Crescono le deforestazioni e i rischi ambientali causati dalle coltivazioni di olio di palma. Anche se sparisce dai prodotti di molti marchi rimane un prodotto molto richiesto.

Ormai tra i consumatori consapevoli è al centro del tiro al bersaglio. Grandi supermercati come Coop lo hanno tolto dai loro prodotti a marchio. L’olio di palma sparisce dai prodotti di largo consumo, anche da quelli del Mulino Bianco, ma la produzione di olio di palma e la deforestazione continuano a ritmo serrato.
La produzione si sta estendendo sempre di più oltre il Sud-est asiatico verso le regioni tropicali americane e africane e di conseguenza aumentano le foreste e le specie a rischio sul globo. Secondo uno studio della Duke University, le aree più minacciate si trovano in Africa e Sudamerica, dove non è protetto oltre il 30% delle foreste che occupano terreni adatti alle piantagioni per l’olio di palma.
Illustrato su Plos One, lo studio evidenzia che quasi tutte le palme da olio sono coltivate in aree un tempo occupate da foreste tropicali. “Una perdita che minaccia la biodiversità e contribuisce alle emissioni di gas serra”, spiega l’autore della ricerca. I maggiori tassi di deforestazione sono stati registrati in Sudamerica e nel Sud-est asiatico, in particolare in Indonesia, Ecuador e Perù, ma ora le aree interessate da questo tipo di disboscamento stanno aumentando.
Utilizzando immagini di Google Earth e del satellite Landsat, gli scienziati hanno documentato l’estensione della deforestazione in quattro macro regioni: Sud-est asiatico, Africa, America meridionale e centrale (compresi Messico e Caraibi). Tutte aree con alte concentrazioni di mammiferi e uccelli a rischio di estinzione, sottolineano, dove bisognerà intensificare gli sforzi di conservazione. A richiedere maggiormente l’olio di palme sono le industrie di biocarburanti, le industrie alimentari e cosmetiche.

di Dario Scacciavento
Fonte: Terra Nuova
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