Di Fulvio Grimaldi

 Una società la maggioranza dei cui membri spende una gran parte del suo tempo, non sul posto, non qui e ora e nel suo futuro prevedibile, ma altrove, nei mondi irrilevanti dello sport e delle fiction, della mitologia e della fantasy, troverà duro resistere all’accerchiamento di coloro che intendono manipolarla e controllarla. (Aldous Huxley)

Il modo più sicuro per corrompere un giovane e di istruirlo a riservare la massima stima a quelli che la pensano allo stesso modo, piuttosto che a coloro che la pensano differentemente. (Friedrich Nitzsche)

Non dovrebbe sorprendere che quando i ricchi prendono il controllo del governo, essi emanino leggi che li favoriscano. La sorpresa vera è che quelli che non sono ricchi votino per questa gente, anche se la loro amara esperienza dovrebbe insegnargli che i ricchi continueranno a derubare tutti noi. (Andrew Greeley, giornalista)

Il sistema della propaganda permette alla dirigenza Usa di commettere crimini illimitati e senza il sospetto di reato o misfatto. IN effetti, grandi criminali di guerra come Henry Kissinger appaiono regolarmente in tv a commentare i crimini dei macellai loro eredi. (Edward S. Herman, politologo ed economista)

 LA PIOVRA E I SUOI TENTACOLI.
  Il logo delle Olimpiadi di Londra ricomposto. C’è da rabbrividire. E poi ci danno del complottista, dietrologo, teorico della cospirazione…

Siria trincea del mondo

La cosa più seria nell’attuale panorama è il fronte anti-terrorismo e anti-brigantaggio con, insieme alla Grecia e agli indignati di mezzo mondo, la resistenza davvero eroica del popolo siriano e della sua dirigenza.

– Sconfitti sul piano politico dall’evidenza ormai solare di una cospirazione antisiriana affidata a ciurmaglie di invasati sanguinari e a mercenari delle brigate islamiste Nato voraci di soldo;
– nell’imbarazzo diplomatico totale di fronte ai lacché dell’opposizione sempre più inaffidabili, tra i quali lo smarrimento per la bancarotta militare, i diversi allineamenti a sponsor internazionali (Qatar, Francia, Usa…), la fregola per un bottino sempre più evanescente, producono continue frantumazioni;
– denudati dal sequestro da parte delle autorità libanesi di diverse navi-container zeppe di fucili, mitragliatrici, cannoni, mortai, lanciarazzi, attrezzature elettroniche per i “ribelli”, tra cui mercantili libici e italiani;
– fulminati dal paradosso di dichiarare guerra al terrorismo islamico e di nutrire al tempo stesso una propria fanteria Al Qaida che imperversa tra i civili siriani con stragi terroristiche che fanno impallidire l’11 settembre e successive operazioni Cia-Mossad;
– con neanche i più embedded dei media che riescono a far passare per demenza suicida di Assad il macello di vitali organismi di sicurezza e della propria popolazione per mano di alqaidisti guidati da teste di cuoio occidentali, in gran numero catturati dai patrioti siriani (nel verminaio dei sudditi mediatici dell’emiro del Qatar, a farneticare di “Assad che uccide il proprio popolo”, sono rimasti solo Uruknet e pochi altri);
– visto il successo di Assad nelle pluralistiche e internazionalmente controllate elezioni parlamentari, successive al referendum che col 89% approvava una costituzione democratica come se la sognano non solo nelle tirannie del Golfo, ma nella maggioranza dei paesi Nato;  quella Banda della Magliana all’ennesima potenza che è l’associazione a delinquere Nato-Israele-dittatori del Golfo, a dispetto delle minacce di intervento alla libica dei fantocci della cupola finanziar-militare, compreso il presunto taumaturgo delle sinistre ottusamente collaborazioniste, Hollande, si trova oggi nella confusione e nell’impasse. Merito sicuramente della fermezza di Russia, Cina e America Latina nell’opporsi al cannibalismo imperialista, del rifiuto di assecondarlo dei BRICS, e di un’opinione pubblica mondiale sempre meno permeabile alle armi di distrazione di massa della macchina bellica euro-israelo-atlantica. Ma merito primario dell’unità tra popolo siriano e sua leadership nel coraggio e nella resistenza. Un’unità che costituisce oggi la prima trincea dell’umanità contro l’avanzata dei licantropi.

“Quello che (non) ho” e mi guardo bene dall’avere
A proposito di armi di distrazione di massa, non poteva non accorrere alla chiamata a quelle armi la provetta coppia dalla lacrima tossica Fazio-Saviano? Ed è accorsa dotata del migliore armamentario necessario alla distruzione della razionalità con cui l’essere umano provvede alla difesa della sua autonomia di giudizio. Ho visto su La 7 la megakermesse dell’emozione lacrimoso-buonista “Quello che (non) ho”, il parossismo del politicamente corretto, una parata patetico-melò nella quale hanno affogato anche alcune delle personalità più rispettabili, per quanto nell’occasione a loro dispetto strumentalizzate, vedi Scola, Olmi, Elio Germano, Raffaele La Capria, il solipsista Guccini, vedi la partigiana, vedi il maestro di strada Cesare Moreno, mio compagno nella lontana Lotta Continua, messi lì per arruffianarsi e intorpidire la sinistra. Hanno addirittura commesso il sacrilegio di inserire nelle loro turpitudini l’immagine e la parola di Pasolini. Il pubblico, rasserenato dallo sghignazzo per il buffone di corte Littizzetto che elegantemente chiedeva a Fassino se non gradiva farsi Carla Bruni, subiva l’annichilimento di ogni ragione critica nelle suggestioni revival di Elisa, nelle storie di bambini napoletani sputazzoni e sputacchiati, nelle melensaggini bibliche – o quanto praticate! – sull’amore per il prossimo, nell’edificante evoluzione di Rocco Papaleo dal sasso lanciato in faccia al nemico, al sasso riscattato al “costruire”.

Miravano alla pancia e prendevano alle spalle. Con gli spettatori presi per il culo da tutta questa fuffa di sciropposa emotività, nemica, sì, del freddo raziocinio, ma molto amica di un compassionevole autocompiacimento, la traiettoria delle salve autentiche del duo di vivandiere dell’armata dei diritti umani con il pugnale tra i denti partivano dalla pancia (e, nel caso della coprologa Littizzetto, dal basso ventre) e agevolmente arrivavano a colpire cervelli ormai disarmati. Prima, a spazzare il campo da ogni resistenza, le mine anti-comuniste piazzate dagli artificieri della democrazia, Lerner e Gramellini, con il recupero all’etica dell’anticomunismo di Solidarnosc, i prezzolati terminali polacchi di Vaticano e Usa. A dissodare il terreno provvedevano due accorate fanciulle che, rispettivamente, dovevano satanizzare lo Stato canaglia Iran ed esaltare una rivoluzione dei gelsomini tunisina di cui si trascurava la fine tra le fauci dei Fratelli Musulmani, che si sa quanto sono promotori della dignità e felicità delle donne. Indi, messosi sulle vergogne la foglia di fico del fervorino antimafia, arrampicatosi sulla croce della sua periclante vita sotto scorta, Saviano, a prima vista vampiro a corto di sangue, assumeva il ruolo del cannoniere di sfondamento. Riesumando i cadaveri putrefatti della disinformazione imperiale, eseguiva alla perfezione gli ordini dei mandanti dell’operazione.

Una breve, micidiale, per quanto ormai antistorica bordata contro la Libia, con i ratti Nato-Al Qaida messi sullo stesso piano dei laici rivoluzionari antimperialisti e anti-tirannici delle primavere arabe autentiche, questi ultimi felicemente liquidati da savianei Nato-islamisti in Bahrein, Egitto, Yemen. Consapevole delle benefiche ricadute tra i politically correct, delle primavere, esaltava il ruolo delle donne (che in Libia erano invisibili tra i “ribelli”, se non stuprate e sgozzate, mentre erano in prima fila nella resistenza patriottica). Poi la stoccata strategica contro il nemico assoluto, la Russia di Putin (in sintonia a destra con il terminator Obama e, a “sinistra”, con il rivoluzionario colorato e slavofobo del “manifesto”, Astrit Dakli), rilanciando l’infame falsificazione mediatica della tragedia di Beslan, Ossezia del Nord, 1/9/2004. Sguazzando tra i bambini falcidiati in quella scuola dai terroristi Nato-ceceni, scaricava la responsabilità del massacro sui russi, intervenuti per porre fine al massacro. Avreste dovuto godervi le lacrime di Fabio Fazio al termine della “testimonianza” di una povera complice della fetecchia. Se immaginavo che mai ci avrebbe potuto essere qualcosa di più oscenamente ipocrita del finto pianto della Fornero, mi sbagliavo.

Per ottundere la visione degli orrori in corso ad opera dei suoi mandanti tra Afghanistan, Iraq, Siria, Yemen, Somalia, Messico, Honduras, e di quelli strutturali degli alleati qatarioti, bahreiniti, sauditi, turchi, Usa, contro la propria popolazione, e per lubrificare i futuri lanciamissili contro Stati e popoli non normalizzati, l’uomo di Casal di Principe riesumava veline Cia-Mossad intrise del sangue della verità. La magnifica serata ha evidenziato il suo significato di presa per il culo dei narcotizzati dalla commozione, con un omaggio diretto alla Nato e ai suoi eroi: un certo ufficiale di marina in sfolgorante uniforme rievocava come, con la sua corvetta, avesse salvato bambini e donne alla deriva sul barcone al largo di Lampedusa. Gloria e onore alla nostra marina che in un solo anno ha salvato ben 32mila migranti dall’atroce fine in fondo al mare. Stupefatti, muti come pesci e bianchi come merluzzi, da quel fondo del mare seguivano la trasmissione decine di migliaia di non salvati dal nostro eroico capitano di corvetta. E neanche dalla corvetta Sibilla quando speronò la Kater i Rades per mandare sott’acqua 81 albanesi. E neanche dalle tante navi da guerra italiane che, per la Nato, guardavano e cannoneggiavano i libici e se ne fottevano altamente dei fuggiaschi da quelle granate mentre annegavano lì intorno. Effetti collaterali che non turbavano i buoni sentimenti, né degli artefici di questo Kolossal imperiale, né dei loro consapevoli o inconsapevoli complici, né di un pubblico che se ne tornava a casa in brodo di giuggiole per aver fatto e visto una cosa buona.

Per la terza puntata, l’uomo dagli occhi da morto vivente si era riservato il bersaglio grosso. Personaggio nerissimo,con le radici sprofondate nell’estrema destra, lettore appassionato di Julius Evola, sostenitore dello Stato criminale per eccellenza, Israele, non poteva non dare il suo contributo a quello a cui gli psicopatici nichilisti dell’armageddon biblico puntano come alla “battaglia finale”. Tutta la parata di stelle della più dignitosa intellettualità italiana, il panteon dei martiri di mafia e industria, le tempeste emotive suscitate dai vari “casi umani” (tipo “l’ansia della mamma con il figlio in missione di pace”, cioè professionista del killeraggio colonialista), le ruffianerie musicali collegate agli anni in cui “eravamo giovani e belli”, costituivano i preliminari in vista della penetrazione. Non servivano ad altro che a montare attenzioni, ascolti e consensi verso l’obiettivo vero di tutta l’operazione: la Cina. In un copione che poteva essere scritto a molte mani da Cia, Mossad, Amnesty, Human Rights Watch, Avaaz e Hillary Clinton, cioè dalla créme de la créme della sodomizzazione planetaria, ma che portava la firma dell’immancabile dissidente, Saviano incartava un pubblico ormai spogliato di ogni resistenza razionale. Non aveva mai messo il becco in Cina, Stato quanto mai discutibile nel suo paradossale capital-comunismo, ma incomparabilmente meno efferato rispetto a Stati divoratori e desertificatori di paesi e popoli, quali quelli a cui questo pifferaio del male assoluto presta i suoi servigi. Né sapeva citare alcunché di analisti seri e obiettivi. Gliene bastava la conoscenza, in tutti i suoi orrori, fornitagli dal dissidente Liu Xiao, uno che nei Laogai cinesi, campi di lavoro per detenuti, ma campi di sterminio per Saviano, aveva speso alcuni anni. 0

Saviano combina il piglio del fustigatore morale con quello del giustiziere. E il pubblico, inconsapevole del waterboarding psicoemotivo cui è sottoposto, applaude a ogni passaggio, sentendosi spostato sempre più dalla parte del bene assoluto: processi farsa, lavaggio del cervello, torture, confessioni estorte, fame, prigionieri ischeletriti. “Pare”, dice Fazio, dai 3 ai 5 milioni attualmente nei Laogai, 40 dai tempi di Mao, mica qualche ladro, rapinatore, omicida, corrotto, spia, macchè, tutta gente che si limitava a “pensarla diversamente”. Su un tavolino erano sparsi alcuni dei prodotti cinesi che invadono i nostri mercati, belli o brutti, ma anche loro travolti dall’esecrazione savianea, giacchè “del regime comunista” e, dunque, ontologicamente nefasti. Oltreché perniciosi per il monopolio mercataro delle multinazionali. Avesse un briciolo di onestà, questa sordida invettiva anticinese su cose che in Occidente si fanno meglio e su più vasta scala, avrebbe potuto prendersela con i portachiavi cinesi con, in un sacchetto, tartarughine vive. Vive per un mese, per poi morire soffocate. Ma ci pensate quanto gliene fotte al sicario e ai suoi mandanti? Mica si tratta di “diritti umani”.

A Saviano, al confronto con la cui indignazione contro i “regimi comunisti” (tutti, non risparmia neppure Ungheria, Bulgaria, Romania, buonanime e cita, en passant, gli irrinunciabili Castro e Chavez), quella del popolo di Occupy, della Puerta del Sol, o delle moglie dei suicidati da Monti-Fornero, risulta una banale irritazione, succede, piagnucoloso quanto serve, il dissidente Liu Xiao, appropriatamente Premio Nobel. Proprio come Kissinger, Begin e Obama. Ha fatto qualche anno di Laogai, accusato di corruzione. Liberato, in quale paese immaginate che si sia precipitato? In quello di tutte le libertà, santuario dell’habeas corpus, esportatore di diritti umani, equo ridistributore di ricchezze. Direttamente a Washington: “Sono stato fortunato, finalmente la libertà mi sorrideva”. Dagli Usa, alcuni anni dopo, premiato con cittadinanza statunitense, omaggiato dal Senato a maggioranza repubblicano-bellicista, assoldato e addestrato dalle centrali di spionaggio e destabilizzazione (quelle delle “rivoluzioni colorate”), veniva rispedito in Cina. Si dotò dell’immancabile copertura con una Fondazione Liu Xiao, fu quasi subito scoperto da chi ben conosceva i suoi polli, arrestato e, visto che gli Usa gli avevano fornito lo scudo della cittadinanza, rispedito a casa sua.

di Enzo Apicella

Tanto erano abbagliati dal sorriso della libertà, i due frombolieri dei diritti umani, che, rientrando, non si avvedevano, dai lati della strada da Pechino a Langley in Virginia, di qualche milione di torturati e sterminati che li salutavano dalle lande desertificate di Afghanistan, Iraq, Palestina, Libia, Somalia, Serbia e oltre.

Spasso nero
Avrei voluto esprimere un po’ di spasso nero – Galgenhumor – sulle elezioni in giro per l’Europa, ma abuserei di tempo e pazienza dei miei gentili interlocutori. Ecco allora solo qualche ghigno veloce..

Le illusioni muoiono all’alba

…su: Rossanda e Parlato, vetusti ronzini da carrozza Belle Epoque, che s’inebriano della vittoria di Hollande in Francia: una svolta per l’Europa, il rigor mortis della cupola che si volge in crescita, la Merkel annichilita dal nuovo vento socialista che spira tra Parigi e Berlino, il fiscal compact che verrà trasformato in scala mobile, quasi quasi un solicello dell’avvenire che torna a riflettersi nella Senna e nel Reno. Sembra risentire il frenetico battimani per la catarsi Zapatero. Ricorda “l’ira funesta delle cagnette” a cui Boccadirosa aveva sottratto l’osso.

di Enzo Apicella 

Qui elettoralmente di buono c’è soltanto la sconfitta in Grecia, a forza della felice combinazione molotov-voti, dei vampiri BCE e FMI e dei loro burattini locali che, non fosse per l’ottuso settarismo solipsista degli stalinisti del KKE, potrebbero venezuelizzare, o, quanto meno, islandizzare, un pezzo d’Europa rimasto in piedi.

Damasco

E di altrettanto buono c’è la risposta elettorale pro-Assad e delle sue riforme data dalla maggioranza dei siriani, pudicamente occultata dai media, alle fole dei pifferai che ci avevano presentato come rivoluzione democratica l’assalto alla Siria laica e sovrana di un orrendo coacervo di assassini di massa. Il ghigno diventa smorfia di disgusto a vedere la misura di sottomissione all’esistente e di oblio del passato di tutta questa compagnia di giro che si accuccia all’ombra del primo chiacchierone chiamato da Goldman Sachs, Bilderberg, Trilateral, mafiomassoneria, a cambiare, obamanianamente, le loro lenzuola sporche con quelle appena ritirate dallo stipetto socialdemocratico. Hollande resta nella Nato, nel neoliberismo, nell’Europa ed è prontissimo a mantenere il ruolo di mosca cocchiera nella carneficina della Siria. Avete presente Orwell della Fattoria degli animali? Ricordate il maiale Napoleone che s’impadronisce della rivoluzione realizzata da tutte le bestie e si fa gattopardo della restaurazione? Possibile che il Termidoro non finisca mai?

 La bella faccia di David Rockefeller, patron delle bande Trilateral e Bilderberg e degli accoliti italioti Bonino, Caracciolo, De Bortoli, Draghi, Fresco, Martelli, La Malfa, Monti, Padoa Schioppa, Passera, Prodi, Riotta, Romano, Rossella, Scaroni, Silvestri, Spinelli (Barbara), Tremonti, Tronchetti Provera, Veltroni, Visco, tra altri scampaforca

Su: tutti coloro, da Vendola a Bersani al “manifesto”, che, a proposito di Grillo, del suo strepitoso sfondamento elettorale, basato su contenuti, altrochè, dalla repressione fascista allo sterminio sociale e alla devastazione ambientale, fatta l’ovvia tara sulle sue cadute politico-culturali che, comunque, sono niente rispetto ai tonfi dei suoi critici, blaterano di demagogia (pensate, perfino il primatista Guinness di tale arte, il golpista Napolitano), antipolitica, populismo. Uniti nel livore dell’ impotente rispetto a uno che tromba alla grande, questo concorso di malapolitica e politica incartapecorita inveisce contro chi s’è beccato, oltre ai loro, i voti degli incazzati rinsaviti del PDL e della Lega. Li avessero saputo prendere loro! La volpe e l’uva.

Su: la stessa compagnia di giro a 360 gradi che riscopre il terrorismo, gli anni di piombo, la necessità di eserciti castigamatti e leggi d’emergenza, allorchè, una combinazione di mentecatti e di provocatori Gladio si mette a sparare, incendiare, spedire lettere minatorie, sbraitare nei tribunali, spedire rivendicazioni che puzzano di falso da qui a Piazza Fontana e alle Torri Gemelle. Il tutto quando i golpisti, cambiati i cingoli allo sgangherato panzer berlusconiano, si accorgono che, per portare a buon fine lo spianamento del “giardino d’Europa”, tocca riesumare la strategia della tensione e moltiplicare le mazzate quotidiane alle masse su modello obamiano: militarizzazione armata e legislativa, campi d’internamento su sospetto, sorveglianza totale, anche con droni, pestaggi e ammazzamenti in carcere e per strada, criminalizzazione di ogni dissenso, potenziamento senza limiti dell’industria sicuritaria. Terrorismo di Stato dentro e fuori dai confini. E qui a ghignare sono loro. A noi non resta che piangere. Insieme a Marco Revelli, guru del Nuovo Soggetto Politico che all’eversivo Grillo risponde: “Il conflitto ha bisogno di mitezza”. Amen.

Fonte: http://fulviogrimaldi.blogspot.co.uk/2012/05/mirate-alla-pancia-annientate-al.html

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