Ripetiamolo di nuovo al lettore “disattento”: è il consumo incentivato artificialmente che bisognerebbe combattere e condannare, non quello derivato dai desideri degli attori economici. Ad esempio, un’azienda di telefoni cellulari in un dato anno X ha molte risorse inutilizzate (stabilimenti e lavoratori) perché aveva espanso la sua produzione come conseguenza del boom di vendite dell’anno precedente Y (dovuto agli incentivi statali). Secondo un Keynesiano dovremmo mantenere occupate queste risorse, ovvero fare in modo che l’azienda continui a vendere gli stessi telefoni cellulari che ha venduto nell’anno Y, ma tutto ciò non solo è insostenibile (dobbiamo cambiare telefono ad intervalli mensili per mantenere gli stabilimenti dell’azienda a pieno regime?

Ecco il consumismo derivato dal Keynesismo che bisogna abbattere!) ma va proprio contro le preferenze del mercato che nell’anno X (diciamo) non vuole telefoni cellulari ma computer.

di Ludwig von Mises1

[Human Action, 1949]

Nell’indagare i problemi economici dell’interventismo non dobbiamo occuparci delle iniziative del governo il cui scopo è quello di influenzare immediatamente la scelta dei consumatori sui beni di consumo. Ogni atto di interferenza del governo con le imprese deve indirettamente incidere sul consumo. Visto che l’interferenza del governo altera i dati del mercato, deve anche modificare le valutazioni ed il comportamento dei consumatori. Ma se l’obiettivo del governo è solo quello di costringere i consumatori a consumare direttamente merci diverse da quelle che avrebbero consumato in assenza del decreto del governo, non emergono problemi particolari da sottoporre al controllo da parte dell’economia. E’ fuor di dubbio che un apparato di polizia forte e spietato ha il potere di far rispettare tali decreti.

Nel trattare con le scelte dei consumatori non chiediamo quali siano i motivi che hanno indotto un uomo a comprare a e non b. Ci limitiamo a studiare quali effetti si generano dal comportamento concreto dei consumatori sulla determinazione dei prezzi del mercato e di conseguenza sulla produzione. Questi effetti non dipendono dalle considerazioni che hanno portato le persone a comprare a e non b; ma dipendono solamente dalle azioni dell’acquisto e dell’astensione dall’acquisto. E’ irrilevante per la determinazione dei prezzi delle maschere antigas se la gente le compra di sua spontanea volontà o perché il governo forza tutti ad avere una maschera antigas. Ciò che conta solamente è la dimensione della domanda.

I governi, che sono desiderosi di mantenere una parvenza di libertà anche quando la limitano, mascherano la loro interferenza con il consumo diretto sotto il manto dell’interferenza nelle imprese. Lo scopo del proibizionismo Americano era quello di evitare che i singoli residenti del paese bevessero le bevande alcoliche. Ma la legge ipocritamente non rese illegale il bere, e non lo penalizzò. Proibì semplicemente la fabbricazione, la vendita e il trasporto di bevande alcoliche, le transazioni commerciali che precedono l’atto del bere. L’idea era che la gente indulgeva nel vizio di bere solo perché gli uomini d’affari senza scrupoli prevalevano su di loro. Era, tuttavia, evidente che l’obiettivo del divieto era quello di invadere la libertà degli individui di spendere i loro dollari e di godere della propria vita secondo il loro giudizio. Le restrizioni imposte alle attività servivano solo per questo fine.

I problemi coinvolti nella diretta interferenza del governo con i consumi non sono problemi catallattici2. Vanno ben oltre lo scopo della catallattica e riguardano questioni fondamentali della vita umana e dell’organizzazione sociale. Se è vero che il governo deriva la sua autorità da Dio ed è raccomandato dalla Provvidenza per agire come custode del popolo ignorante e stupido, allora è certamente il suo compito quello di irreggimentare ogni aspetto della condotta del soggetto. Il sovrano mandato da Dio sa meglio cosa è bene per i suoi sottoposti di quanto essi stessi sappiano. E’ suo dovere proteggerli contro il danno che infliggerebbero a se stessi, se lasciati soli.

I sedicenti “realisti” non riescono a riconoscere l’immensa importanza dei principi implicati. Sostengono che non vogliono affrontare la questione su quello che, dicono, è un punto di vista filosofico ed accademico. Il loro approccio è, secondo loro, esclusivamente guidato da considerazioni di ordine pratico. E’ un fatto, dicono, che alcune persone danneggiano se stesse e le loro famiglie innocenti attraverso il consumo di stupefacenti. Solo i dottrinari potrebbero essere così dogmatici da opporsi alla regolamentazione del governo del traffico di droga. I suoi effetti benefici non possono essere contestati.

Tuttavia, non è così semplice. Oppio e morfina sono certamente delle droghe pericolose. Ma una volta ammesso il principio che è dovere del governo quello di proteggere l’individuo contro la sua stupidità, non possono essere avanzate serie obiezioni contro ulteriori abusi. Un buon esempio potrebbe essere il divieto di alcol e nicotina. E perché limitare la provvidenza benevola del governo alla sola protezione del corpo di un individuo? Il danno che un uomo può infliggere alla sua mente e all’anima non è più disastroso di quello fisico? Perché non impedirgli di leggere libri brutti e guardare film brutti, di osservare quadri e statue brutti, e di ascoltare musica brutta? Certamente, il male arrecato da pessime ideologie è molto più pernicioso, sia per l’individuo e che per l’intera società, di quello arrecato dagli stupefacenti.

Questi timori non sono solo dei fantasmi immaginari che terrorizzano i dottrinari solitari. Il fatto è che nessun governo paterno, antico o moderno, non si è mai tirato indietro dall’irreggimentare le menti dei suoi sudditi, le credenze e le opinioni. Se si elimina la libertà dell’uomo di determinare il proprio consumo, gli si toglie tutta la libertà. Gli ingenui sostenitori dell’intervenstismo del governo nei consumi si illudono quando trascurano quello che chiamano con disprezzo l’aspetto filosofico del problema. Sostengono involontariamente atteggiamenti come la censura, l’inquisizione, l’intolleranza religiosa e la persecuzione dei dissidenti.


Traduzione per il Portico Dipinto a cura di Johnny Contanti.

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