Un ingegnere missilistico specialista nei sistemi di difesa antiaerea spiega perché ad abbattere l’aereo malese non può essere stato il sistema BUK, ma ben altro.


lunedì 21 luglio 2014

di Aleksandr Biletsky.

In Russia, a Smolensk’, si trova l’Accademia della Difesa antiaerea. Quel che vi insegnano oggi non lo so. Ma, ai tempi dell’Unione Sovietica, quella scuola era chiamata Istituto Superiore di Ingegneria dei Razzi di Smolensk’. Lì ho avuto l’onore di studiare dal 1982 al 1986.
Proprio lì ho studiato in qualità di ingegnere missilistico specialista nei sistemi di difesa antiaerea, nei quali erano ricompresi i sistemi “Osa”, “Tunguska”, “Kub” e altri.
Ed ecco quel che vorrebbero farmi credere, ma che io non potrò mai credere: che dopo la disintegrazione della testata “Bukovskaja” di un missile del peso di 70 kg, un qualsiasi aeromobile possa proseguire nel suo volo, prodursi in manovre di riduzione dell’altitudine, per poi frantumarsi in pezzi che cadono nel raggio di alcuni chilometri l’uno dall’altro.  Tutto ciò non é fisicamente possibile.
Con la disintegrazione di questo tipo d’arma, soprattutto a velocità elevate scaricate ad alta quota, si provocano cedimenti strutturali totali o parziali di qualsiasi struttura di aeromobile, compresi gli aerei da combattimento anche corazzati. Qualsiasi tipo…
In cosa consiste la disintegrazione? Avviene la rottura completa o parziale dell’aereo in piccoli frammenti, dopo di che i restanti frammenti voluminosi cadono in rotazione incontrollabile e dopo un breve periodo di tempo vengono completamente distrutti a causa del contatto con il suolo.
N?n esistono aerei colpiti da missili pesanti del sistema “Buk” che possano continuare a volare per un po’… Proprio nessun volo.
Invece, dopo l’esplosione di missili leggeri “aria-aria”, un aereo come quello della classe Boeing 777 può anche avere un po’ di tempo per proseguire il volo, la planata può avvenire anche con il motore (motori) danneggiato o in fiamme.
Per l’intera traiettoria, l’altezza dell’aeromobile è definita mediante oggettive attività di controllo dello stesso velivolo, nonché dai servizi di supporto a terra.
Inoltre, il sistema “Buk” è molto complesso, ed è composto daquattro parti. In due di queste parti il personale addetto – oltre all’operatore e all’autista – è composto di ufficiali con la qualifica di ingegneri. La gestione dell’insieme è complessa ed esige l’azione coordinata di esperti operanti simultaneamente su diverse macchine da guerra. Si tratta di decine di specialisti altamente qualificati. Quanto a complessità e interdipendenza delle parti che compongono il sistema “Buk”, lo si può paragonare a un piccolo incrociatore o alla struttura tecnica di un moderno sommergibile. Nessun miliziano sarebbe in grado di “operare” sul terreno con questa tecnologia.
Volete sapere cosa é realmente accaduto ? Chiedete al controllore di volo che ha seguito l’aereo.
Lui lo sa perfettamente.
P.S. – Ci sono già le coordinate esatte del posto in cui si è persa la comunicazione con l’aereo. Ci sono le coordinate esatte dei luoghi di caduta dei pezzi di grandi dimensioni. E sebbene siano scomparsi i tracciati dei dialoghi con l’equipaggio, ci sono le fotografie della tragedia:
L’aereo praticamente ha volato quasi oltre la zona di responsabilità dell’Ucraina.
Oltre Snezhnoe vi è stata la perdita della comunicazione.
In seguito l’aereo ha cambiato velocità e ha invertito la rotta, e volato ancora … altri cinque minuti nella direzione opposta.
E dopo di ciò i suoi pezzi sono caduti a più di 50 km dal confine russo nei pressi del villaggio di Gabovo.
Una grande tragedia, una brusca svolta.
Ma che mai c’entra il “Buk”?
Traduzione per Megachip a cura di Pino Cabras.
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