STANNO DISINVESTENDO. ECCO GLI ULTIMI DATI DELLA BANCA D’ITALIA. IL RUOLO I FRANCESI E TEDESCHI

Era l’autunno del 2011, e all’improvviso gli italiani vennero a sapere che il mondo aveva perduto la fiducia nel sistema economico del Belpaese: circa 200 miliardi di titoli di Stato vennero venduti in pochissimi giorni. Era iniziata “la crisi dello spread”. Da allora la gran parte dei titoli italiani, che prima del 2011 erano in maggioranza in mano a investitori stranieri, è in mani italiane. Ancora nel 2015 erano circa 2/3 i Bot e i Btp in mano a banche e privati del nostro Paese contro un 33% posseduti da stranieri. E’ tuttavia interessante vedere chi tra gli stranieri continua a investire nei titoli sovrani italiani perché solo così si capisce davvero chi ha fiducia nella possibilità dell’Italia di ripagarli.

Le banche francesi

Di quel terzo di titoli di Stato che sono in mani straniere, il 61,6% è posseduto da investitori dell’area euro.

Precisamente il 23% è nelle mani di fondi di investimenti non monetari, ovvero quelli che non mirano al un rendimento di breve periodo, sono poco liquidi, ma diversificano nell’immobiliare, in divise straniere, in conti deposito, altri fondi, derivati e, appunto, titoli sovrani. Mirano tipicamente alla crescita del capitale, più che al ritorno immediato. Questi fondi hanno acquistato più importanza negli anni, passando da una quota del 21,5% dei titoli in mano estera nel 2013 al 22,8% nel 2014 al 23% nel 2015, come si vede dal grafico sopra. Vi sono poi le banche dell’area euro, in primo piano quelle francesi, e i fondi monetari, strumenti d’investimento destinati a chi predilige il breve periodo. In questo caso c’è un calo, dal 15,1% del 2013, al 15% del 2014, al 13,9% del 2015.

Meno Europa

Fondi pensione e assicurazioni dei Paesi dell’area euro posseggono l’11,5% dei titoli italiani acquistati da stranieri, in leggero calo rispetto all’11,7% del 2014, ma in aumento rispetto al 10,5% del 2014. Infine vi è la quota in mano a governi, privati, aziende dell’euro-zona, assieme alla Bce, la quale da alcuni anni ha avviato il programma di acquisti di titoli per limitare le fibrillazioni degli spread. Questa porzione è in diminuzione, dal 15,7% del 2013 al 13,2% del 2015, soprattutto, spiegano alla Banca d’Italia, per la scadenza dei titoli acquistati dalla Bce e non rinnovati.

Il dato più importante è tuttavia il calo della quota degli investitori dell’eurozona, dal 63,5% del 2014 al 61,6% del 2015. Al contrario aumenta la fetta in mano a tutti coloro che sono esterni all’area euro, dal 36,5% al 38,4%.

Che cosa succede?

Nel 2014 e nella prima parte del 2015 c’è stato un aumento generale di acquisti di titoli italiani da parte di stranieri, dopo anni di grande cautela seguita alla crisi del 2011-12. Tuttavia il 2014 e  il 2015 hanno visto comportamenti molto differenti da parte degli investitori. Innanzitutto nel 2015 l’attrazione è stata decisamente minore, con un flusso di 18,8 miliardi contro i 51,9 del 2015, ma soprattutto lo scorso anno avrebbe visto una fuga netta di capitali se non fosse stato per gli investitori provenienti da fuori l’area euro. Infatti vi è stato un generale disinvestimento da parte di quasi tutti gli operatori europei, le banche continentali hanno diminuito di 7,8 miliardi lo stock di titoli posseduti. Solo i fondi di investimento non monetari l’hanno aumentato, di 5,5. In totale vi è stato un deflusso di 6,3 miliardi da parte di investitori europei. Ed è solo grazie al grande afflusso di 25,5 miliardi provenienti dall’area extra euro, che il bilancio finale è positivo, come si vede nel grafico sopra.

Grazie Draghi

E’ stato il Quantitative Easing della Bce guidata da Mario Draghi (il programma di acquisti non solo di titoli di Stato, ma anche di obbligazioni private e altro) ad attirare investitori stranieri e a far guardare con maggior fiducia ai titoli sovrani italiani. Nella seconda parte del 2015, tuttavia, c’è stato un disinvestimento da parte delle banche europee probabilmente, osservano gli economisti della Banca d’Italia, impaurite da possibili futuri limiti alla detenzione di titoli sovrani da parte di istituti bancari, come chiede la Bundesbank da tempo.

Italiani ma in Lussemburgo

Attenzione, i numeri dati fin qui celano una realtà nascosta. I possessori stranieri di titoli italiani potrebbero essere meno di quello che sembra. Un primo indizio viene osservando la classifica degli operatori per nazionalità: dopo il primo posto della Francia vi è il Lussemburgo, seguito da Germania e Spagna. Fuori dall’eurozona primi gli Stati Uniti, poi Regno Unito, Cina e Giappone. Il secondo posto del Lussemburgo in realtà nasconde un’azione di “round tripping”, ovvero si tratta di investitori italiani che acquistano quote di fondi di investimento lussemburghesi che poi a loro volta comprano Bot e Btp.

E’ difficile appurarlo con certezza, ma la Banca d’Italia stima che questi acquisti ammontino, secondo la Banca d’Italia, al 10-16% dei titoli stranieri posseduti da stranieri. Di fatto includendo anche questi la quota di titoli in mano italiana salirebbe al 69-71% del totale.

I dati si riferiscono al: 2013-2015

Fonte; Banca d’Italia

FONTE: True Numbers

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