La quarta manovra Monti, lo scandalo del Libor e l’esplosione controllata dell’euro
di Moreno Pasquinelli
Sollevazione

Era una facile profezia quella che il Vertice del 28-29 giugno si sarebbe risolto in un flop. Era sufficiente stare ai fondamentali. Quel che non hanno fatto, per spirito di servizio, il branco dei giornalisti addomesticati. Non è passata una settimana che i medesimi commentatori che cantavano le lodi del salvifico Accordo del Vertice parlano ora, con sfrontata disinvoltura, di fallimento.
«Non ti curar di loro, ma guarda e passa».

Vi cito solo alcuni titoli apparsi sabato 7 luglio. «Allarme occupazione USA, venerdì nero per le borse»; «Euro ai minimi da due anni, vola lo spread»; «Se l’Europa trascina il mondo in recessione»; «L’Fmi taglierà le stime sulla ripresa internazionale»; «Anche la Cina si scopre vulnerabile». Dulcis in fundo: «La Finlandia minaccia l’addio all’euro». In breve: una grandinata di cattive notizie che polverizzano le bugie spalmate nei giorni precedenti.

Esplosione controllata dell’euro


Vi ricordate? Si diceva per abbindolare gli italiani: “ha vinto Monti e ha perso la Merkel”. In verità non solo ha vinto la Merkel, ma Monti non ha perso, per la semplice ragione che Monti è sulla medesima linea della Cancelliera. La conferma lampante che ha vinto la Merkel (ovvero che dietro all’Unione bancaria e allo scudo salva-spread c’è il nulla) ce l’hanno fornita Draghi e la Bce da una parte, e Berlino dall’altra, ed infine Helsinki.
C’era chi si aspettava che alle spalle delle deludenti misure del Vertice ci avrebbe pensato la Bce ad adottare provvedimenti forti. Si è sbagliato di grosso. Draghi, facendo eco alla Merkel, ha detto chiaro e tondo che non ci sarà nessuna iniezione di liquidità, che i Trattati e Statuto della Bce impediscono l’acquisto di titoli di stato e che la Bce non finanziareà  il MES (ESM), l’organo presunto salva-stati. Ecco spiegate le subitanee vendite massicce di titoli di stato dei “periferici” (crescita degli spread) e la fuga imponente dei “mercati” dalle borse dell’eurozona. Il governo tedesco, da parte sua, ha poi precisato che i termini del promesso salvataggio delle banche spagnole (saranno salvati solo i depositanti o anche i possessori di azioni?) non saranno affatto decisi al prossimo vertice di lunedì 9 luglio. Madrid brucia ma il pompiere tedesco se la prende comoda. Infine è giunta la dichiarazione del Ministro delle finanze finlandese di venerdì 6 luglio: «La Finlandia non resterà legata all’euro a qualsiasi costo e ci prepariamo a tutti gli scenari». Ci sentiranno da quest’orecchio quelli che ci rampognano sempre che l’uscita dall’euro dell’Italia è impensabile? Chi ci fa un pensierino ci sta, e come! Sono proprio i nordici che, al pari di tutti gli squali della finanza, non vogliono restare col cerino acceso in mano e vorranno tirarsi fuori prima che sia troppo tardi, prima del crollo.

Tabella n. 1. Le prime cinquanta banche mondiali
(clicca per ingrandire)

L’euro imploderà prima di quanto non si pensi. E azzardiamo un pronostico: saranno proprio paesi “virtuosi” ad innescare l’esplosione a catena, con la medesima tecnica delle esplosioni controllate di certi edifici pericolanti, il cui crollo viene programmato prima che l’edificio pericolante cada motu proprio e faccia più danni ancora.

Si scrive spending review, si pronuncia quarta manovra montiana

L’altra sera, su La7, un poco convincente Cremaschi denunciava che i tagli alla spesa decisi dal governo Monti e passati alle cronache come Spending Review, sono in realtà, sotto mentite spoglie, la “manovra aggiuntiva” che era stata negata fino all’ultimo. Giusto! Ma Cremaschi corroborava questa tesi fornendo dati errati. Egli ha affermato che il totale della manovre montiane ammonta ad una mazzata di 130 milardi. Sbagliato! I numeri non sono un’opinione, tanto più se si tratta non di astratti numeri ma di ferite sul corpo vivo della società.

Quella che i tecnici chiamano la “correzione dei saldi” senza precedenti, prima della spending review, era così composta: 48,9 miliardi nel 2012, 75,7 nel 2013 e 81,3 miliardi nel 2014. Per un totale di 205,9 miliardi, non 130 —un impatto recessivo sul Pil devastante, di cinque e passa punti percentuali. A questi numeri dobbiamo quindi aggiungere quelli della quarta (e ultima?) manovra montiana: 26 miliardi di tagli da qui al 2014. Totale: 214, euro più euro meno.
Per dimensionare questo salasso serve forse ricordare che la famosa stangata del Governo Amato (autunno 1992) fu di 93mila miliardi di lire: la somma delle manovre Monti equivale a quasi cinque volte tanto.

Cremaschi aveva ovviamente ragione a dire che questa cura da cavallo, oltre a spennare il popolo lavoratore, essendo intimamente recessiva, non avrebbe nemmeno sortito l’effetto atteso di diminuire il debito e ottenere il pareggio di bilancio. I dati diffusi dall’Istat il 4 luglio parlano chiaro: «L’indebitamento netto delle Amministrazioni Pubbliche è stato pari all’8% del Pil, in aumento rispetto al 7% del corrispondente trimestre dell’anno precedente. Nel primo trimestre 2012 il saldo primario (indebitamento al netto degli interessi passivi) è risultato negativo e pari a 11.471 milioni di euro. L’incidenza sul Pil è stata del -3%». L’Istat precisava: «I risultati del primo trimestre hanno risentito, da un lato, dell’aumento della spesa per interessi dovuto alla salita nel corso del 2011 dei rendimenti sui titoli di Stato e, dall’altro, del calo delle entrate causato dall’andamento negativo dell’economia».
In parole povere: la recessione impoverisce i cittadini, aumenta i disoccupati, e diminuisce le entrate dello Stato. Il tutto mentre lo Stato non solo deve far fronte agli oneri sul debito pregresso, ma si vede costretto, per potere finanziarsi sui mercati, ad offrire più alti interessi. E per far fronte agli oneri crescenti il governo Monti aumenta le tasse e taglia le spese. Risultato: un colossale massacro sociale, non per salvare l’Italia, come dicono, ma per proteggere l’euro dalla rovina.

Tenuto conto che degli effetti recessivi crescenti delle misure montiane —esse sono programmate e avranno il massimo impatto sociale tra il 2103 e il 2014— una domanda sorge ineludibile: potranno l’esercito di gioventù precaria, i lavoratori licenziati e disoccupati, i milioni di piccolo-borghesi gettati sul lastrico, i pensionati alla fame, restare inermi? Noi riteniamo di no, pensiamo che siamo alle porte di una impetuosa rivolta popolare di massa, destinata a sconvolgere il panorama sociale, politico e istituzionale.

Diverse cose importanti Cremaschi si è dimenticato di denunciare, l’altra sera, tra cui l’assalto alla sovranità nazionale e popolare, che siamo oramai in un contesto post-democratico, e che il golpista Napolitano è il garante di questa furia oligarchica.

E’ degno di nota, proprio perché nessuno ci fa più caso, il protagonismo autoritario ed extra-istituzionale del Presidente della Repubblica. L’ultimo caso è proprio quello del via libera data dal Quirinale, con pubblicazione fulminea in Gazzetta, del Decreto sulla Spending review. Approvato nella notte di giovedì da parte del Consiglio dei Ministri, il via libera era già arrivato il giorno successivo. Di norma passano dei giorni: la Presidenza deve analizzare il testo, vagliarlo. Possibile che questo si stato fatto in poche ore? No, impossibile. Semplicemente, Napolitano, ha inviato il testo alla Camere a scatola chiusa. Un aut aut impressionante, una vera e propria pistola alla tempia del Parlamento, oramai diventato, esso si un organismo solo consultivo. Da custode della Carta costituzionale, Napolitano ne è diventato il primo picconatore. Per la gioia dei creditori che affamano l’Italia e col beneplacito di ABC.

Tabela n.2. Clicca per ingrandire

Il capitalismo finanziario si basa sulla truffa


Nell’articolo di lunedì scorso [Di nuovo sul vertice europeo] pubblicavamo alcune tabelle ad indicare lo stato traballante delle banche europee. Ne veniva fuori che se le banche spagnole (chi può credere che saranno sufficienti 100 miliardi per salvarle?) stavano alla canna del gas, non andava meglio per quelle di paesi blasonati come Svizzera, Germania o Regno Unito. Segnalavamo, ad esempio, come i maneggi in derivati fossero cresciuti dopo il 2010 e che le banche europee, oltre alla montagna di crediti incagliati, fossero ben più esposte al gioco d’azzardo della cosiddetta “finanza strutturata” più di quelle nordamericane. Di qui il rischio che l’esplosione della bolla bancaria spagnola potesse innescare un contagio più distruttivo di quello del 2010 del debito sovrano greco —e quindi la tendenza ad un crack combinato di banche e debiti pubblici. Nella Tabella n.2 possiamo vedere il peso preponderante dei derivati, questa volta in percentuale sugli attivi.

Nel quadro che ne viene fuori il sistema bancario è messo a nudo. Utili da capogiro ottenuti con le scommesse sui tavoli del capitalismo-casinò. Ecco il principale canale dove fluisce e circola l’immensa liquidità tesaurizzata, tra l’altro anche i mille miliardi elargiti dalla Bce (le due operazioni Ltro) alle banche. Che ti rispondono i super-manager con stipendi e bonus da milioni di dollari come il dimissionario dirigente “tossico” Bob Diamond? Che così funziona il gioco, che essi debbono far fruttare i quattrini di chi glieli affida. Mica possono “rischiare” questi soldi investendoli in opere caritatevoli o in investimenti nel circuito industriale! “Siamo in recessione signori, e noi siamo bravi nel fare denaro muovendo denaro”. In questo modo neanche un centesimo di ricchezza reale in più viene creata ed anzi,  come per ogni rendita finanziaria, essa viene captata e sottratta ai settori capitalistici o pubblici che producono valore e plusvalore.

Un sistema di rapina che, come tale, utilizza la truffa ed è pilotato da farabutti.
L’ultimo scandalo è quello che ha travolto la City di Londra, in particolare il colosso bancario d’investimentoBarclays. E’ venuto fuori che Barclays, assieme ad altri compagni di merende, manipolavano e truccavano sistematicamante i tassi Libor.
Cos’ è il Libor? E’ un indice, stabilito quotidianamente dalle principali banche inglesi, per determinare il costo del denaro e che serve come base per calcolare i tassi d’interesse di numerose operazioni finaziarie (tra cui i mutui) in valute non-euro, ed anche un tasso di riferimento con cui le banche si prestano i soldi fra di loro. Ovviamente Lorsignori manipolavano i tassi per aumentare i guadagni e accrescere i loro bonus. «il più importante strumento finanziario del mondo: per molte persone, questo è il Libor (…) non è un’esagerazione: molti altri strumenti finanziari, per un valore, si calcola, di 360 mila miliardi di dollari vi fanno riferimento». [Riccardo Sorrentino. Il Sole24 Ore, 8 Luglio 2012]

Ma che c’entrano i derivati? Prendendo la Barclays abbiamo che a fine 2011 il loro valore era di 645 miliardi, il 34% dell’intero attivo (più del 2009, quando era il 30% dei 1.600 miliardi dell’intero bilancio del colosso bancario). Con i derivati (che hanno un rischio di circa il 70%) basta poco per fare enormi guadagni o enormi perdite. Un millesimo di punto in più o in meno del tasso Libor può equivalere a guadagni o perdite di centinaia di milioni. Si drogava il tasso Libor per fare più profitti, nel momento in cui, dopo il crack Lehman, i rendimenti della Barclayserano scesi dal 20 al 6,6%. [Fabio Pavesi, Il Sole 24 Ore del 5 luglio 2012]

Al “Maddof dei Parioli”, Gianfranco Lande, che dice abbia truffato 1700 risparmiatori, il tribunale di Roma, una settimana fa, ha comminato una pena di quattro anni di carcere. Ora diteci: quale sarebbe la giusta condanna per banchieri-canaglia della risma di Bob Diamond? E dunque: è legittimo che il popolo lavoratore sia costretto a fare la fame affinché lo Stato onori i debiti per alimentare il capitalismo-casinò e le sue bande di truffatori?

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