Per la rassegna stampa di questa settimana consigliamo l’articolo di Massimo Esposti sul Sole24Ore, che attraverso un semplice aneddoto fotografa l’opprimente peso della burocrazia italiana, che grava, anche con i suoi costi, sulle spalle di ogni cittadino italiano.

Ascoltando certe storie di burocrazia ci si stupisce come gli autori di molti regolamenti non siano, in realtà, sceneggiatori di serie horror.L’episodio che riferiamo è dedicato a una tenda e, se pensate alla leggendaria scena del film Psycho, non siete molto lontani dalla realtà.I fatti in una cittadina della provincia lombarda, marito e moglie, proprietari di un negozio del centro, vogliono installare una tenda da sole davanti alla vetrina e meditano così: «Andiamo in Comune e chiediamo di poterne montare una uguale a quella che ha, da anni, l’esercizio vicino al nostro».

Allo sportello un gentilissimo funzionario spiega che non c’è problema, servono solo “alcuni” documenti: apposito modulo di richiesta, versamenti alle casse comunali, documentazione tecnica relativa alle caratteristiche dimensionali, ubicazione, tipologia di impianto e posizione, altezza da terra, sporgenza, colori, luminosità, forme e scritte riprodotte con apposita rappresentazione grafica, documentazione fotografica compreso fotomontaggio con visione dall’alto. Dopo di che l’apposita commissione deciderà.

I due commercianti cadono in preda al panico. «Progetto, fotomontaggio? Per una tenda? E poi il pc lo usiamo giusto per la posta, mica facciamo i fotografi». La pratica viene affidata a un professionista che prepara il tutto inoltrando progetto e richiesta al Comune. Il quale, ovviamente, si prende il tempo necessario. D’altra parte deve riunirsi l’apposita commissione.

Passano mesi e il commerciante torna alla carica: «Scusate, ma la mia pratica?» «Tranquillo, per noi è tutto ok. È che manca il via libera dell’ente del parco naturalistico. Sa, per il fiume che attraversa la città».
«Scusi? Ma il negozio l’ho mica lungo il fiume. Sono in una vietta del centro storico dove non c’è nemmeno un vaso di fiori!». Le norme sono norme, caro amico.

Alla fine il permesso, dopo un anno, ripetuti attacchi di bile e spese non preventivate, arriva. Costo per la tenda 500 euro, costo per burocrazia (pratiche, perizie ecc.) 500 euro.

«È la burocrazia, bellezza», verrebbe da dire. Però, non si potrebbe fare in modo che, se si chiede di installare una tenda uguale a quella del negozio a fianco, già autorizzata, non si possa ottenere immediatamente il permesso? E se quella del negozio a fianco è una vecchissima autorizzazione, lo sportello comunale non potrebbe indicare strutture, dimensioni, colori ecc. dei tipi di tenda già valutati e autorizzati per quella via? Già, ma le commissioni e tutti gli enti che devono esprimersi che fine farebbero?

Giusto, meglio noleggiare il dvd di Psycho.

Qui l’articolo sul Sole24Ore

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