’Istituzione di una Banca Complementare Regionale determina: credibilità Istituzionale, copertura patrimoniale, garanzia di convertibilità ed assicura la spendibilità in ambito territoriale.
È chiaro che, in un momento di stretta creditizia, questo sistema aiuterebbe le imprese e, nella misura in cui questa liquidità è creata e pareggiata all’interno della camera, la moneta complementare non dipende dal mercato finanziario o interbancario, anzi, è totalmente indipendente, è una moneta che si crea dove ci sono degli scambi da fare, ed è sufficiente per tutti gli scambi di beni e servizi prodotti dalla comunità.
È un modo etico di pensare alla moneta ed al credito. La moneta complementare non è pensata contro le banche, che potrebbero ben integrarsi con essa.

La “camera” gestisce solo una parte del credito necessario a un’impresa, ma non tutto il credito necessario ad essa. Non è adeguata a gestire finanziamenti a lungo termine. All’interno di una “camera” si finanzia solo il capitale corrente. Alle banche resteranno i finanziamenti a lungo termine, con il vantaggio che presteranno euro ad aziende senza debiti correnti. La “camera” riduce l’esposizione nei confronti del sistema bancario, quindi diminuisce l’indebitamento. Un’impresa meno indebitata è un cliente più interessante e più sicuro per una banca. Una banca che finanzia solo un terzo del fatturato dell’impresa, anziché i due terzi, ha garanzie sufficienti per considerare quel cliente non rischioso. Significa che potrebbero risparmiare in termini di riserve. Le riserve dipendono dal rischio, una diminuzione effettiva del rischio ridurrebbe, in misura sostanziale, la necessità di riserve e rientrerebbero bene nei parametri di Basilea.

Per evitare che si creino squilibri all’interno della “camera” tra un’impresa che ha troppi crediti ed un’altra troppi debiti, è necessario equilibrare la capacità di spesa e la capacità di acquisto di un’impresa all’interno del circuito. Un elemento che consente di regolare tale fenomeno è rappresentato dalla rigidità di rilascio delle c/c del valore fisso di 5.000 Reali per ogni cittadino, poi di una carta per ogni due dipendenti per le imprese. Inoltre saranno tassate le transazioni di alcuni punti percentuali e tali introiti saranno destinati a un fondo per istituire un “reddito di cittadinanza” o “un reddito minimo garantito” per almeno una parte della popolazione.

La diffusione della moneta complementare non rischia di abbattere il gettito fiscale della Regione, infatti, la moneta locale è fiscalmente neutra. È un mezzo di pagamento a fronte di una fattura emessa integralmente in euro. L’impresa, il lavoratore o l’ente pubblico producono per 1.000 euro, emettono una registrazione da € 1.000 e ricevono in pagamento € 700, più 150 Reali.
Inoltre, trattandosi di pagamenti elettronici su presentazione di notula (parcella), diventa un sistema impenetrabile all’evasione fiscale, al lavoro nero, al sotto salariato, alla corruzione e al racket, abbattendoli definitivamente alla radice. La moneta si chiama complementare proprio perché non tutti i pagamenti si possono accettare in Reali, in quanto le tasse verso lo Stato si continueranno a pagare in euro.

Si dovrà studiare un sistema per cui le tasse locali (comunali e regionali) potranno essere pagate in Reali e, se sarà necessario, per consentire il pagamento dei tributi, si modificherà anche lo Statuto della Regione.
L’idea di compensare i debiti della Pubblica Amministrazione con i crediti verso di essa attraverso una moneta complementare è plausibile e sensata, ed una camera di compensazione è il modo più adeguato per procedere strutturalmente a risolvere il problema dei ritardi dei pagamenti.

La moneta come “Riserva di valore”

In prospettiva, si tratta di eliminare dalla scena economica quell’elemento di freno, rappresentato dalla riserva di valore, che consiste nella possibilità che chi ha denaro lo possa detenere indefinitamente, facendosi pagare per rimetterlo in circolazione.
Riserva di valore vuol dire che la moneta a corso legale non perde mai il suo valore nominale.
Una banconota da € 50 vale € 50 per sempre. Questo è un vantaggio indebito rispetto a ogni altra forma di risparmio. Non si tratta di scoraggiare il risparmio, ma di trasferire l’attitudine al risparmio dal risparmio di denaro al risparmio di beni. Il denaro risparmiato non è un elemento favorevole al funzionamento del sistema economico: ogni volta che risparmio tolgo liquidità al sistema produttivo e, di conseguenza, tolgo il lavoro a qualcuno. Non bisogna pensare solo ai pensionati e alle famiglie che risparmiano, ma anche ai fondi di investimento, a coloro che usano il denaro per fini speculativi e non precauzionali.
La politica della moneta complementare regionale è quella di dimostrare che si può costruire un sistema di credito che, al servizio dell’economia reale, non ha bisogno della moneta come riserva di valore ma si serve della moneta per agevolare gli scambi continui e frequenti dei beni e servizi prodotti dalla stessa Comunità.

Visione Giurisprudenziale

Affiancare una Moneta Complementare all’Euro è la più realistica delle soluzioni, perché prevede l’utilizzo congiunto delle due monete, ufficiale e complementare.
Il confine tra le due monete è molto sottile: in certi casi la moneta complementare arriva a “sovrapporsi” quasi completamente alla moneta a corso legale. Attualmente sarebbe impossibile utilizzare solamente monete alternative, a meno che gli utilizzatori non la usino all’interno di una comunità autosufficiente, indipendente dalla società civile; negli Stati moderni la moneta ufficiale è necessaria per i pagamenti delle tasse e delle transazioni internazionali; invero, esistono comunità organizzate dove la moneta complementare è utilizzata quotidianamente.

L’unico caso di moneta alternativa è il RES belga, che è stata ufficialmente riconosciuta dalla Banca Centrale Belga; quest’ultima ne ha permesso la convertibilità in Euro, ma ne ha comunque regolato la circolazione, fissandone un limite massimo di erogazione.
Nella maggior parte dei circuiti, come Wir (Svizzera) e BexB (UE), la moneta complementare si affianca all’utilizzo della moneta ufficiale, rispettivamente Franco Svizzero e Euro.
Il tentativo della moneta alternativa in Italia è avvenuto nel 2000 con l’esperimento del SIMEC, promosso dal Prof. Auriti nel comune di Guardiagrele. Ad oggi, l’unica certezza è che vi sia un vuoto legislativo e, di fatto, non vi è un divieto di utilizzo di monete diverse da quelle ufficiali, dunque la moneta complementare può circolare liberamente, con il solo limite della necessità di essere accettato dalla controparte e, in aggiunta, il limite della circolazione a livello “territoriale”.

Emettere moneta senza violare il Trattato di Maastricht.

In base al Trattato UE, l’Italia non può abbandonare l’attuale sistema monetario Euro.
E’ opportuno ricordare le norme che trattano dell’argomento monetario: esso prevede che si debba “conseguire il rafforzamento e la convergenza delle proprie economie e ad istituire un’Unione economica e monetaria che comporti, in conformità delle disposizioni del presente trattato e del trattato sul funzionamento dell’UE, una moneta unica e stabile”.
L’articolo 3, paragrafo 4 del Trattato prevede che “L’UE istituisce un’unione economica e monetaria la cui moneta è l’euro”. La Banca centrale europea e le banche centrali nazionali possono emettere banconote. Le banconote emesse dalla BCE e dalle BCN costituiscono le uniche banconote aventi corso legale nell’Unione.
Dunque, si deve convenire che l’Italia non può abbandonare l’Euro, né potrebbe battere moneta per conto proprio. Tuttavia, l’articolo 128, paragrafo 1, terzo periodo del Trattato, nello stabilire che solo le banconote emesse dalla BCE e dalle BCN hanno corso legale nell’Unione, non vieta però che i singoli Stati membri possano emettere proprie banconote o propria moneta.

Questo significa che l’Italia ha facoltà di emettere banconote, purché prive di “corso legale”, cioè a patto che esse risultino sprovviste dell’obbligatorietà della loro accettazione quale mezzo di pagamento. Ergo, lo Stato Italiano potrebbe emettere banconote la cui accettazione sarebbe facoltativa.
Riepilogando, lo Stato Italiano, pur non abbandonando l’euro, potrebbe creare una moneta complementare nazionale che affiancherebbe, ma non sostituirebbe l’Euro, e la cui accettabilità come strumento di pagamento sarebbe lasciata alla volontà dei cittadini e degli operatori economici.

La Costituzione Italiana: Art. 1 L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. Commento:
La Costituzione non sancisce nulla sulla moneta; dice però che la sovranità appartiene al Popolo che la esercita nei modi e nelle forme della Costituzione stessa; la Costituzione nulla stabilisce circa l’emissione del denaro, ossia non la attribuisce ad alcun organo costituzionale, l’emissione del denaro è libera facoltà del popolo e tutte le leggi che volessero limitarla o toglierla al popolo, sarebbero incostituzionali. (Marco Dalla Luna).

Lo Statuto Speciale della Regione Sardegna.

Un sistema monetario complementare esprime tutto il potenziale sociale, economico e finanziario in Sardegna, dove, in virtù delle prerogative dello Statuto, può conseguire carattere Istituzionale, avere copertura patrimoniale a garanzia delle obbligazioni emesse e garantire la sua convertibilità nelle valute ufficiali a corso legale.
Sintesi degli articoli dello Statuto Speciale della Regione Sardegna che consentirebbero l’introduzione del sistema monetario detto “REALE”, complementare all’euro. Il futuro e il benessere di tutti i Sardi dipendono dall’adempimento dell’art.11 dello Statuto Speciale della Regione Sardegna: “La Regione ha facoltà di emettere prestiti interni da essa esclusivamente garantiti, per provvedere ad investimenti in opere di carattere permanente, per una cifra annuale non superiore alle entrate ordinarie”.
La Regione si deve mantenere in virtù delle proprie entrate patrimoniali. Nel proprio territorio e sui cittadini, al pari di qualunque stato sovrano, può decidere se e quali tributi istituire, come accertarli, infine, come e attraverso chi riscuoterli.
E’ ovvio che, nell’istituirli, non possono essere disattesi i principi costituzionali, né le Direttive comunitarie, ma questi obblighi, per l’Assemblea, siano allo stesso modo vincolanti quanto lo siano per il Parlamento.
La Regione Sardegna ha non solo la facoltà, ma anche il diritto ed il dovere di introdurre un proprio sistema monetario, purché privo di “corso legale”, cioè a patto che esse risultino sprovviste dell’obbligatorietà della loro accettazione quale mezzo di pagamento.

Ergo, pur non abbandonando l’euro, può però creare una moneta regionale, che affiancherebbe l’Euro, e la cui accettabilità come strumento di pagamento e scambio sarebbe lasciata alla volontà dei cittadini e degli operatori economici. Pertanto, nell’attuale situazione di “rarefazione monetaria“, la Regione può alleviare la crisi, con grande sollievo per le imprese e famiglie, emettendo per il proprio territorio una moneta complementare.
E’ necessario trovare la liquidità necessaria per finanziare gli investimenti infrastrutturali e strategici finalizzati a creare crescita, lavoro e benessere, in modo non convenzionale.

Ecco spiegati i motivi per cui la Sardegna e la sua economia hanno estrema necessità di introdurre nel proprio mercato interno una moneta complementare denominata “Reale” che sia espressione della Sovranità Nazionale Sarda e del suo Popolo.

(Ringrazio di cuore l’amico fraterno Giuseppe Pizzino, al quale si deve attribuire tutto il merito dell’attuale progetto)

 

Commenta su Facebook