Di No Big Banks

Nel corso di una conferenza stampa a Milano venerdì pomeriggio, il Presidente del Consiglio Mario Monti ha confermato in pieno l’incapacità degli economisti liberisti anche solo di capire le politiche necessarie per salvare l’economia reale.
All’incontro con i giornalisti della Stampa Estera è stato chiesto a Monti: che senso ha continuare a pompare liquidità nel sistema quando le risorse non arrivano mai all’economia reale?
E poi, specificamente, gli è stato chiesto se ritiene necessario un ripristino della separazione tra le banche ordinarie e banche speculative.

Dopo qualche giro di parole sulle regole in Europa e il ruolo positivo di Mario Draghi, il grande professor Montiche ha guidato la Bocconi per più di 17 anni ha ammesso di non capire bene l’argomento: “Sulla questione della separazione tra le banche commerciali e le banche d’investimento… non l’ho particolarmente approfondita”.

Dunque, l’esempio della saggezza economica, l’esperto che ha convinto buona parte degli italiani della necessità di diventare più poveri per placare l’attacco dei mercati, mostra chiaramente che neanche capisce come affrontare i meccanismi della speculazione finanziaria che hanno provocato la continua crisi internazionale.

Certo, può darsi che non abbia detto il vero. Che in realtà egli sappia bene cos’è la separazione bancaria, certamente saprà che era in vigore la Legge Glass-Steagall negli USA e vi era la specializzazione bancaria in Italia – abbandonate in entrambi i casi negli anni Novanta – ma ha preferito non affrontare la questione in pubblico.
Infatti Monti è parso un po’ infastidito, e cercava le parole giuste per rispondere ad una domanda che evidentemente non si aspettava.

Forse non voleva “legittimare” l’argomento, come se ignorarlo potesse in qualche modo frenare l’inevitabile spinta verso le vere riforme strutturali che serviranno a salvare le famiglie e le imprese. Forse preferisce non parlare di soluzioni di questo tipo, sapendo che l’obiettivo suo e degli altri esperti economici sempre più sovranazionali si basa su un modello molto diverso: quello del liberismo finanziario, dove sono i grossi interessi finanziari a dettare legge, e dove i politici devono rispondere alle richieste del cosiddetto libero mercato.
Magari non ci vuole dire perché è contrario, e si rischierebbe di alimentare le critiche contro il tipo di interventi perseguiti dal suo esecutivo.

Il sospetto è forte, perché nei suo commenti introduttivi Monti si è lasciato sfuggire un’altra considerazione, in merito alla sua nomina a Commissario Europeo per la Concorrenza quasi vent’anni fa, ma che descrive anche l’atteggiamento con cui ricopre la sua carica attuale.

“Ho detto di sì, perché era interessante avere un modo di fare policy senza far parte di un sistema…”.  Monti non è riuscito a concludere la frase, essendosi chiaramente reso conto che rischiava una gaffe clamorosa.

Ma non ci vuole molto a capire il senso: si aveva il potere di cambiare le cose evitando le polemiche politiche, senza dover rispondere alla popolazione, senza far parte di un sistema propriamente democratico.

Il Governo dei tecnici fa questo: sfrutta il momento della paura per imporre delle soluzioni che altrimenti sarebbero ben difficili da far accettare, se non altro perché non funzionano.
Una cosa è chiedere i sacrifici quando c’è una prospettiva di miglioramento. Altro è difenderli e dover chiedere il sostegno della popolazione quando gli interventi mostrano la loro inefficacia.

Forse i principali partiti politici italiani ci andranno dietro ancora per un po’ di tempo, anche sotto la spinta della nuova Tangentopoli.
Ma per quanto tempo la gente continuerà ad accettare le promesse di chi o è ignorante, o disposto a mentire per tenere un piedi un sistema finanziario che saccheggia l’economia reale?

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