Acquisto tramite Fintecna che poi rivenderebbe sul mercato: le ipotesi dell’agenzia delle entrate

Non esattamente una partita di giro, ma quasi. Lo Stato sarebbe pronto a raschiare il fondo del barile, ovvero alienare uffici pubblici e caserme facendole acquistare alla Fintecna (l’ex “gloriosa” Iri), allo scopo di fare cassa. Con l’azienda pubblica che anticiperebbe la liquidità, secondo quanto scrive Mario Sensini sul Corriere della Sera:

Le indiscrezioni trapelate dalle agenzie parlano della vendita degli uffici pubblici e delle caserme (che per inciso è già in corso), con il coinvolgimento di Fintecna, che potrebbe acquistare gli immobili anticipando la liquidità allo Stato. Un meccanismo già sperimentato in passato con le cartolarizzazioni, ma che non si è dimostrato granché efficace. L’accelerazione delle dismissioni (ieri il deputato pdl Giorgio Jannone ha anche proposto la cessione di parte delle riserve auree della Banca d’Italia) resta comunque sul tavolo. Citata dal capogruppo del Pdl, Fabrizio Cicchitto, in una lettera a Il Giornale, come possibile tema di confronto nella maggioranza.

Non è l’unica ipotesi allo studio:

Insieme alla revisione del contributo di solidarietà sui redditi più alti per tener conto della composizione del nucleo familiare, la possibilità di un nuovo scudo fiscale, l’eliminazione del blocco della tredicesima per gli statali quando la pubblica amministrazione che li occupa non raggiunge gli obiettivi di bilancio attesi. Sul contributo di solidarietà modulato in base al numero dei figli insistono i cattolici e il sottosegretario alla Presidenza, Carlo Giovanardi, ha già consegnato a Palazzo Chigi un emendamento alla manovra. Il prelievo sarebbe limitato al 5% sopra i 150 mila euro di reddito, nel caso il contribuente abbia tre o più figli, e sarebbe applicato a partire dagli 80 mila euro di reddito (e non più 90 mila) per i contribuenti senza figli.

Altro tema caldo è quello dei tagli agli enti locali:

Nel testo originario della manovra non c’erano, come quelli ai ministeri. Ci si è andati a finire, spiega sempre Cicchitto, dopo il no della Lega sulle pensioni e i veti sull’aumento dell’Iva. I sindaci leghisti, però, sono in subbuglio. Alcuni, come il sindaco di Verona, Franco Tosi, preferirebbero addirittura la patrimoniale, per evitarli. Lunedì si capirà qualcosa di più: la Lega riunisce la sua segreteria a Milano per «individuare e formalizzare le proposte che faremo in Parlamento» dice Roberto Calderoli. Assicurando che «sulle pensioni non c’è nessuna apertura: stanno bene come sono».

 

http://www.giornalettismo.com/archives/140101/lo-stato-in-saldo-vendesi-caserme-e-uffici/2/

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