Renzi magnifica la crescita del numero degli occupati, salutando l’arrivo della ripresa. Ma le sue parole nascondono una verità scomoda: per le categorie più deboli del mercato del lavoro ci sono solo cattive notizie

A fine settembre, Matteo Renzi twittava felice: “Istat. In un anno più 325mila posti di lavoro. Effetto #Jobsact”. Sarà che al premier piace tanto il social network dell’uccellino, ma il limite dei 140 caratteri gli impedisce (troppo) spesso di completare i ragionamenti.

Chissà, se avesse avuto qualche battuta in più a disposizione, forse il presidente del Consiglio si sarebbe ricordato di cinguettare anche il resto del rapporto Istatsull’occupazione ad agosto e nel secondo trimestre del 2015.

Perché mentre rivendicava il calo della disoccupazione (-0.1% in termini di variazione congiunturale, -5% in termini di variazione tendenziale), Renzi dimenticava di menzionare alcuni punti che erano e rimangono invece ineludibili.

Innanzitutto il dato relativo alla disoccupazione giovanile (vale a dire nella fascia dei 15-24enni), che torna ad aumentare dello 0.3% rispetto al mese precedente, attestandosi al 40,07%. Rispetto all’anno precedente, ad agosto il tasso di occupazione tra i giovani cala dell’0.1%, mentre scende anche il tasso di disoccupazione (-2,3%). Ciò è reso possibile dalla crescita dell’1,2% nella percentuale di giovani inattivi. (Per vedere la differenza tra le definizioni di occupati, disoccupati e inattivi, si legga qui.)

Infine andrebbe aggiunto che in Europa, secondo i dati dell’Eurostat, la media della disoccupazione giovanile si attesta al 22,3%, in calo di 1,3 punti percentuali rispetto all’anno precedente.

Bisogna poi rilevare come i dati forniti dall’Istituto nazionale di statistica evidenzino un aumento degli occupati permanenti molto inferiore rispetto a quello che riguarda invece gli occupati a termine. In pratica, nei numeri sbandierati dal governo ci sono moltissimi contratti interinali, magari di appena due o tre mesi. Nel secondo trimestre del 2015, rispetto al trimestre precedente, gli occupati permanenti sono cresciuti di sole 13mila unità a fronte di un +94mila registratosi fra chi ha sottoscritto un contratto a termine.

Cattive notizie arrivano poi dal fronte del mercato del lavoro femminile, con il tasso di disoccupazione delle donne ad agosto che aumenta fino al 12,8% (quello maschile è pari all’11,3%), e da quello del lavoro autonomo. Rispetto al trimestre precedente, tra giugno e agosto di 2015 gli indipendenti sono diminuiti dello 0,3%, restando invariati rispetto allo stesso periodo del 2014.

Dati che fotografano una ripresa che continua a non sentirsi, soprattutto per tre categorie già svantaggiate come giovani, donne e lavoratori indipendenti. Dati presentati con un trionfalismo che regge solo se i numeri vengono letti in termini assoluti. E che vengono subito smascherati se letti alla luce delle condizioni di lavoro. La ripresa di Renzi rischia di rivelarsi un gigante dai piedi d’argilla.

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