di Sonia Alfano –

L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali” (Art. 41 della Costituzione Italiana).Entra oggi in vigore la legge Levi, approvata al Senato il 20 luglio scorso, mentre molti cittadini italiani leggevano un libro acquistato con lo sconto del 30% in libreria o su un qualsiasi webstore. Ora, questa legge, che prende il nome dal primo firmatario, senatore del Partito Democratico(chi bazzica la rete lo ricorda bene per il suo DdL ammazzablog), e che fissa al 15% il tetto degli sconti sui prodotti editoriali per le librerie e al 25% per gli editori, altro non è che un arcaico tentativo di mettere in pratica la solita tristissima logica anti-concorrenziale. In sostanza la fissazione del prezzo dei libri non sarà più soggetta al principio della libera concorrenza, ma sottoposta a vincoli stabiliti dallo Stato, sia in termini di prezzo che di tempi. Bisogna essere chiari:è assolutamente sbagliato che lo Stato intervenga sui prezzi del mercato editoriale, anche perchè se davvero il problema che la politica si pone è la mancata crescita della domanda di libri, allora questa legge certo non servirà a migliorare la situazione, dato che impedirà ai consumatori di acquistare libri a prezzi convenienti.
I politici italiani hanno la tendenza a snocciolare numeri, ma in questo caso si guardano bene dal farlo, altrimenti dovrebbero dire che gli italiani leggono in media tre libri l’anno: pochissimi, se si guarda alla media europea (e guarda caso l’Italia è il Paese dove i libri costano di più). Provate a immaginare l’effetto boomerang che questa legge avrà sull’editoria e sulla cultura italiana. Secondo le stime dell’Adoc (Associazione per la difesa e l’orientamento dei consumatori) il rischio è che il calo degli acquisti possa arrivare addirittura al 30%. Questa legge non è quindi la soluzione migliore per lo sviluppo, né per il “pluralismo” o la “diffusione della cultura”, anzi, è proprio una legge “ammazza-cultura”: l’ennesima!

I diritti dei consumatori e dei commercianti sono stati evidentemente messi da parte nell’interesse di quegli editori che non riescono a stare sul mercato, non nell’interesse dei “piccoli”. La verità è questa. Infatti, nonostante la legge sia frutto dei “suggerimenti” della lobby degli editori, non tutti la apprezzano e soprattutto tra i più “modesti” cresce il malcontento. L’impressione, fortissima, è che la reale motivazione dell’approvazione di questa legge sia affossare il mercato dei libri sul web (il senatore Levi ha proprio un’avversione per internet, quindi!), che proprio adesso stava spiccando il volo nel nostro Paese rendendo più complicata la vita dei grandi editori. A fare le spese di tutto questo, ovviamente, ci saranno anche le famiglie e gli studenti, che quest’anno sentiranno ancora di più il peso del caro-libri.

Ricordate il vecchio spot (2009) voluto da Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca e Ministero per i Beni e le Attività culturali? Lo slogan recitava “Leggere ti fa ingegnare, leggere ti fa crescere, leggere ti fa vedere, leggere ti fa scegliere. Leggere è il cibo della mente”. Ora bisognerebbe aggiungere una postilla: “… ma da oggi mettetevi a dieta!”.

http://www.soniaalfano.it/blog/2011/09/01/legge-levi-ovvero-come-limitare-la-liberta-di-commercio/

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