Di Marina

Livia Giuggioli indossa un abito ottenuto riciclando la stoffa di un burqaLivia Giuggioli (a sinistra nella foto) è una straordinaria combattente per i diritti ambientali e le armi che ha scelto sono il bello, il lusso e il glamour. Ma prima di svelare il segreto di questa donna intelligente e sottile conviene mostrare lo scenario entro cui si muove. E’ una celeb., moglie di Colin Firth dal 1997, è italiana, ha due figli e vive a Beverly Hills. Ma ha un chiodo fisso in mente che si ostina a chiamare progetto anche se in realtà è pura rivoluzione sociale: Green Carpet Challenge.

Diciamoci la verità: la moda è un’industria pesante e per essere riconvertita in eco o sostenibile (le due parole tracciano una sottile linea di approccio ma lo spiegherà Livia dopo NdR) necessita di una rivoluzione in termini di approvvigionamento delle materie prime. Non basta acquistare scarpe e borse che non siano di cuoio. Infatti Livia Giuggioli spiega nell’ intervista aVanity Fair (Nr. 1-2012, pagg. 72-75) :

Per cambiare l’approccio al consumo bisogna ridiscutere tutto il nostro rapporto con i vestiti.

Ma per quali strade passare per ridefinire l’approccio con il consumo? Per giungere alla vera rivoluzione verde Livia ha deciso di partire dalle parole, mattoni che compongono identità, concetti, idee.

Ha incontrato perciò Noam Chomsky linguista, forse il più famoso al mondo. Perché?

Farmi illuminare. Non ne posso più di espressioni come verde, ecologista, equo. Parole che suonano “perbene” ma hanno qualcosa di noioso e pesante. Invece, bisogna trovare un modo per rendere tutto questo aspirazionale.

Fuori dubbio che il peso delle parole verde, ecologista e equo anche in Italia suonino pesanti e noiose nonché appicciate addosso a presunti fancazzisti, fricchettoni, nella migliore delle ipotesi visti come naif e che non capiscono un accidente di come gira il mondo vero, quello dei vincenti. Livia perciò ha deciso di partire da quel mondo dorato, luccicoso e dedito al lusso, dal mondo dei vincenti, quello dello star system e della moda.

La moda è un’industria pesante, sia in termini di impatto ambientale sia in termini di consistenza economica, nonostante l’allure di leggerezza e bellezza. Vogue docet: gira intorno a collezioni presentate due volte l’anno e che inglobano quelle gallinelle dalle uova d’oro dello star system in qualità di ambasciatori d’immagine per i prodotti da far girare sul mercato. Un business immenso che vede sostanzialmente Italia contro Francia in feroce competizione. Dietro il mercato del tessile che dopo quello agroalimentare è il più imponente. E il più inquinante.

Haute Coture zona del lusso estremo e artigianato perfetto, artistico; Pret à Porter qualità e design; Fast fashion, capi a basso prezzo, che strizzano l’occhio all’alta moda e al capo della collezione ma che funzionano solo per una stagione. Cappottini a 30 euro provenienti dalla Cina indossati e gettati via. Dietro quello sfizio, quella convenienza ci sono mani che lavorano incessantemente notte e giorno senza la minima garanzia, tutela e in condizioni umane e ambientali da schiavi. Spiega Livia Giuggioli:

Noi indossiamo le storie di chi ha realizzato i nostri vestiti. E le storie dietro certi vestiti sono molto brutte, sono storie che non si possono indossare con gioia. Io non separo mai l’impatto ambientale dalla giustizia sociale.

E veniamo finalmente a quel chiodo fisso verde in testa a Livia Giuggioli che delicatamente chiama Green Carpet Challenge ma che è il grimaldello, gentile quanto si vuole, usato per scardinare un sistema moda-lusso basato sulle ingiustizie sociali e la messa a tappeto di ogni dignità umana e lavorativa. Spiega Livia così il suo progetto:

Ho proposto la sfida a alcuni stilisti da Tom Ford a Valentino a Armani a Rover Vivier e altri. Per ognuno dei grandi appuntamenti da tappeto rosso dell’anno, realizeranno almeno un abito per una celebrity concepito e prodotto secondo le linee guida di Eco-Age. Ma l’obiettivo è molto più ambizioso: ottenere dalla Comunità europea le leggi sulla provenienza dei tessuti.

E veniamo al buon esempio di Livia che pragmaticamente consiste in un sito Eco-Age su cui è possibile ottenere informazioni e acquistare capi immacolati per provenienza etica. Lei di suo non si limita alle buone azioni di tante green vip ma per vestirsi indossa capi pensati da stilisti che usano stoffe riciclate o con fibre ecologiche mentre per i gioielli si affida a pietre e metalli certificati. Il lusso è fatto anche di oro e diamanti che arrivano nella maggior parte dei casi da zone in cui né l’ambiente e né la dignità umana sono rispettati (qui la deforestazione dell’Amazzonia e qui i diamanti dei signori della guerra).

Foto | Grazie a Livia Giuggioli su Eco-Age che indossa un abito ottenuto dal riciclo di un burqa di Beshtar

Livia Giuggioli, l’ecorivoluzione passa dal Green Carpet Challenge é stato pubblicato su Ecoblog.it

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