Anche se molto è stato detto sulla Legge sulla Prevenzione dell’Infiltrazione che il parlamento israeliano ha approvato lunedì notte, il suo profondo legame con la terribile situazione dei palestinesi è stata per lo più ignorata. La nuova legge, che punisce tutti i rifugiati africani che tentano di entrare nello stato di Israele a tre anni (o più) di prigione senza processo, è un emendamento alla legge di prevenzione dell’infiltrazione del 1954 che definisce un infiltrato chi:
“è entrato in Israele consapevolmente e illegalmente e chi in qualsiasi momento tra il 16 Kislev 3708 (29 Novombre 1947) e la sua entrata è stato:
(1) un cittadino del Libano, dell’Egitto, della Siria, dell’Arabia Saudita, della Transgiordania, dell’Iraq e dello Yemen;
(2) residente o visitatore in uno di quei paesi o in qualsiasi parte della Palestina all’infuori di Israele, o
(3) un cittadino palestinese o un residente palestinese senza nazionalità o cittadinanza o la cui nazionalità o cittadinanza sia in dubbio e che, durante il suddetto periodo, abbia lasciato il suo luogo di residenza abituale in un’area che è diventata parte di Israele per un luogo al di fuori di Israele.In altre parole, la legge del 1954 ha come obiettivo i profughi palestinesi, che sono stati sfrattati dalle loro case durante la Nakba (1947-1948) e che hanno tentato di tornare nella loro terra nel nuovo stato di Israele. Questi sono i profughi che Israele ha creato e che, in violazione del diritto internazionale e di numerose risoluzioni delle Nazioni Unite, continua a lasciare senza una patria.
Ma sia nella storia di Israele sia nei media contemporanei, i rifugiati palestinesi non sono profughi, ma sono “terroristi” o “infiltrati”, intenti a distruggere lo stato “ebraico e democratico”. Anche se un piccolo numero di rifugiati palestinesi sono stati in effetti militanti, la maggior parte erano persone il cui unico “crimine” era il loro desiderio di far ritorno nelle loro case perdute.
Oggi, la lingua che lo stato di Israele e i media locali usano per descrivere i rifugiati africani è altrettanto fuorviante. In generale essi non vengono definiti “rifugiati” o “richiedenti asilo”, anche se tacitamente Israele riconosce il loro stato nel momento in cui non li deporta. Sono chiamati “infiltrati” e costituiscono una “minaccia” per lo Stato. Inoltre, sono falsamente etichettati dallo Stato e dai mezzi di comunicazione come migranti alla ricerca di un lavoro.
Per concludere, la giustificazione per la legge sulla Prevenzione dell’Infiltrazione del 1954 e la nuova  legge modificata è la medesima: il mantenimento del carattere ebraico dello Stato di Israele. Così, in nome della maggioranza ebraica, lo stato di Israele priva i rifugiati, siano essi palestinesi o africani, dei loro più elementari diritti umani.
fonte originale
traduzione a cura di: in italiano da Marta Fortunato per l’Alternative Information Center (AIC)
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