Estratto dai Quaderni del Levy Economics Institute, su alcune riforme che occorrerebbe fare per evitare le crisi finanziarie…da fare almeno dopo la prossima crisi (speriamo).
di Wrandall Ray
Agosto 2011
A metà del 2011, tutte le grandi banche sono probabilmente ancora insolventi. E’ solo l’appoggio fornito loro da Tim Geithner e da Ben Bernanke che le tiene ancora aperte.
Forse sarà possibile fare una vera riforma quando scoppierà la prossima crisi. Che potrebbe accadere in qualsiasi momento, perché le condizioni presenti nel 2007 ci sono ancora, e stiamo solo aspettando che parta la miccia. Quando si incendierà, la crisi si propagherà per tutto il sistema, e potrebbe essere peggiore di quella precedente.

Vediamo perché. Quasi tutto il debito che avevamo nel 2007, esiste ancora. Le famiglie ne hanno rimborsato una parte, ma la maggior parte esiste ancora, come mostrato nella figura seguente. Nel frattempo, le famiglie hanno perso il lavoro, e molti di loro hanno perso le loro case, che non significa hanno perso il debito perché in molti casi devono ancora i soldi ma non hanno la casa. I prezzi delle case sono diminuiti di circa un terzo in tutto il paese, e sono ancora
in calo. Quindi non c’è modo che le famiglie e le imprese stiano meglio ora che nel 2007. La prossima crisi potrebbe essere innescata da un’ ondata di default sugli immobili, o dai prestiti agli studenti o dalle carte di credito. Un altro percorso per la crisi potrebbe essere che le autorità di vigilanza scoprono che una grande banca è fortemente insolvente. I problemi potrebbero cominciare a Bank of America, o CitiBank. Molti analisti pensano che siano insolventi, quindi tutto quello che serve per innescare una crisi è che vengano fuori alcune informazioni, con un abbassamento di rating e un’altra grande crisi di liquidità. Per fortuna o purtroppo, il Congresso probabilmente non lascerà che la Fed faccia quello che ha fatto l’ultima volta. Infatti, dopo il Dodd-Frank Act , la maggior parte delle azioni intraprese dalla Fed e Tesoro nella crisi 2007-08 sono ora illegali o richiedono l’approvazione del Presidente e/o del Congresso. E non è probabile che tale approvazione possa essere ottenuta abbastanza rapidamente da evitare una corsa agli sportelli.
C’è un’altra strada per il contagio. Molte persone pensano che le banche europee siano più fragili rispetto alle banche americane, in modo che il problema potrebbe iniziare in Europa e poi estendersi agli Stati Uniti. C’è una via molto facile che porta a una crisi finanziaria globale, e sono le partecipazioni dei fondi comuni degli Stati Uniti in Eurobank assets. Sono $ 3 miliardi di passività estremamente a breve termine, che sono come depositi, ma non sono assicurati. L’ultima volta, il governo americano ha esteso la garanzia a tutti; ma il Dodd-Frank Act ha messo fuorilegge tale intervento. Quindi un problema con le banche europee potrebbe far cadere tutto il mercato, una crisi di dimensione doppia di quella dei mutui subprime negli Stati Uniti che ha portato alla crisi finanziaria globale l’ultima volta.
E’ necessaria una riforma del sistema finanziario. Le riforme del New Deal avevano separato le istituzioni a seconda della funzione (e le leggi dello stato contro le concentrazioni avevano messo ulteriori limiti). La deregolamentazione ha permesso la crescita di colossi dominanti che svolgono un ruolo chiave nell’offerta dei servizi. Tuttavia, le economie di scala nel settore bancario si esauriscono a dimensioni relativamente piccole. E le banche “troppo grandi per fallire” sono sistematicamente pericolose: troppo grandi e complesse da regolare, controllare o gestire. Quindi, le riforme dovrebbero mirare a un ridimensionamento, e la politica dovrebbe favorire i piccoli istituti rispetto ai più grandi.
Ma la riforma più importante sarebbe quella di vietare alle banche di cartolarizzare[1]. Le banche svolgono una funzione di pubblica utilità e devono servire allo scopo. Se hanno accesso alle garanzie del governo e ai prestiti della Fed, non dovrebbe essere consentito loro di cartolarizzare, perché questo elude la responsabilità di chi ha sottoscritto il prestito. Per avere il giusto incentivo, le banche dovrebbero tenere i prestiti fino alla scadenza. Non c’è alcuna ragione legittima per cui le banche dovrebbero spostare le attività fuori bilancio. Se istituzioni finanziarie non protette vogliono cartolarizzare senza avere accesso alle garanzie del governo, allora è una questione diversa. Non c’è bisogno di rendere la cartolarizzazione in sé illegale, ma le banche non dovrebbero essere autorizzate a farlo. Purtroppo, la resistenza della politica è molto forte. Le banche vogliono cartolarizzare, vogliono “pump and dump”[2], vogliono ingannare i clienti e poi vogliono scommettere contro il junk che esse stesse hanno cartolarizzato tramite i credit default swap.

Inoltre, dopo la prossima crisi, alle banche dovrebbe essere vietato di diversificare la loro attività su tutta la gamma dei servizi finanziari. Al contrario, esse dovrebbero essere strettamente focalizzate nella loro attività, costrette a rifiutare qualsiasi attività non strettamente necessaria ai prestiti commerciali a breve termine e ai mutui commerciali e residenziali immobiliari. Dovrebbe essere offerta la scelta: o tenere lo statuto bancario e scaricare le attività di trading, o mantenere il trading e perdere lo statuto.
Che fare con quelli che decidono di rinunciare ai loro statuti, scegliendo di diventare ciò che siamo abituati a definire banche d’investimento?

Sarà molto difficile riorientare l’investiment banking sul lungo termine con una propria responsabilità sottoscritta quando il debito è cartolarizzato e soggetto a pochi controlli, e quando la giacenza media è meno di un anno (e il mercato azionario nel suo complesso è una fonte di finanziamento di capitali negativa, perché le aziende sono coinvolte nel casino, e acquistano azioni proprie per condividere i guadagni di una bolla speculativa).
Però, è necessario farlo.
Ciò che serve è cambiare la struttura degli incentivi delle banche d’investimento in modo che venga premiata l’assunzione di responsabilità propria. I compensi del top management e gli operatori devono essere correlati a risultati più a lungo termine. Né i coefficienti patrimoniali più elevati (come richiesto da Basilea III) saranno di aiuto. Quando le banche d’investimento seguono il modello “originate to distribute”[3], i coefficienti patrimoniali sono irrilevanti (non detengono le attività sul loro libri). E in un boom speculativo, le banche di investimento sono felici di prendere posizioni relative alle attività discutibili che sono in piena espansione, nell’aspettativa di poterle scaricare al culmine. Quindi, la remunerazione deve essere legata al più lungo periodo, intorno, diciamo, a cinque anni, con flussi di reddito che “recuperano” sulle perdite.
La responsabilità è incoraggiata quando le banche detengono gli assets sui loro libri, e quindi la politica dovrebbe favorire questa pratica rispetto al modello “originate to distribute”. Ciò significa che le investment banks dovrebbero giocare più un ruolo di intermediario, detenendo debito a lungo termine e offrendolo ai risparmiatori. E, infine, alle banche d’investimento non dovrebbe essere permesso di giocare con “i soldi della casa” (depositi assicurati FDIC ). Quindi, Goldman Sachs e Morgan Stanley dovrebbero essere costrette a rinunciare al loro statuto bancario o ad abbandonare l’investment banking.
NOTE
[1] Cartolarizzare significa cedere i propri crediti a una società appositamente costituita perché li trasformi in titoli negoziabili sul mercato finanziario (NdT)

[2]Per pump and dump si intende una losca operazione per cui qualcuno diffonde notizie fasulle allo scopo di alterare la valutazione di un titolo e guadagnarci nell’immediate a spese di chi “abbocca” nel tranello (NdT).

[3] Modello secondo cui un’istituzione finanziaria che dà origine a un investimento ne distribuisce il rischio ad altri agenti sul mercato attraverso l’uso di strumenti finanziari come la cartolarizzazione (NdT).
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