Le forze armate di Ankara sono entrate in territorio turco e si accingono a mettere ‘in sicurezza’ il corridoio che va dalla località siriana di Azaz a Jaralabus, per una profondità non ancora ben definita. Ma dietro le dichiarazioni della lotta all’Isis c’è ben altro…

di Patrizio Ricci

La Turchia ha rispolverato l’intenzione di creare la famosa ‘zona cuscinetto’ Jaralabus – Azaz come aveva già tentato di fare nel 2014.  L’idea non è nuova: è l’applicazione esatta del documento Usa  ”Medio Oriente Memo 21-  Valutazione delle opzioni per cambio di regime”  della Brookings Institution”. In esso si afferma  che è necessario creare una ‘zona cuscinetto’ per vincere la guerra. La volontà di creare questa ‘safe zone’ dietro la scusante di chiudere le frontiere per combattere Isis,
nasconde ben altro. Turchi e USA hanno motivazioni ed obiettivi diversi: la maggior preoccupazione di Erdogan è quella di evitare il ricongiungimento delle forze curde presenti ad ovest ed ad est della zona; gli USA invece vogliono mettere in mano all’Esercito Siriano Libero ( FSA) i territori vicino ad Aleppo. In altri termini, lo scopo di Washington, è quello di creare ‘zone franche’ e ‘corridoi umanitari’ affinchè la guerriglia jihadista si possa riorganizzare per sferrare nuovi attacchi alle forze governative.

E’ la seconda volta che viene tentata questa soluzione. Anche nel 2014 fu creata una provocazione ‘ad hoc’ per giustificare l’invasione:  allora si scelse di far eseguire un attacco dallo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante nella zona dove si trova la tomba di Suleiman Shah in Siria(Suleiman è il nonno di Osman I, il fondatore dell’impero ottomano. In virtù del Trattato di Ankara del 1921 il mausoleo ha il privilegio della extraterritorialità ed è  sorvegliata da forze turche). Tre giorni fa , il tentativo è stata ripetuto con alcune varianti. Naturalmente il movente di facciata è sempre quello di combattere il terrorismo. Però, mentre per la comunità internazionale i terroristi sono solo i miliziani del Califfato, per la Turchia sono soprattutto le milizie curde (che si accingevano ad entrare a Jaralabus).

cartina che indica la ‘safe zone’ progettata nel 2014

Così prima che le forze curde arrivassero a chiudere la frontiera curda (porta di ingresso dei rifornimenti ai terroristi), Isis ha fatto un accordo con i servizi turchi ed ha evacuato la sera prima allontanando i civili verso Raqqa e i miliziani verso destinazione sconosciuta. Contro Isis, i turchi non hanno sparato un colpo: i colpi di artiglieria e dei carri di Ankara, sono andati contro la resistenza opposta da un gruppo di ribelli locali che rifiutavano l’invasione. Alla fine di una breve battaglia durata 10 ore, le forze armate turche sono entrate a Jaralabus con 500 soldati e con decine di mezzi corazzati. L’assalto è stato compiuto dalle milizie filo-turche, questa volta sotto l’egida della sigla ‘Esercito Siriano Libero’ (mandato in avanscoperta con 1500 uomini). Anche se non è stato evidenziato dai media, è chiaro che l’area è stata data in mano ad una forza nemica del governo siriano, in totale spregio del diritto internazionale. Inoltre, non è trascurabile che in definitiva, ‘la cacciata dell’Isis’ è consistita in un accordo che ha visto il suo passaggio di mano di Jaralabus tra un gruppo di terroristi a bande altrettanto criminali e settarie.

Anche se la situazione di assoluta preponderanza delle forze fondamentaliste islamiche rispetto alle altre ‘moderate’ non è mai evidenziata dai media, il campo di battaglia mostra la fusione ed il coordinamento continuo tra le varie forze ‘moderate’, le decine di gruppi salafiti ed  il Fronte Jabat al Nusra (il gruppo più numeroso tra i tanti ‘brand del fondamentalismo islamico’). Isis ed al Nusra spesso collaborano insieme e molte volte combattuto anche fianco a fianco. La cronaca ce racconta: l’attacco dell’Isis contro la base Kuweires ad Aleppo dei giorni scorsi ne è la prova lampante. Da citare è anche la battaglia per la conquista della base aerea di Menagh (eliporto a nord di aleppo): fu conquistata dopo più di un anno di assedio effettuato da Isis e da al Nusra. Ed alcuni mesi fa,  in concomitanza con l’offensiva governativa nell’area di Nubl/Zahraa, i due gruppi lanciarono un attacco congiunto contro le linee di rifornimento per Aleppo. Ed ancora:  l’offensiva governativa che poi si svolse a metà novembre 2015 e portò alla conquista di Al-Hader a sud di Aleppo, dovette essere posticipata di 3 settimane a causa di un attacco congiunto sulla Khanesser-Itiriya Road. La stessa cosa sarà ripetuta anche durante la controffensiva dei miliziani nel mese corrente.
Quindi non facciamoci ingannare dalla disinformazione:  le miriadi di diverse sigle che contraddistinguono le forze antigovernative (specialmente ad Idlib ed Aleppo), sono fuse operativamente e sottomesse alle milizie jihadiste più numerose ed organizzate.

Ma torniamo all’operazione turca in corso “scudo dell’Eufrate”: il supporto aereo è stato dato dai jet turchi e da quelli della coalizione USA.  Ai curdi delle Forze Democratiche Siriane(SDF) è stato intimato di portarsi ad est dell’Eufrate. Gli USA per rappacificarsi con la Turchia, dopo il fallito colpo di stato da loro stessi auspicato e forse supportato, ora cercano di ricucire con l’alleato più potente e preferiscono voltare le spalle ai vecchi alleati: i curdi che a centinaia hanno dato la vita per strappare la cittadina di Manbji dall’Isis, forse ora saranno costretti a lasciarla per far posto “ai ribelli moderati’. La minaccia è arrivata dallo stesso Biden che ha intimato all”SDF di portarsi a est dell’Eufrate come richiesto dalla Turchia, pena togliere l’appoggio USA.

Prima dell’operazione ‘Scudo dell’Eufrate’, nella cittadina assira di Hasake questa settimana  i curdi hanno attaccato le forze governative ed intimato loro di deporre le armi. Perciò le opposte fazioni si sono combattute duramente. Per far desistere le milizie curde, l’aviazione siriana ha eseguito alcuni attacchi sulle loro posizioni. A quel punto, gli USA hanno mandato i caccia da superiorità aerea F22 per proteggere i propri alleati che avevano esortato a prendere l’iniziativa. Successivamente la mediazione russa che era riuscita a riunire le parti ed ottenere un compromesso ed una tregua sembrava aver ottenuto il proprio scopo. Tuttavia, come sempre è accaduto in Siria quando le tensioni cominciano a depotenziarsi, è stato immesso un nuovo elemento generatore di caos che sembra aver sparigliato tutto: questa volta questo elemento è l’invasione turca. Solo le prossime ore ci diranno se  le forze curde Syrian Democratic Forces (SDF) saranno lanciate dagli USA contro le forze governative, se esse andranno contro le milizie filoturche o se la diplomazia riuscirà a congelare la situazione e passare poi alla mediazione diplomatica.

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