La Russia  non è rimasta passiva e risponde con rapidità alla guerra commerciale ed economica degli USA e UE. In primo luogo azzerando le importazioni agroalimentari. Tra il disinteresse dei media che minimizzano o ironizzano, ben presto gli agricoltori dell’Ucraina dovranno cercare altrimercati per il loro latte, formaggio, cipolle e cioccolato. Altrettanto vale per le pesche della Grecia, le prugne della Serbia, per le mele e i cavoli della Polonia, per la carne della Spagna.
Per l’agenzia sanitaria russa Rosselkhoznadzor, tutti questi prodotti contengono sostanze nocive alla salute. Si può riderci sopra, però è la prassi sempre utilizzata dagli USA per castigare governi sgraditi, ed è accettata dall’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC).

Le restrizioni o sospensioni dei sorvoli aerei sulla rotta transiberiana da parte alle compagnie aeree straniere che collegano l’Europa con l’oriente, potrebbero avere ripercussioni preoccupanti. Aeroflot perderebbe 300 milioni di dollari ma  la Lufthansa rischia più di 1milliardo nel prossimo trimestre.

Sugli altri fronti degli scambi, invece, la vulnerabilità europea è netta. Sono a rischio 4 miliardi di merci aventi anche finalità militari (computer, elettronica ecc). Mentre il volume delle esportazioni di armi vere e proprie è di circa 3,3 miliardi di euro annuali, di cui la Russia ricava una quota di appena 300 milioni. Chi perderà di più?

Il Cremlino risponderà ad ogni tipo di coercizione unilaterale esterna, in modo speculare ed equivalente. Questa è ora una certezza, come è evidente che l’Europaè sostituibile con altre economie nazionali, aventi vocazioni sovraniste o meno supine agli USA. L’America latina provvederà a rifornire i consumatori russi di tutti i prodotti agro-alimentari. Il Venezuela e l’Iran sono in grado di collaborare per mantenere costante la produzione petrolifera e di gas. L’India e la Cina ricercano la sicurezza energetica e rifornimenti affidabili, stabili, a salvo della volatilità del dollaro. Con la Cina c’è la convergenza finanziaria e bancaria, per sottrarsi allo strozzinaggio del giro Wall street-City-Tel Aviv. L’adozione della carta di credito cinese, già attiva in tutti i Paesi non-occidentali, sarà una mazzata per Visa e Mastercard.

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