Nonostante i sempre più frequenti momenti in cui la Germania riesce a dipendere quasi esclusivamente da elettricità prodotta da fonti rinnovabili, la transizione energetica tedesca (energiewende) vive un momento di fatica.


In primo luogo, il livello record di dispiegamento di capacità rinnovabile non si sta traducendo in una riduzione delle emissioni di anidride carbonica in linea con gli impegni assunti. Ciò perché tale capacità ha sostituito il nucleare, ma non le centrali a carbone e lignite. Il crollo dei prezzi dei permessi negoziabili di inquinamento, dovuto a uno schema di offerta troppo rigido, ne ha infatti inaspettatamente prolungato la vita.


Secondo, la sovrapproduzione non si è tradotta in un abbassamento dei prezzi al consumo. Mentre iprezzi all’ingrosso calano – compromettendo la redditività delle nuove e meno inquinanti centrali a gas e mantenendo le rinnovabili dipendenti da un ampio e costoso schema di supporto – i consumatori privati e industriali pagano prezzi fra i più alti in Europa.


Terzo, l’opposizione interna alla costruzione di nuovi elettrodotti ha portato allo scaricamento della sovrapproduzione sulle reti dei paesi vicini (Polonia e Repubblica Ceca), che sono dovuti intervenire sulla propria trasmissione per evitare black-outs a causa della congestione nei giorni particolarmente ventosi in Germania. Tale fattore contribuisce a spiegare la crescente sfiducia in Europa orientale per l’unilateralismo della politica energetica tedesca.


Berlino intende correggere alcuni di questi problemi sostituendo alla remunerazione fissa delle rinnovabili un sistema di aste competitive, probabilmente in linea con i suggerimenti che emergeranno dallaproposta europea di riforma del mercato elettrico attesa per l’inverno. I risultati di questa strategia andranno misurati soprattutto sulla base degli obiettivi sulle emissioni stabiliti per il 2020 e il 2030.

Fonte: Limes

Commenta su Facebook