di Simone Perotti – 16 settembre 2011

Media concentrati sullo scandalo sexy del premier mentre il Paese affonda. L’informazione scade perché segue una realtà scadente. Occorre dare spazio a quella parte sana dell’Italia

Rispetto al ruolo dell’informazione in questi giorni di grande caos, abbiamo sentito al telefono Simone Perotti. Ecco la trascrizione, senza editing, della sua telefonata.

È avvilente pensare che con tutto il da fare che ha un Presidente del Consiglio abitualmente, e ancora di più in un’epoca come questa, in un frangente come il nostro di grande crisi, il suo tempo e poi il nostro tempo di lettori dei giornali siano entrambi occupati da telefonate con faccendieri, barche da spostare da Miami a Panama, escort da scegliere su book pubblicitari, serate da organizzare. Sembra di assistere alla giornata media di un flâneur, di uno che ha tanto tempo a disposizione. Certo, ognuno ha il diritto di spendere il proprio tempo come gli pare, ma questo diritto il nostro Premier non ce l’ha, non ce l’ha perché fa il presidente del Consiglio, non ce l’ha perché c’è un bisogno terribile di avere un Comandante che si occupa del benessere della barca e non sta in cabina a farsi i fatti suoi. Quindi la valutazione sulle questioni che leggiamo tutti giorni sui giornali non ha niente a che vedere con levalutazioni morali o con le scelte di far sapere o non far sapere le cose della vita privata delle persone. Questo è un finto problema. Il vero problema è che c’è bisogno di lavorare seriamente con una professionalità assoluta, con una dedizione assoluta per il bene del Paese, e questa dedizione viene rivolta a altro, questa è la cosa più grave.
Se un dipendente di un’azienda, per una parte del suo tempo si fa i fatti suoi, invece che svolgere il proprio lavoro, lo licenziano, credo anche a buon titolo perché viene pagato per fare un lavoro che lui in parte non fa, occupandosi di altro. Questo è quello che sta avvenendo anche alla politica. Gran parte della politica ruota intorno a questa questione, è solo che non siamo in grado di licenziarlo.

Poi l’informazione si occupa di quello che accade, lo registra e ne informa i lettori, quindi l’informazione in gran parte è determinata dai fatti, oltre che in gran parte anche una manipolazione, nel senso buono del termine, dei fatti. Come ad agosto quando non ci sono notizie ci si occupa dei de minimis, gossip e cose del genere perché non ci sono notizie significative, allo stesso modo quando tante notizie ci sono, queste notizie vengono riferite. La qualità dell’informazione va di pari passo con la qualità dei fatti, i fatti sono tipici di unasocietà in decadenza e quindi l’informazione non può che riferirne diventando essa stessa parte di questa decadenza. Io mi sono sempre lamentato peraltro del fatto che i giornali si guardino bene sempre di riferire quei tanti fatti che sono la prova che c’è un’Italia qualitativamente buona, che svolge un lavoro assiduo, dedito e che realizza grandi cose nel silenzio assoluto dell’informazione. Dare questa informazione sarebbe molto importante perché consentirebbe a persone come me e come tanti altri di scoprire che non sono gli unici resistenti che tentano di dire “no” e tentano di dire “sì” a altre cose, cercando di fare del proprio meglio. Quando vado in giro per presentare i miei libri scopro che questa Italia che fa tante cose, che ha idee nuove, che vive già in modo diverso, che ha già detto no al consumismo, a questo capitalismo, a questa omologazione, questa Italia c’è, e come. C’è e lavora nell’ombra, quindi l’informazione dovrebbe limitare la propria decadenza per quanto possibile, cercando anche questa Italia, raccontandola, raccontando i nuovi modi di vivere, gli italiani che ragionano con una mente che è già diversa da quella dell’attuale, del passato. Ma non funziona.
Grazie al cielo c’è Internet che invece collega molto questa realtà e consente a tanti di dialogare su una base diversa. La decadenza è certamente fatta dai fatti e l’informazione non può che seguirla, però è altrettanto vero che l’informazione potrebbe fare anche molto di più.

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