oro cipro

E’ oro quel che luccica. Caro fisco, ti fotto così… Sfogliando qua e là la stampa svizzera, si inciampa volentieri in servizi che spiegano nel dettaglio come è possibile aggirare le tormentate regole che avrebbero dovuto far cadere il mito dei paradisi fiscali o, almeno, quell’angolo in cui mettere al riparo dallo Stato italiano i risparmi tassati più volte, giusto per rispettare il principio che guadagnare è un reato e che risparmiare è un secondo lavoro da cui il fisco deve trarre a sua volta guadagno. Sì, noi lavoriamo, l’erario passa a incassare lo stipendio. E allora? Non c’è proprio niente da fare, a parte avere colossali montagne di milioni di euro da nascondere a Hong Kong, Montecarlo o in altri paradisi?
Ecco qua. Swissinfi.ch spiega che “l’oro che gioca un ruolo importante in questa vicenda. Alle preoccupazioni dell’organismo di autodisciplina nei confronti degli istituti fiduciari e finanziari sull’uso delle cassette di sicurezza, con lo scopo di aggirare i controlli sulla provenienza di capitali esteri, si affianca un altro “meccanismo” diffuso in Ticino che passa attraverso la compravendita d’oro.
L’espediente è semplice – spiega il servizio – : il cliente opta per comprare un determinato valore in oro da un’azienda svizzera, attraverso la banca. Quest’ultima paga la fattura senza troppi problemi, poiché intestata ad una impresa su territorio elvetico. A questo punto, il cliente si ritrova ad esempio con 500 milioni di franchi (oltre 400 milioni di euro) in oro e ha due possibilità. La 1° è di mettere questo oro in una cassetta di sicurezza, presso un istituto non bancario (e non ricadere nei controlli); la 2° è di rivendere, magari anche alla stessa impresa, l’oro acquistato e ottenere una corrispettiva somma di denaro”.
Chi l’ha detto insomma che la lotta all’evasione funziona quando si strangolano i risparmiatori?

 

Insomma, caveau privati, cassette di sicurezza e oro non passano mai di moda.
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