Di Beppe Meola

Stiamo vivendo in un mondo governato da un’incantesimo. O se preferite, stiamo assistendo ad una elaboratissima e ben riuscita illusione, come quelle di David Copperfield.

Il magheggio ha ad oggetto l’Italia e la sua posizione all’interno della crisi economica europea. In pratica, con un gioco di specchi la nostra immagine politica, economica e finanziaria viene abbellita o imbruttita a seconda delle esigenze dei prestigiatori.
E qual è il principale tratto somatico che viene alterato alla bisogna? Ma ovviamente lo Spread!
Si tratterebbe in realtà di un trucchetto ormai ben conosciuto; ma gli illusionisti fanno affidamento su un nutrito gruppo di spettatori (politici, economisti e giornalisti) che fanno subito “ooohhh” con la bocca aperta, influenzando gli altri (quelli ignari del trucco).
Ma se facciamo allontanare dal palco i prestigiatori-illusionisti, leviamo di mezzo gli specchi e tappiamo la bocca agli spettatori complici…appare la realtà dell’Italia. E allora guardiamo.
L’Italia, in termini pro capite, è più ricca della Germania, forte di 9 triliardi di euro di ricchezza privata. Ha il surplus di budget primario più grande del blocco del G7, ha un debito pubblico privato e pubblico combinato con ratio 265% sul Pil, più basso di quelli di Francia, Olanda, Regno Unito, Stati Uniti e Giappone. È al top dell’indice per la sostenibilità di lungo termine del debito del Fmi tra le nazioni più industrializzate e questo grazie alla riforma delle pensioni fatta durante l’ultimo governo di Silvio Berlusconi. Sono fatti, non mie opinioni.
Per Andrew Roberts di Rbs, «l’Italia ha un vibrante settore delle esportazioni e un avanzo primario. Se c’è una nazione che trarrebbe beneficio dall’abbandono dell’euro, anche per restaurare la competitività, questa è indubbiamente l’Italia. I numeri sono evidenti. Noi pensiamo che la storia, l’argomento cardine del 2013 non sarà quello di nazioni che saranno costrette a lasciare l’euro, ma come queste sceglieranno di andarsene».
Di più, uno studio di “game theory” fatto da Bank of America(di cui vi ho parlato qui) giungeva alla conclusione che l’Italia beneficerebbe più di tutti gli altri paesi dell’eurozona dall’abbandono dell’euro e dalla restaurazione di un controllo sovrano sulle leve politiche.
L’International Investment Position italiana è in quasi pareggio, in netto contrasto con quelle di Spagna Portogallo che contano un deficit superiore al 90% del Pil, tanto per ribadire che quando da Madrid ci additano come potenziali untori di contagio, bisogna soltanto ridergli in faccia.
L’avanzo primario, nei fatti, implica che potremmo lasciare l’eurozona in qualsiasi momento, senza incorrere in una crisi di finanziamento. L’alto tasso di risparmio, poi, implica che qualsiasi shock sui tassi di interesse dopo il ritorno alla lira si trasformerebbe in un riflusso nell’economia attraverso maggiori pagamenti ai detentori di nostri titoli, non scordando che i tassi reali italiani erano molto più basso sotto la giurisdizione e il controllo di Bankitalia. Insomma, potremmo farcela, potremmo rinascere.
Abbiamo solo due ostacoli sulla nostra strada: l’Euro, appunto, e Mario Monti.

Scriveva sul Daily Telegraph martedì scorso Ambrose Evans-Pritchard:
«Mr. Monti sarà anche uno dei più grandi gentlemen d’Europa, ma è anche un alto prelato del Progetto Ue e uno degli autori chiave dell’ingresso dell’Italia nell’euro. Prima se ne va, prima l’Italia potrà bloccare la sua discesa verso la depressione cronica».
Ora, al netto degli strepiti dei giornali e dei salotti buoni per il balzo dello spread di lunedì, c’è però un rischio: se dalle prossime elezioni non uscirà una maggioranza chiara, siamo rovinati. Un rischio, certo, ma che se resta Monti si trasforma in certezza.
Qualche dato riguardo i miracoli dei tecnici. La produzione industriale in ottobre è crollata al -6,2% rispetto all’anno precedente, un dato che ha fatto dire a Dario Perkins della Lombard Street Research che «siamo di fronte a una completa capitolazione del settore privato negli ultimi 12 mesi, la fiducia delle imprese è tornata indietro ai livelli peggiori della crisi, quella dei consumatori è al livello più basso di sempre. Berlusconi ha ragione nel dire che l’austerity è stata un completo disastro».
consumi sono calati del 4,8% nell’ultimo anno, grazie ai salassi voluti da questo governo «per salvarci dal baratro», come ci ripetono i soloni di consorterie e tecnocrazie varie. Le stesse – parlo di CiampiProdi e di tutti i padri della svolta europeista del nostro Paese a metà degli anni Novanta – che fissarono di fatto il cambio lira-marco in perpetuità, portandoci a un 40% di perdita di competitività verso la Germania (mentre senza la nascita dell’euro, oggi il marco varrebbe il 40% in più e col kaiser che la Germania sarebbe primo esportatore, senza contare che l’euro ha messo fine alla possibilità di svalutazione competitiva della moneta) e trasformando il nostro storico surplus commerciale verso Berlino in un enorme deficit strutturale.
Il danno ormai è fatto, quindi si è pensato di porre un argine a questo delirio eurocratico con austerità drastica e svalutazione interna, soluzione che può funzionare per un’economia piccola e aperta come quella irlandese, ma non per l’Italia. Il nostro Paese sta replicando l’errore compiuto da Winston Churchill nel 1925, quando legò nuovamente la sterlina all’oro a un tasso sopravvalutato, provocando di fatto il congelamento dei salari per i cinque anni successivi e l’innalzamento esponenziale del tasso di disoccupazione.
Vi ricordo sommessamente che in questo Paese la disoccupazione giovanile è già al 36,5%. E cosa ha fatto il buon Monti? Una bella strizzata fiscale pari al 3,2% del Pil per quest’anno.
Perché…? Non esistono ragioni economiche che giustificano una mossa simile, visto che l’Italia ha avuto un budget pressoché in pareggio primario negli ultimi sei anni. Scriveva sempre Ambrose Evans-Pritchard martedì sul Daily Telegraph: «È stato decisamente – ed è avvenuto sotto il governo Berlusconi – un raro modello di rettitudine».
Il surplus primario italiano raggiungerà il 3,6% del Pil quest’anno e il 4,9% il prossimo, ma questo virtuosismo eccessivo è assolutamente fine a se stesso, oltre che controproducente. La stretta fiscale voluta da Monti cosa ha fatto, se non portare il nostro debito pubblico da un stato di equilibrio stabile a flirtare con la zona di pericolo? Lo certifica il Fmi, non io: la ratio del debito, sotto Monti, sta crescendo molto più velocemente di prima, passando da 120% del 2011 al 126% di quest’anno al128% del 2013.
L’economia italiana si è contratta per cinque trimestri di fila, tanto che Citigroup in uno studio prevede un -1,2% nel 2013 e un -1,5% nel 2014, seguite da crescita zero fino al 2017 e una ristrutturazione del debito nel mezzo (avete letto bene e penso che Citi abbia ragione). Un sondaggio del Pew Trust, poi, dimostra che solo il 30% degli italiani pensa che l’euro sia stata una buona cosa.
Di più, il fatto che ieri il ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle, si sia scomodato ufficialmente con una frase del genere, la dice lunga: «Il governo tedesco non si immischierà in alcun modo nella campagna elettorale in Italia, ma una cosa di certo non la faremo passare e cioè che la Germania diventi oggetto di una campagna elettorale populista. Né la Germania, né l’Europa sono responsabili delle attuali difficoltà dell’Italia». *

Excusatio non petita, accusatio manifesta ci hanno insegnato i nostri antenati…Cos’altro sarebbe il Governo Monti, se non la dimostrazione dell’ingerenza eurocratica e tedesca nella nostra vita politica?
Di fatto, però, la campagna elettorale prossima ventura ruota sempre intorno al Professore bocconiano. E cosa ancora più preoccupante, nessuno mette in campo programmi che escano fuori dal solco tracciato da questo Governo.

Al momento nessuno tra BersaniCasini Berlusconi si sogna di mettere in discussione l’Agenda Monti. Anzi, sembra che tutti si contendano in qualche maniera la presenza del Prof al loro fianco.

Quindi non aspettatevi novità, i prestigiatori ed i maghi saranno tutti al loro posto, e si vivrà ancora per un pò nell’ illusione. O nell’ incantesimo, se preferite…

Stay tuned

*Credit: Sussidiario.net

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