Scambio di accuse e alta tensione diplomatica tra l’Inghilterra e l’Argentina sull’irrisolta questione dell’arcipelago delle isole Malvinas, o Falkland per gli inglesi, proprio nell’anno in cui ricorrono i trent’anni della guerra tra i due paesi per la sovranità di queste piccole e scarsamente abitate isole a500 chilometri dalla costa argentina.

A dare inizio alle polemiche è stato il primo ministro inglese David Cameron che ieri, in una sessione di confronto col Parlamento, ha accusato l’Argentina di “colonialismo” mentre faceva il punto su una riunione del Consiglio nazionale di difesa (tenuta il giorno prima) dedicata proprio alle Falkland alla luce delle nuove richieste di Buenos Aires di aprire un nuovo confronto sull’arcipelago.
“Il futuro delle isole Falkland è una questione che riguarda la gente stessa delle Falkland. Finchè loro intendono restare parte del Regno Unito ed essere britannici, dovrebbero essere in grado di poterlo fare. Quello che gli argentini stanno dicendo ultimamente, ritengo, ricorda molto il colonialismo, perchè queste persone vogliono restare britanniche e gli argentini le vogliono trasformare in qualcosa di diverso”.
La reazione argentina non si è fatta attendere e qualche ora più tardi, il ministro degli Esteri di Buenos Aires Hector Timerman ha ricordato che la “Gran Bretagna è sinonimo di colonialismo”
“Fa molto strano sentire la Gran Bretagna accusare qualcuno di colonialismo quando tutti sanno che si tratta di un paese che è sinonimo di colonialismo – ha detto Timerman in dichiarazioni rilasciate all’agenzia di stampa Telam – Fa strano anche che la Gran Bretagna accusi un paese come l’Argentina, che è vittima di una situazione coloniale, come è stata definita proprio la situazione delle Malvinas dalle Nazioni Unite”.
Il ministro degli Esteri argentino ha poi aggiunto che “in un momento in cui restano solo pochi rimasugli di colonialismo, la Gran Bretagna, in piena decadenza imperiale, ha anche deciso di riscrivere la storia”, invitando il governo inglese invece che a convocare il Consiglio nazionale di sicurezza a chiamare il Segretario generale dell’Onu per rispondere ai molteplici inviti ad riaprire il dialogo sulla questione delle Malvinas.
Nelle stesse ore dello scambio di accuse a distanza tra Londra e Buenos Aires, un sostegno all’Argentina è arrivato anche dal Brasile.
Durante una conferenza stampa congiunta a Brasilia, il ministro degli Esteri brasiliano, Antonio Patriota, ha detto al suo omologo britannico, William Hague, che il Brasile, l’Unasur e tutta la comunità latinoamericana e dei Caraibi sostengono le rivendicazioni argentine sulla sovranità delle Malvinas e le risoluzioni dell’Onu che chiedono negoziati al riguardo.

Mappa delle concessioni di gas e petrolio nelle acque territoriali delle isole Falkland. Fonte: governo delle Falkland
Questo piccolo arcipelago – abitato da 3100 persone tutte di discendenza inglese e al centro di ricchi giacimenti di petrolio e gas – fu occupato dagli inglesi nel 1883, dopo aver cacciato le autorità argentine.
Gli inglesi, che ancora occupano militarmente le isole dove è mantenuto un contingente di un migliaio di soldati, sono riusciti a respingere il tentativo argentino di riconquistare l’arcipelago durante la guerra delle Malvinas o Falkland del 1982, quando la dittatura al potere a Buenos Aires tentò un’operazione a sorpresa.
Il conflitto si concluse con 255 morti dal lato inglese e 648 da quello argentino. La sconfitta delle Malvinas, secondo alcuni, segnò anche l’inizio della fine per la dittatura dei militari, che l’anno successivo restituirono il potere ai civili.
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